Esteri

COSTA D'AVORIO

Gbagbo assediato, verso la resa
e chiede la protezione dell'Onu

Interrotti i combattimenti ad Abidjan tra le forze lealiste e quelle fedeli a Ouattara, riconosciuto presidente dalla comunità internazionale. Il capo di stato maggiore: "L'Onu garantisca cessate il fuoco e protezione per il presidente, la sua famiglia e il governo". Juppè: "In corso negoziato perché lasci il Paese". Le Nazioni Unite: "Situazione umanitaria drammatica". Obama: appoggio a Onu e Francia

2 minuti di lettura
ABIDJAN - Tratta frenetivamente la sua resa, al culmine di un lungo assedio, il presidente uscente ivoriano Lauren Gbagbo. E ha chiesto la protezione delle Nazioni Unite. Lo fa dal bunker all'interno della sua residenza ad Abidjan. Da qui, secondo fonti della missione Onu in Costa d'Avorio e fonti francesi, ha trattata la sua via di fuga. "Negoziati sulla base delle direttive dell'Unione Africana in cui si afferma che il presidente della Costa d'Avorio è Ouattara", ha spiegato Don Mello. "Si tratta anche sulle condizioni giudiziarie e di sicurezza per lo staff di Gbagbo e per i suoi familiari", ha detto Don Mello, aggiungendo che i colloqui sono condotti dal governo della Francia, che ne riferiva via via gli sviluppi ai più stretti collaboratori di Ouattara". Uno sforzo, quello della Francia, con il "pieno sostegno" del presidente americano Obama.

Nel frattempo Philippe Mangou, capo di stato maggiore delle forze leali al presidente, considerato illegittimo dalla comunità internazionale, affermava che le truppe ai suoi ordini hanno "cessato i combattimenti", aggiungendo di aver chiesto un cessate il fuoco alle forze dell'Onu. "Dopo i bombardamenti delle forze francesi di alcune nostre posizioni e di alcuni punti strategici di Abidjan abbiamo cessato i combattimenti e chiesto al comandante dell'Onuci (la missione Onu in Costa d'Avorio) un cessate il fuoco che permetta di proteggere la popolazione e i militari, a partire dalla guardia presidenziale, oltre che il presidente, i suoi familiari e i membri del suo governo", ha spiegato Mangou, intervistato dall'agence France presse. "Chiediamo all'Onuci di fare in modo che non vi siano saccheggi e caccia alle streghe", ha concluso il generale, il giorno dopo che le forze del presidente legittimo Alassane Ouattara hanno iniziato "l'assalto finale" contro il regime di Gbagbo, con l'ausilio del contingente francese e dei caschi blu dell'Onuci.

La battaglia in corso da giorni Costa d'Avorio ha portato il paese sull'orlo del collasso. La situazione umanitaria ad Abidjan, capitale economica della Costa d'Avorio, si è deteriorata al punto da essere ormai "assolutamente drammatica", denuncia la portavoce per gli Affari Umanitari dell'Onu, Elisabeth Byrs. "Ci sono esplosioni continue in tutta la città. La maggioranza degli ospedali non sta più lavorando, mancano di ossigeno. I servizi pubblici non funzionano più per cui ci sono decine di cadaveri nelle strade che nessuno raccoglie. Non si possono trasportare i feriti perchè le ambulanze non funzionano più e quando escono gli sparano contro". La Byrs ha aggiunto che "l'accesso alle popolazioni è impossibile per motivi di sicurezza: anche gli operatori umanitari devono rimanere chiusi in casa per motivi di sicurezza: chiediamo dunque alle parti coinvolte - ha insistito la Byrs - che proteggano i cittadini".

Nelle ultime ore la battaglia si è concentrata intorno ai palazzi del potere di Abidjan. Le Forze Repubblicane, sostenitrici di Ouattara, sono appoggiate dai Caschi Blu dell'Onuci e dalle truppe francesi dell'operazione "Licorne", che in base alla risoluzione 1975 del Consiglio di Sicurezza dell'Onu sono autorizzate a "neutralizzare le armi pesanti utilizzate contro la popolazione civile". Ouattara è stato riconosciuto come presidente legittimo della Costa d'Avorio da parte della comunità internazionale.