PECHINO - L'architetto e artista cinese Ai Weiwei è stato liberato in seguito al pagamento di una cauzione. Lo annuncia l'agenzia Xinhua. Weiwei, autore tra l'altro del celebre stadio Nazionale di Pechino meglio conosciuto come il "nido d'uccello", era stato arrestato nell'aprile scorso con l'accusa formale di evasione fiscale. L'artista è in realtà da sempre nel mirino del regime per le sue posizioni critiche. Secondo la Xinhua, il detenuto sarebbe stato liberato per la "buona condotta dimostrata nella confessione dei suoi crimini" e dopo essersi offerto di ripagare le tasse che avrebbe evaso. Il suo rilascio sembra sia dovuto anche alle condizioni di salute.
A lungo recluso in una località segreta, l'artista è stato al centro nei mesi scorsi di una mobilitazione internazionale. A favore della sua scarcerazione ci sono state sia petizioni pubbliche che prese di posizione ufficiali da parte di diversi governi, a cominciare da quello statunitense. Una campagna che nel maggio scorso è finalmente riuscita ad ottenere che la moglie lo potesse visitare. In quell'occasione alla signora Weiwei non fu concesso di rilasciare dichiarazioni, ma si limitò a rassicurare di averlo trovato in buone condizioni di salute. In Italia a chiedere il suo rilascio erano state diverse personalità del mondo della cultura, della politica e dello spettacolo, aderendo a un appello dell'associazione Pulitzer.
Diplomato all'Accademia del cinema di Pechino e specializzato alla Parsons School of Design di New York, Ai Weiwei si è imposto con lavori che hanno sempre avuto il sapore della denuncia: nel 2009 la sua installazione Remebering aveva dominato la facciata dell Haus der Kunst di Monaco con 9000 zainetti colorati, macabro simbolo dei tanti bambini rimasti uccisi nel terremoto nel Sichuan del 2008, un immenso dito puntato sulle autorità cinesi responsabili per il crollo degli edifici scolastici. Agli occhi del regime cinese l'artista si era macchiato poi di un'altra grave colpa, l'aver sottoscritto la "Charta 08", un manifesto sul rispetto dei diritti umani in Cina elaborata da un vasto gruppo di intellettuali dissidenti, tra i quali anche il premio Nobel per la pace Liu Xiaobo.
A lungo recluso in una località segreta, l'artista è stato al centro nei mesi scorsi di una mobilitazione internazionale. A favore della sua scarcerazione ci sono state sia petizioni pubbliche che prese di posizione ufficiali da parte di diversi governi, a cominciare da quello statunitense. Una campagna che nel maggio scorso è finalmente riuscita ad ottenere che la moglie lo potesse visitare. In quell'occasione alla signora Weiwei non fu concesso di rilasciare dichiarazioni, ma si limitò a rassicurare di averlo trovato in buone condizioni di salute. In Italia a chiedere il suo rilascio erano state diverse personalità del mondo della cultura, della politica e dello spettacolo, aderendo a un appello dell'associazione Pulitzer.
Diplomato all'Accademia del cinema di Pechino e specializzato alla Parsons School of Design di New York, Ai Weiwei si è imposto con lavori che hanno sempre avuto il sapore della denuncia: nel 2009 la sua installazione Remebering aveva dominato la facciata dell Haus der Kunst di Monaco con 9000 zainetti colorati, macabro simbolo dei tanti bambini rimasti uccisi nel terremoto nel Sichuan del 2008, un immenso dito puntato sulle autorità cinesi responsabili per il crollo degli edifici scolastici. Agli occhi del regime cinese l'artista si era macchiato poi di un'altra grave colpa, l'aver sottoscritto la "Charta 08", un manifesto sul rispetto dei diritti umani in Cina elaborata da un vasto gruppo di intellettuali dissidenti, tra i quali anche il premio Nobel per la pace Liu Xiaobo.