Esteri

SCANDALO INTERCETTAZIONI

Cameron al Parlamento: "Ho fatto errori"
Murdoch ai suoi: "Ne usciremo più forti"

Il premier annuncia un'inchiesta su contatti tra stampa, politica e polizia: "Incrinata la fiducia della gente che vuole che agiamo dalla parte delle vittime". Anche l'Australia si muove: "Le notizie che arrivano dal Regno Unito ci costringono a farci delle domande anche qui". Comunicato del magnate ai dipendenti: "Dobbiamo ristabilire fiducia"

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LONDRA - Sulla vicenda delle intercettazioni è il giorno di David Cameron che, di ritorno dall'Africa, è intervenuto alla Camera dei Comuni prima del dibattito dell'aula. Il premier ha annunciato che è partita un'inchiesta giudiziaria sulla vicenda per chiarire i rapporti tra la stampa e la polizia, ma anche tutte le persone coinvolte nella vicenda. ''Un torrente di rivelazioni nelle ultime settimane hanno incrinato la fiducia nei media, nella polizia e la politica", ha detto il primo ministro. Il premier inglese ha poi aggiunto "La gente vuole che il governo metta fine alle pratiche illegali e che agiamo dalla parte delle vittime".
 
Inchiesta anche su social media. Il premier britannico ha annunciato che l'inchiesta sulle pratiche illegali dei media riguarderà non solo la stampa scritta, ma anche tv e social media. Cameron ha assicurato davanti ai Comuni che sullo scandalo intercettazioni verrà condotta un'indagine della polizia e un' "inchiesta giudiziaria ad ampio raggio'' per stablire che cosa è accaduto e ''impedire che possa accadere di nuovo''. Le inchieste approfondiranno i legami tra stampa, politica e polizia, ha sottolineato il premier. "La responsabilità più grande che ho - ha detto Cameron - è di ripulire. Mi dispiace per quanto successo".

Il caso acquisizione BSkyB. Cameron ha respinto una delle accuse più gravi: quella di aver rotto il codice ministeriale sul conflitto di interesse con i vertici di News International sul caso BSkyB. Ma proprio su questo punto Cameron è apparso vacillare: non ha risposto chiaramente quando gli è stato chiesto se avesse o meno parlato con News Int. a proposito della gara e questo fa supporre che conversazioni ci siano state anche se il premier sostiene di "non avere responsabilità" nella deciisone finale.

"Su Coulson ho fatto un errore". David Cameron ha ribadito che quella di assumere Andy Coulson come portavoce fu una sua decisione di cui si assume la piena responsabilità e per la prima volta ha ammesso che fu un errore. ''Col senno di poi non gli avrei mai offerto il lavoro e mi sarei aspettato che lui non lo avrebbe accettato. Si impara dagli sbagli, io ho imparato'', ha assicurato il premier, che però si dice convinto che Coulson sia innocente fino a prova contraria. ''Sarò all'antica, ma ci credo ancora'', ha detto il premier, aggiungendo però che, se emergesse che Coulson era al corrente delle intercettazioni, averlo avuto al governo ''sarebbe una grande vergogna''. Alla dichiarazione del primo ministro ha risposto il capo dell'opposizione Ed Miliband, secondo il quale David Cameron è rimasto intrappolato in un ''tragico conflitto di lealtà", e ha ribadito la richiesta al primo ministro di scuse ''ora''. Ma il premier si è difeso dichiarando che ''non c'è stato alcun problema'' nei mesi in cui Coulson è stato portavoce di Downing Street, senza scusarsi come chiesto da Miliband. E il leader dell'opposizione è partito di nuovo all'attacco: "Dovrebbe assumersi le sue responsabilità così come lo ha fatto l'ex capo di Scotland Yard, Sir Paul Stephenson".

"Trasparenti i rapporti con Murdoch". ''Siamo stati i primi ad essere trasparenti sugli incontri con Rupert Murdoch. Sugli incontri dei mei predecessori bisognava aspettare la pubblicazione dei diari di Alastair Campbell'', ha detto il premier Tory alludendo alle memorie del portavoce di Tony Blair. Cameron ha aggiunto che ''lo stesso Murdoch ha detto che il leader di Downing Street a cui era più vicino era Gordon Brown''. Ieri il magnate aveva raccontato di essersi recato a Downing Street subito dopo le ultime elezioni, in cui aveva sostenuto il leader conservatore, entrando dalla porta sul retro su disposizione dello staff del premier.

"Con Brooks nessun contatto improprio su BSkyB". Un altro incontro "pericoloso" sarebbe stato quello con l'ex ad di News Co. Rebekah Brooks. Cameron nega che abbiano avuto mai avuto contatti impropri su BSkyB. ''Come ha detto la Brooks non c'è stata mai alcuna conversazione che non avrebbe potuto avvenire davanti a una commissione parlamentare'', ha detto Cameron. La Brooks non è neanche mai stata invitata a Downing street da Cameron, "mentre ci era entrata sei volte ospite dei miei predecessori". La strategia, insomma, sembra quella di "spalmare" la responsabilità delle collusioni della poitica con parti "malate" del giornalismo britannico in un periodo di tempo sufficientemente lungo da disinnescare ogni critica.

Poteri forti britannici nella bufera. Scotland Yard - i cui vertici si sono dimessi - è stata oggi accusata dalla commissione parlamentare degli Affari interni di aver accumulato una "serie di fallimenti" nell'indagine sulle intercettazioni.

Nuovo fronte in Australia. Intanto si apre un nuovo fronte nello scandalo intercettazioni che sta travolgendo l'impero mediatico di Rupert Murdoch. Dopo l'inchiesta in Gran Bretagna - con i suoi 10 arresti e l'audizione del tycoon di fronte alla Camera dei Comuni - e un'indagine negli Stati Uniti, ora anche l'Australia, patria natìa di Murdoch che è da trent'anni cittadino americano, mette sotto osservazione le proprietà della News Corp. Il primo ministro australiano Julia Gillard ha dichiarato che la News Ltd (il braccio australiano della multinazionale) dovrà rispondere ad alcune domande anche in Australia: "I nostri cittadini sono turbati per gli eventi in Gran Bretagna". E ancora: "Dopo le grandi discussioni oltreoceano, quando le persone hanno visto i telefoni spiati, quando le persone hanno visto la gente soffrire per tutto questo, allora io penso che siamo costretti a fare alcune domande anche qui nel nostro paese. E ovviamente News Ltd ha la responsabilità di rispondere alle questioni che porremo".

Murdoch, lettera ai dipendenti
. Ma Rupert Murdoch per ora sembra più preoccupato di rassicurare i mercati (e infatti a Wall Street il titolo è stato premiato ieri e ha segnato un rialzo del 4,8% in apertura a Sydney). In questo senso va letto il comunicato diffuso al personale della News Corp in cui si è detto convinto che il gruppo uscirà rafforzato dallo scandalo. "Ci vorrà tempo per riconquistare la fiducia - ha scritto Murdoch - ma risponderemo alle attese di azionisti, consumatori, colleghi e soci. "Sono rimasto scioccato e preoccupato dalle accuse mosse contro News of the World, e sono profondamente dispiaciuto per il male che è stato fatto - ha aggiunto nella nota al personale - e ci siamo presi le nostre responsabilità. Dirigo questa impresa da oltre 50 anni e ho ancora intraprendenza, ma non ho mai tollerato il tipo di comportamento che è stato denunciato nelle scorse settimane. Non ha posto in News Corp. Le gravi accuse mosse contro gli ex dipendenti di Notw sono in netta contraddizione con i nostri codici di condotta e non riflettono il lavoro e le idee della maggior parte dei nostri dipendenti".