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Darfur, sparatoria con banda di rapitori
Morti 13 agenti. "Non c'è Azzarà"

Secondo fonti di stampa locali, la banda che ha sequestrato il volontario di Emergency  sarebbe stata protagonista di uno scontro a fuoco con la polizia. Ma arrivano le smentite del governatore locale e della Farnesina. E Cecilia Strada: "Francesco non c'entra"
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KHARTOUM - Alla fine è arrivata anche la smentita della Farnesina. "Non c'è alcuna relazione tra il caso di Francesco Azzarà e il blitz avvenuto oggi in Darfur per liberare alcuni ostaggi", dicono dal nostro ministero degli esteri. Stamattina notizie diffuse dalla stampa sudanese avevano provocato allarme per il volontario di Emergency sequestrato a Nyala, nel Sud Darfur, il 14 agosto. Un quotidiano sudanese, l'Al-Ahdath, citando fonti di polizia, aveva annunciato il fallimento di un blitz per liberare il cooperante italiano, aggiungendo che nell'operazione 13 agenti erano stati uccisi e 30 feriti.

Una versione diversa dei fatti è stata però presto fornita dal governatore del Sud Sudan, Abdel Hamid Kasha: "L'italiano non c'entra - ha detto - il blitz serviva a liberare tre militari presi prigionieri da gruppi armati". E anche la presidente di Emergency, Cecilia Strada, sentita subito da Repubblica.it, ha detto: "Non ci risult…
KHARTOUM - Alla fine è arrivata anche la smentita della Farnesina. "Non c'è alcuna relazione tra il caso di Francesco Azzarà e il blitz avvenuto oggi in Darfur per liberare alcuni ostaggi", dicono dal nostro ministero degli esteri. Stamattina notizie diffuse dalla stampa sudanese avevano provocato allarme per il volontario di Emergency sequestrato a Nyala, nel Sud Darfur, il 14 agosto. Un quotidiano sudanese, l'Al-Ahdath, citando fonti di polizia, aveva annunciato il fallimento di un blitz per liberare il cooperante italiano, aggiungendo che nell'operazione 13 agenti erano stati uccisi e 30 feriti.

Una versione diversa dei fatti è stata però presto fornita dal governatore del Sud Sudan, Abdel Hamid Kasha: "L'italiano non c'entra - ha detto - il blitz serviva a liberare tre militari presi prigionieri da gruppi armati". E anche la presidente di Emergency, Cecilia Strada, sentita subito da Repubblica.it, ha detto: "Non ci risulta che c'entri Francesco. Siamo in costante contatto con le autorità sudanesi, sappiamo che ci sono frequenti sparatorie nella zona di Nyala ma non abbiamo conferme che sia coinvolta la banda che ha sequestrato Azzarà". Poi è arrivata la smentita ufficiale della Farnesina, che ha aggiunto: "L'unità di crisi è "in contatto con i familiari di Azzarà per rassicurarli". Da parte dei familiari - riferisce il deputato del Pd, Franco Laratta, che è in contatto con loro - "c'è stato un momento di grande preoccupazione, ma poi quando è arrivata la smentita del ministero degli Esteri, gli animi si sono rasserenati".

Francesco Azzarà, 34 anni, è stato sequestrato a Nyala, capoluogo del Sud Darfur, mentre in auto si dirigeva all'aeroporto. Dalle prime indagini era emerso che l'ostaggio potesse essere stato trasferito a Jebel Marra. Azzarà è alla sua seconda missione in Darfur. Lavora per Emergency da un anno. E' responsabile logistico in un centro pediatrico aperto da Emergency a Nyala nel luglio 2010. Ieri una telefonata arrivata ad Emergency dal Sudan aveva dato rassicurato sulle buone condizioni di salute dell'ostaggio.

"Francesco sta bene. Le trattative per la sua liberazione vanno avanti, con molta fiducia". Lo ha detto il fondatore di Emergency Gino Strada, in collegamento via skype dal Sudan, a proposito della situazione di Francesco Azzarà. Strada si è collegato con il Pala Mandela di Firenze dove è in corso una serata nell'ambito del 10/o incontro nazionale di Emergency. In merito alle notizie, poi smentite, di un coinvolgimento di Azzarà nel blitz che oggi nella provincia del Darfur è costato la vita a 13 persone, Strada ha confermato che "le notizie allucinanti di stamattina erano completamente infondate. Hanno solo aumentato l'angoscia della sua famiglia e di tante persone". "Il rapimento di Francesco - ha proseguito - è la nostra angoscia di queste settimane. Io vi dico che sono tranquillo: ho dei buoni motivi per pensare che riavremo presto Francesco tra noi. Certo l'ansia resta". "Anche se Francesco è stato trattato bene - ha continuato Strada - è stato comunque stato privato della sua libertà. Noi vogliamo che queste storie finiscano. Dobbiamo riprendere con forza una iniziativa culturale per l'abolizione della guerra, proprio come tanti anni fa accadde per l'abolizione della schiavitù". "Dobbiamo svegliare le nostre coscienze" ha poi aggiunto Gino Strada. Anche la presidente di Emergency, Cecilia Strada, ha spiegato "che tutti noi stiamo vivendo ore di angoscia.
Vorremmo tanto poter riavere Francesco qui con noi".