Esteri

VATICANO

Il Papa pranza con gli operai
"Basta disoccupazione e precari"

Benedetto XVI ad Ancona. La messa celebrata nell'area dei cantieri navali, davanti a tanti dipendenti di aziende in crisi e allo loro famiglie. "Hanno dato agli uomini pietre al posto di pane"
dal nostro inviato MARCO ANSALDO
 

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ANCONA - I Canti di Giacomo Leopardi in regalo a Benedetto XVI. E non poteva essere che così, nel capoluogo delle Marche, a conclusione delle dieci intense ore dedicate ad Ancona dal Papa teologo e professore. Ma la tappa affrontata nella "città accogliente e laboriosa", come si leggeva nei manifesti lungo il centralissimo e storico Viale della vittoria, è stata l'occasione per un Pontefice sempre attento agli argomenti sociali, per prendere di petto l'urgente tema del lavoro, della disoccupazione, del precariato.

E Joseph Ratzinger lo ha fatto usando parole forti, riecheggiate al porto davanti ai lavoratori cassintegrati della Fincantieri dopo il saluto portato dal cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, a conclusione del Congresso Eucaristico tenutosi qui per un'intera settimana. E quando Bagnasco ha chiesto la benedizione del Papa, per "l'Italia che attraversa un delicato momento sociale ed economico" davanti al rischio "di relegare la fede cristiana ai margini dell'esistenza, quasi sia inutile e sterile per la vita concreta", Benedetto è stato a quel punto molto chiaro, finendo per essere applaudito più volte dai centomila fedeli accorsi da tutta la regione.

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Non si possono dare agli uomini "pietre al posto del pane", ha scandito il Pontefice tedesco. La libertà non va confusa con l'assenza di vincoli. E si illude, ha detto il Papa, chi pensa di poter fare da solo, e chi pensa di poter mettere da parte Dio, confinandolo nella sfera del privato. E' l'errore che hanno commesso anche "certe ideologie", che hanno inseguito la chimera di dare "a tutti sviluppo" e "benessere materiale". Ideologie, ha spiegato, alla base di una crescita economica distorta e malata, capaci di puntare "a organizzare la società con la forza del potere e dell'economia". Invece "la storia dimostra, drammaticamente, come l'obiettivo di assicurare a tutti sviluppo, benessere materiale e pace prescindendo da Dio e dalla sua rivelazione, si sia risolto in un dare agli uomini pietre al posto del pane". Ma, ha aggiunto Benedetto, ora bisogna voltare pagina. "Serve un nuovo modello di sviluppo, uno sviluppo sociale positivo, che ha al centro la persona, specie quella povera, malata o disagiata". Serve una ricetta nuova per "superare l'incertezza del precariato e il problema della disoccupazione". Dunque un capovolgimento di prospettiva che inglobi l'etica, i valori, Dio.

Si è trattato di una sferzata, insomma, a chi della crisi si deve occupare. Davanti al Papa, sulla spianata dov'era allestito un grande palco bianco sormontato da una volta che guarda verso il mare, tanti i big della politica. Un parterre bipartisan, da Gianni Letta a Pierluigi Bersani, ma dove prevalevano gli esponenti di centro: Bindi, Casini, Buttiglione. Il direttore generale della Rai, Lorenza Lei. Il sindacalista della Cisl, Raffaele Bonanni.

Al pranzo, avvenuto in compagnia di una delegazione di operai, di cassintegrati, di poveri e di detenuti, il cardinale Bagnasco ha poi ascoltato tutti, uno per uno. E il Papa ha detto loro: "La Chiesa è vicina al mondo del lavoro, non dimenticatelo mai". Nel pomeriggio, nella cattedrale di San Ciriaco, Ratzinger ha anche invitato un gruppo di giovani sposi ad essere "accoglienti e misericordiosi" con le famiglie purtroppo separate, affermando che "la convivenza non è garanzia per il futuro" e che "bruciare le tappe finisce per bruciare l'amore".

Il Papa non ha infine dimenticato l'11 settembre, i 10 anni dall'attacco alle Torri gemelle: ha ricordato le vittime, i loro familiari e soprattutto ha rivolto un appello ai responsabili delle Nazioni, perché rifiutino sempre la violenza come soluzione dei problemi, resistano alla tentazione dell'odio, operino per la solidarietà, la giustizia la pace.

Ma ad Ancona è preminente la crisi presente. E quello attuale, soprattuto nelle Marche, non è un momento facile. L'area dei cantieri navali come palcoscenico per la presenza del Papa non era stata scelta a caso, rappresentando il cuore pulsante dell'economia nella città e della regione. Poco distante attraccano le navi da crociera, quelle che dovrebbero dare pane agli operai Fincantieri che le costruiscono, alle prese con una drammatica riduzione delle commesse.

Eppure da ottobre, ha assicurato l'amministratore delegato del gruppo navalmeccanico, Giuseppe Bono, qualcosa dovrebbe muoversi. Bono ha già avuto un incontro informale con le rappresentanze sindacali del cantiere, e un colloquio con l'assessore regionale al Lavoro. E infine ha ribadito l'impegno a riprendere l'attività nell'unità produttiva di Ancona, ferma da maggio. "Avverrà già nel mese di ottobre  -  ha annunciato - grazie a nuove commesse per la costruzione di due navi". Uno squarcio di luce in una giornata felice e solare per Ancona. Tutti d'accordo che il grande merito del suo successo sia da ascriversi alla visione, alla concretezza, e alla capacità di negoziazione dell'arcivescovo di Ancona-Osimo, monsignor Edoardo Menichelli.