GINEVRA - E' guerra di cifre tra l'Onu e la Siria sul numero di vittime della rivolta civile nel Paese. Secondo il commissario Navi Pillay, intervenuto in occasione dell'apertura della 18° sessione del Consiglio dei Diritti dell'Uomo nelle Nazioni Unite: "Stando a fondi attendibili sul posto, ci risulta che il numero delle persone uccise nella repressione delle proteste contro il regime, iniziate a metà marzo, ora ha raggiunto quota 2.600" superando il precedente bilancio di 2.200 morti.
Di tutt'altro avviso è la consigliera siriana Buthaina Shaaban che, da Mosca dove è in visita diplomatica, dichiara: "Ci sono stati 700 morti tra militari e poliziotti, e altri 700 tra i ribelli". Un totale quindi di 1.400 vittime accertate secondo la diplomatica che non ha risparmiato critiche all'Occidente invitandolo "a comportarsi come la Russia" e criticando lo stato di disinformazione dei media sul modo in cui stanno trattando la crisi del suo Paese. La portavoce ha quindi escluso che in Siria possa verificarsi uno scenario simile a quello della Libia e ha aggiunto che il Paese potrebbe tenere elezioni legislative alla fine di quest'anno o all'inizio del 2012.
Di tutt'altro avviso è la consigliera siriana Buthaina Shaaban che, da Mosca dove è in visita diplomatica, dichiara: "Ci sono stati 700 morti tra militari e poliziotti, e altri 700 tra i ribelli". Un totale quindi di 1.400 vittime accertate secondo la diplomatica che non ha risparmiato critiche all'Occidente invitandolo "a comportarsi come la Russia" e criticando lo stato di disinformazione dei media sul modo in cui stanno trattando la crisi del suo Paese. La portavoce ha quindi escluso che in Siria possa verificarsi uno scenario simile a quello della Libia e ha aggiunto che il Paese potrebbe tenere elezioni legislative alla fine di quest'anno o all'inizio del 2012.