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"Un processo-farsa, come ai tempi di Stalin"
Parla l'ex premier, privato dell'immunità

L'ex primo ministro di Budapest, Ferenc Gyurcsany, rischia di finire alla sbarra dopo il voto del Parlamento dominato dalla destra di Victor Orban. E sul processo gravano molti dubbi. Intervistato da Repubblica.it, chiede ai leader europei di far sentire la loro voce
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BERLINO - L'ex primo ministro socialista ungherese, Ferenc Gyurcsany, rischia di finire alla sbarra. Il Parlamento di Budapest gli ha revocato l'immunità parlamentare. L'accusa è abuso di potere e danni allo Stato per un mancato investimento straniero. Ma la decisione del Parlamento è anche l'ultimo atto di una campagna contro l'opposizione, di cui Gyurcsany è ancora il leader più autorevole. Una campagna voluta dal governo di destra nazionalista del premier Viktor Orban, che ha già rivisto in senso antidemocratico la Costituzione. E anche sul processo gravano pesanti dubbi.
Ferenc Gyurcsany ha parlato in esclusiva per l'Italia con Repubblica.it.

Come si sente davanti alle accuse?
"Non mi paragono a nessuno. Il mio paese, che si sta trasformando in una dittatura, potrebbe incarcerarmi. Spero che sia un monito per ogni cittadino ungherese. Se un ex premier può essere trasformato in capro espiatorio per un processo-farsa, nessuno p…
BERLINO - L'ex primo ministro socialista ungherese, Ferenc Gyurcsany, rischia di finire alla sbarra. Il Parlamento di Budapest gli ha revocato l'immunità parlamentare. L'accusa è abuso di potere e danni allo Stato per un mancato investimento straniero. Ma la decisione del Parlamento è anche l'ultimo atto di una campagna contro l'opposizione, di cui Gyurcsany è ancora il leader più autorevole. Una campagna voluta dal governo di destra nazionalista del premier Viktor Orban, che ha già rivisto in senso antidemocratico la Costituzione. E anche sul processo gravano pesanti dubbi.
Ferenc Gyurcsany ha parlato in esclusiva per l'Italia con Repubblica.it.

Come si sente davanti alle accuse?
"Non mi paragono a nessuno. Il mio paese, che si sta trasformando in una dittatura, potrebbe incarcerarmi. Spero che sia un monito per ogni cittadino ungherese. Se un ex premier può essere trasformato in capro espiatorio per un processo-farsa, nessuno può sentirsi sicuro. Proprio come negli anni Cinquanta".

Un paragone col processo a Laszlo Rajk e agli altri processi staliniani in Ungheria allora?
 "Durante il processo contro Rajk la maggioranza della popolazione credette che Rajk fosse colpevole, perché egli sotto tortura confessò crimini inventati. Sette anni dopo la sua esecuzione, egli fu riabilitato, e due settimane più tardi scoppiò la rivoluzione del 1956.  Io non ho commesso nessun atto illegale. Ero primo ministro, nelle mie facoltà incontrai un gruppo di investitori, pubblicamente, nel mio ufficio. Lo avrebbe fatto qualunque premier in qualunque paese: speravo che con quel progetto d'investimento sarebbero venuti più posti di lavoro per il mio paese. Ogni testimone ascoltato ha detto che non ho influenzato le decisioni né ho danneggiato il paese. Il danno al paese è venuto dalla non realizzazione del progetto".

Come si difenderà?
"Chi è innocente si difende facilmente. Userò ogni possibilità, in patria e all'estero, per gridare la mia innocenza. E proverò che i veri criminali sono coloro i quali mi diffamano e mi accusano. Se il premier mi farà incarcerare, diverrò ancora più forte. Dopo la caduta del regime di Orban restaureremo la democrazia in Ungheria, io avrò un ruolo in questo processo".

Lei che fiducia ha nella giustizia, con le istituzioni cadute una dopo l'altra sotto il controllo del partito di governo?
"Orban sa che la sua politica economica perde pezzi, può tenersi in sella solo con processi-farsa e distruggendo le istituzioni democratiche. In Ungheria il procuratore generale è un ex membro del suo partito, i membri della Corte costituzionale sono del tutto inesperti, il codice penale è stato riscritto e l'intero apparato giudiziario smantellato, sebbene in gran parte i giudici siano ancora cittadini rispettabili".

Il governo prepara una dura manovra, che ne dice?
"La politica economica di Orban sta rovinando il paese. Con la flat tax ha aggravato la differenza tra ricchi e poveri, riforme decisive di sanità, istruzione e poteri locali non sono state realizzate. I fondi pensione privati sono stati derubati dal governo, la disoccupazione non cala, la valuta è debole. Improvvisano, non sembrano avere chiare visioni. Governano per decreti, vasti gruppi sociali sono esclusi da ogni negoziato. L'Ungheria oggi non è democratica. E se Orban vede un pericolo continua sulla stessa strada. E governa con la polarizzazione: quando era all'opposizione diceva che solo i suoi seguaci sono ungheresi, gli altri sono traditori. All'opposizione, per servire le sue ambizioni, creò anche i cosiddetti circoli civici, in cui il partito d'estrema destra Jobbik è cresciuto. Questo clima di polarizzazione e odio distrugge le energie creative della società e spinge ognuno a sospettare del prossimo. L'incubo finirà solo se il regime cadrà".

L'Ungheria è membro di Ue e Nato, l'Europa non le sembra troppo inerte e muta davanti a quanto accade a Budapest?
"La sinistra europea, i verdi, i partiti liberali fanno udire le loro voci. A volte Orban è ammonito anche dal Partito popolare europeo. Mi piacerebbe ascoltare voci di malcontento verso Orban da parte di più leader europei, ma tocca a noi democratici combattere la nostra battaglia in patria. A che servono le proteste europee se non siamo noi capaci di batterci? Dobbiamo dire chiaro oggi, vent'anni dopo la caduta del regime comunista, che non vogliamo che i nostri figli vivano in una dittatura. L'Ungheria è un paese meraviglioso, merita un destino molto migliore delle sue sofferenze attuali".
(ha collaborato Agi Berta)