ROMA - "Una settimana fa abbiano avuto un contatto diretto con Francesco Azzarà. Ci ha detto che sta bene, per quanto possibile nella situazione in cui si trova. Mangia e beve e tiene duro". Lo ha detto la presidente di Emergency, Cecilia Strada, nel corso di un'audizione dinanzi alla Commissione straordinaria diritti umani del Senato, a un mese dal rapimento dell'operatore umanitario nella regione sudanese del Darfur. Francesco Azzarà è stato rapito a Nyala, capitale del sud Darfur, nel pomeriggio del 14 agosto. Il volontario si stavfa dirigendo in auto verso l'aeroporto della città. Trentaquattro anni, calabrese, Azzarà era alla sua seconda missione a Nyala come logista del Centro pediatrico che Emergency ha aperto in città nel luglio del 2010.
Un rapimento dai risvolti anomali. Un paio di giorni dopo il sequestro, il vicegovernatore del sud Darfur, Abdul Karim Moussa, aveva manifestato l'intenzione delle autorità di non pagare alcun riscatto, lasciando intendere quindi che una richiesta fosse arrivata. Ipotesi poi smentita da Rossella Miccio, coordinatrice di Emergency: nessuna richiesta di denaro è mai pervenuta per la liberazione di Azzarà. Quanto alle responsabilità del rapimento, si era pensato alla tribù nomade dei Rezegat, vicina ai temuti janjaweed, i "diavoli a cavallo" che da anni terrorizzano la regione. Coinvolgimento escluso dal governatore del sud Darfur, Abdel Hamid Moussa Kasha, che aveva invece chiamato in causa lo Sla (Esercito di liberazione del Sudan) e i fuorilegge di Ibrahin Khalil, capo dei ribelli del Jem, Movimento Giustizia e Uguaglianza.
Il 9 settembre, si era temuto per la vita di Azzarà quando un quotidiano sudanese, l'Al-Ahdath, citando fonti di polizia, aveva annunciato il fallimento di un blitz per liberare il cooperante italiano, con grande spargimento di sangue: 13 agenti morti e altri 30 feriti. Notizia poi smentita dalla Farnesina e dal governatore Kasha: "L'italiano non c'entra - aveva spiegato - il blitz serviva a liberare tre militari presi prigionieri da gruppi armati".
Intanto, Emergency "sta continuando a lavorare" per la liberazione di Azzarà. "È passato un mese esatto dal rapimento - scrive l'organizzazione fondata da Gino Strada in un breve comunicato -. Emergency sta continuando a lavorare per la liberazione di Francesco insieme con le autorità sudanesi e il ministero degli Esteri, affinché Francesco possa tornare prima possibile alla sua famiglia e al suo lavoro". L'organizzazione ha ringraziato tutti i cittadini che stanno manifestando "la loro solidarietà alla famiglia di Francesco e ai suoi colleghi, così come i Comuni, le Province e le Regioni che si sono uniti a noi per chiederne la liberazione, anche esponendo la sua foto sui palazzi delle istituzioni".
E ha già raccolto centinaia di firme l'appello per la liberazione di Azzarà promosso da "Italians for Darfur", organizzazione che si occupa della crisi e del conflitto in atto nella regione sudanese dal 2003. Firme che saranno consegnate alle autorità sudanesi. "Dal giorno del rapimento - si legge in una nota apparsa sia sul sito sia sulla pagina Facebook dell'organizzazione - non trapelano notizie sostanziali, il che sembrerebbe confermare la natura anomala del sequestro. Nonostante l'impegno della Farnesina, appare determinante il pieno coinvolgimento delle istituzioni di Khartoum e delle rappresentanze sudanesi in Italia. Per questo lanciamo un appello affinché si adoperino pienamente quali intermediari per la liberazione di Francesco Azzarà. E' indubbio che solo attraverso il loro pieno coinvolgimento il sequestro dell'operatore di Emergency possa giungere alla migliore delle conclusioni".
Un rapimento dai risvolti anomali. Un paio di giorni dopo il sequestro, il vicegovernatore del sud Darfur, Abdul Karim Moussa, aveva manifestato l'intenzione delle autorità di non pagare alcun riscatto, lasciando intendere quindi che una richiesta fosse arrivata. Ipotesi poi smentita da Rossella Miccio, coordinatrice di Emergency: nessuna richiesta di denaro è mai pervenuta per la liberazione di Azzarà. Quanto alle responsabilità del rapimento, si era pensato alla tribù nomade dei Rezegat, vicina ai temuti janjaweed, i "diavoli a cavallo" che da anni terrorizzano la regione. Coinvolgimento escluso dal governatore del sud Darfur, Abdel Hamid Moussa Kasha, che aveva invece chiamato in causa lo Sla (Esercito di liberazione del Sudan) e i fuorilegge di Ibrahin Khalil, capo dei ribelli del Jem, Movimento Giustizia e Uguaglianza.
Il 9 settembre, si era temuto per la vita di Azzarà quando un quotidiano sudanese, l'Al-Ahdath, citando fonti di polizia, aveva annunciato il fallimento di un blitz per liberare il cooperante italiano, con grande spargimento di sangue: 13 agenti morti e altri 30 feriti. Notizia poi smentita dalla Farnesina e dal governatore Kasha: "L'italiano non c'entra - aveva spiegato - il blitz serviva a liberare tre militari presi prigionieri da gruppi armati".
Intanto, Emergency "sta continuando a lavorare" per la liberazione di Azzarà. "È passato un mese esatto dal rapimento - scrive l'organizzazione fondata da Gino Strada in un breve comunicato -. Emergency sta continuando a lavorare per la liberazione di Francesco insieme con le autorità sudanesi e il ministero degli Esteri, affinché Francesco possa tornare prima possibile alla sua famiglia e al suo lavoro". L'organizzazione ha ringraziato tutti i cittadini che stanno manifestando "la loro solidarietà alla famiglia di Francesco e ai suoi colleghi, così come i Comuni, le Province e le Regioni che si sono uniti a noi per chiederne la liberazione, anche esponendo la sua foto sui palazzi delle istituzioni".
E ha già raccolto centinaia di firme l'appello per la liberazione di Azzarà promosso da "Italians for Darfur", organizzazione che si occupa della crisi e del conflitto in atto nella regione sudanese dal 2003. Firme che saranno consegnate alle autorità sudanesi. "Dal giorno del rapimento - si legge in una nota apparsa sia sul sito sia sulla pagina Facebook dell'organizzazione - non trapelano notizie sostanziali, il che sembrerebbe confermare la natura anomala del sequestro. Nonostante l'impegno della Farnesina, appare determinante il pieno coinvolgimento delle istituzioni di Khartoum e delle rappresentanze sudanesi in Italia. Per questo lanciamo un appello affinché si adoperino pienamente quali intermediari per la liberazione di Francesco Azzarà. E' indubbio che solo attraverso il loro pieno coinvolgimento il sequestro dell'operatore di Emergency possa giungere alla migliore delle conclusioni".