MOSCA - Chi ha ucciso Anna Politkovskaja, la giornalista famosa per le sue denunce contro il governo Putin? Semplice: un altro grande nemico di Putin, l'oligarca ribelle fuggito a Londra e inutilmente inseguito dalla giustizia di Mosca. La pista Boris Abramovich Berezovskij, cara da sempre agli investigatori russi, diventa improvvisamente seria dopo la confessione, avvenuta ieri sera, di Dmitri Pavluchenkov ex poliziotto moscovita accusato di aver coordinato il piano per l'omicidio.
Pavluchenkov ha raccontato i particolari di un incontro avvenuto in Ucraina tra Berezovskij e uno degli altri imputati, tale Lom-Ali Gaitukaev ritenuto il vero organizzatore tecnico dell'agguato mortale realizzato dai tre fratelli ceceni Makhmudov la mattina del 7 ottobre 2006. Il miliardario avrebbe spiegato il suo diabolico piano di uccidere una giornalista famosa per screditare Putin a livello internazionale. E si sarebbe perfino raccomandato di uccidere per il 7 ottobre giorno del compleanno del leader.
Ottimo risultato per i giudici russi intenzionati sin dal primo giorno di inchiesta a trovare un mandante diverso da quello indicato a gran voce dai colleghi della Politkvoskaja e dalle organizzazioni per i diritti civili di mezzo mondo: non proprio Putin in persona ma certamente qualche zelante personaggio del suo staff a cominciare dal leader ceceno Ramzan Kadyrov sospettato di numerose missioni punitive in giro per il mondo.
Inevitabile l'indignazione dei giornalisti di "Novaja Gazeta" che avevano contribuito con le loro indagini personali all'arresto di Pavluchenkov e che adesso lo vedono trasformato in un testimone chiave a favore della tesi di Stato. "Confessione estorta sotto chissà quali pressioni", è quello che dicono nella sede del giornale diventato la bandiera dell'opposizione russa.
Certo accusare Berezovskij ha una serie di effetti benefici per il governo. Intanto si sferra un altro colpo a un personaggio sfuggito per un pelo alla persecuzione degli oligarchi ribelli come il più sfortunato Mikhail Khodorkovskij in carcere da otto anni. Inoltre si guadagna qualche punto nel contenzioso con la Gran Bretagna che accusa un deputato russo di aver assassinato personalmente a Londra l'ex spia Litvinenko avvelenato con il polonio-210. L'eventuale formalizzazione delle accuse a Berezovskij darebbe anche a Mosca un assassino da reclamare.
Ipotesi che non lasciano sperare in una prossima chiarezza definitiva sulla vicenda. Lo stesso compassato quotidiano "Kommersant", che stamattina ha dato per primo la notizia, titolava così il suo scoop da prima pagina: "L'inchiesta Politovskaja ha superato tutte le frontiere". Dove "frontiera", in russo "granitsa", vuol dire anche "limite".
Pavluchenkov ha raccontato i particolari di un incontro avvenuto in Ucraina tra Berezovskij e uno degli altri imputati, tale Lom-Ali Gaitukaev ritenuto il vero organizzatore tecnico dell'agguato mortale realizzato dai tre fratelli ceceni Makhmudov la mattina del 7 ottobre 2006. Il miliardario avrebbe spiegato il suo diabolico piano di uccidere una giornalista famosa per screditare Putin a livello internazionale. E si sarebbe perfino raccomandato di uccidere per il 7 ottobre giorno del compleanno del leader.
Ottimo risultato per i giudici russi intenzionati sin dal primo giorno di inchiesta a trovare un mandante diverso da quello indicato a gran voce dai colleghi della Politkvoskaja e dalle organizzazioni per i diritti civili di mezzo mondo: non proprio Putin in persona ma certamente qualche zelante personaggio del suo staff a cominciare dal leader ceceno Ramzan Kadyrov sospettato di numerose missioni punitive in giro per il mondo.
Inevitabile l'indignazione dei giornalisti di "Novaja Gazeta" che avevano contribuito con le loro indagini personali all'arresto di Pavluchenkov e che adesso lo vedono trasformato in un testimone chiave a favore della tesi di Stato. "Confessione estorta sotto chissà quali pressioni", è quello che dicono nella sede del giornale diventato la bandiera dell'opposizione russa.
Certo accusare Berezovskij ha una serie di effetti benefici per il governo. Intanto si sferra un altro colpo a un personaggio sfuggito per un pelo alla persecuzione degli oligarchi ribelli come il più sfortunato Mikhail Khodorkovskij in carcere da otto anni. Inoltre si guadagna qualche punto nel contenzioso con la Gran Bretagna che accusa un deputato russo di aver assassinato personalmente a Londra l'ex spia Litvinenko avvelenato con il polonio-210. L'eventuale formalizzazione delle accuse a Berezovskij darebbe anche a Mosca un assassino da reclamare.
Ipotesi che non lasciano sperare in una prossima chiarezza definitiva sulla vicenda. Lo stesso compassato quotidiano "Kommersant", che stamattina ha dato per primo la notizia, titolava così il suo scoop da prima pagina: "L'inchiesta Politovskaja ha superato tutte le frontiere". Dove "frontiera", in russo "granitsa", vuol dire anche "limite".