SANAA - La sanguinosa repressione delle forze di sicurezza non ferma le manifestazioni che nello Yemen chiedono da mesi la fine del regime del presidente Alì Abdallah Saleh, ma ogni giorno che passa è scandito dal tragico conteggio dei caduti tra i civili. Dopo i 26 morti di ieri, oggi sono altrettante le vittime della violenza di Stato orchestrata dalle forze governative, secondo quanto afferma il comitato rivoluzionario della protesta popolare yemenita.
Nella capitale Sanaa testimoni raccontano del tiro a segno sulla folla da parte di cecchini appostati sui tetti degli edifici nei pressi della Piazza dell'Università, ribattezzata "Piazza del Cambiamento", epicentro della contestazione. Due morti sono segnalati da fonti mediche a Taez, città a sud-ovest di Sanaa, in scontri con le forze governative. Secondo il corrispondente dell'emittente al Arabiya, tra le vittime dei cecchini a Sanaa vi sono due bambini, uno di 10 anni e il fratellino di appena dieci mesi. Si trovavano in auto con la famiglia quando, sempre nei pressi di "piazza del Cambiamento", sono stati raggiunti da colpi d'arma da fuoco dei tiratori scelti. "Sono due martiri. Chiedo ai popoli del Golfo, e ai regimi che proteggono il presidente, di guardare che cosa ci sta facendo quel criminale di Saleh", ha detto, sconvolta, la mamma.
Tra le vittime degli scontri si segnalano anche tre soldati appartenenti alla prima brigata blindata del generale dissidente Ali Mohsen al-Ahmar, tra l'altro parente del presidente Saleh, unitasi alla protesta. Il ministro degli Esteri yemenita, Abu Bakr al-Qurbi, ha frattanto espresso "il dolore" dell'esecutivo per le 27 persone uccise ieri, condannando "tutti gli atti di violenza e lo spargimento di sangue" e assicurando che "il governo aprirà un'inchiesta".
Dopo i cortei di ieri, stamane la capitale è stata nuovamente attraversata da un fiume umano, decine di migliaia di dimostranti a invocare le dimissioni di Ali Abdullah Saleh, dal 3 giugno in convalescenza in Arabia Saudita dopo aver subìto un attentato contro la sua residenza a Sanaa. I manifestanti si sono riversati per le vie di Sanaa, dalle quali la polizia si era inizialmente ritirata all'indomani della sanguinosa repressione di ieri, in cui hanno trovato la morte 26 persone, colpite dal fuoco delle forze di sicurezza, mentre la folla veniva intossicata dal lancio di lacrimogeni e inondata dal getto degli idranti.
Il corteo di questa mattina ha marciato ancora una volta verso "piazza del Cambiamento", poi si è diretto in via al-Zubeiri, dove è confluito un altro corteo di migliaia di contestatori che avevano passato la notte in tenda. Al loro arrivo, secondo testimoni, si sono verificati gli scontri tra un gruppo di manifestanti, agenti di polizia e militanti pro-regime.
Intanto, sono giunti a Sanaa l'inviato dell'Onu in Yemen, Jamal Benomar, e il mediatore del Golfo nella crisi yemenita, Abdellatif al Zayani. Lo ha annunciato una fonte ufficiale. I due diplomatici dovrebbero presenziare alla firma, prevista per oggi, di un documento Onu che traccia la roadmap per il trasferimento dei poteri da Ali Abdullah Saleh, al potere dal 1978, al suo vice Abdrabuh Mansur Hadi. Una via d'uscita dalla crisi che potrebbe finalmente spezzare la sanguinosa spirale delle proteste e della repressione, a cui lo stesso presidente Saleh la settimana scorsa ha dato il via libera affidando a Hadi, con un apposito decreto, il mandato per negoziare e firmare. Il piano, proposto dalle monarchie del Golfo (Arabia Saudita, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Oman, Qatar e Bahrein) ed elaborato assieme a Usa e Unione europea, prevede la formazione da parte dell'opposizione di un governo di unità nazionale e le dimissioni di Saleh in cambio dell'immunità per il capo di Stato e la sua famiglia. A seguire, elezioni presidenziali in una data da fissare.
Mentre i due diplomatici giungevano a Sanaa, il presidente Saleh a Riad veniva ricevuto dal re saudita Abdallah. Nel corso dell'incontro, il primo da quando Saleh è in Arabia Saudita, convalescente dopo l'attentato del giugno scorso, il sovrano si è augurato che gli yemeniti riescano a "superare la crisi" e ha ricordato che il Regno saudita sostiene uno Yemen "unificato, sicuro e stabile".
Nella capitale Sanaa testimoni raccontano del tiro a segno sulla folla da parte di cecchini appostati sui tetti degli edifici nei pressi della Piazza dell'Università, ribattezzata "Piazza del Cambiamento", epicentro della contestazione. Due morti sono segnalati da fonti mediche a Taez, città a sud-ovest di Sanaa, in scontri con le forze governative. Secondo il corrispondente dell'emittente al Arabiya, tra le vittime dei cecchini a Sanaa vi sono due bambini, uno di 10 anni e il fratellino di appena dieci mesi. Si trovavano in auto con la famiglia quando, sempre nei pressi di "piazza del Cambiamento", sono stati raggiunti da colpi d'arma da fuoco dei tiratori scelti. "Sono due martiri. Chiedo ai popoli del Golfo, e ai regimi che proteggono il presidente, di guardare che cosa ci sta facendo quel criminale di Saleh", ha detto, sconvolta, la mamma.
Tra le vittime degli scontri si segnalano anche tre soldati appartenenti alla prima brigata blindata del generale dissidente Ali Mohsen al-Ahmar, tra l'altro parente del presidente Saleh, unitasi alla protesta. Il ministro degli Esteri yemenita, Abu Bakr al-Qurbi, ha frattanto espresso "il dolore" dell'esecutivo per le 27 persone uccise ieri, condannando "tutti gli atti di violenza e lo spargimento di sangue" e assicurando che "il governo aprirà un'inchiesta".
Dopo i cortei di ieri, stamane la capitale è stata nuovamente attraversata da un fiume umano, decine di migliaia di dimostranti a invocare le dimissioni di Ali Abdullah Saleh, dal 3 giugno in convalescenza in Arabia Saudita dopo aver subìto un attentato contro la sua residenza a Sanaa. I manifestanti si sono riversati per le vie di Sanaa, dalle quali la polizia si era inizialmente ritirata all'indomani della sanguinosa repressione di ieri, in cui hanno trovato la morte 26 persone, colpite dal fuoco delle forze di sicurezza, mentre la folla veniva intossicata dal lancio di lacrimogeni e inondata dal getto degli idranti.
Il corteo di questa mattina ha marciato ancora una volta verso "piazza del Cambiamento", poi si è diretto in via al-Zubeiri, dove è confluito un altro corteo di migliaia di contestatori che avevano passato la notte in tenda. Al loro arrivo, secondo testimoni, si sono verificati gli scontri tra un gruppo di manifestanti, agenti di polizia e militanti pro-regime.
Intanto, sono giunti a Sanaa l'inviato dell'Onu in Yemen, Jamal Benomar, e il mediatore del Golfo nella crisi yemenita, Abdellatif al Zayani. Lo ha annunciato una fonte ufficiale. I due diplomatici dovrebbero presenziare alla firma, prevista per oggi, di un documento Onu che traccia la roadmap per il trasferimento dei poteri da Ali Abdullah Saleh, al potere dal 1978, al suo vice Abdrabuh Mansur Hadi. Una via d'uscita dalla crisi che potrebbe finalmente spezzare la sanguinosa spirale delle proteste e della repressione, a cui lo stesso presidente Saleh la settimana scorsa ha dato il via libera affidando a Hadi, con un apposito decreto, il mandato per negoziare e firmare. Il piano, proposto dalle monarchie del Golfo (Arabia Saudita, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Oman, Qatar e Bahrein) ed elaborato assieme a Usa e Unione europea, prevede la formazione da parte dell'opposizione di un governo di unità nazionale e le dimissioni di Saleh in cambio dell'immunità per il capo di Stato e la sua famiglia. A seguire, elezioni presidenziali in una data da fissare.
Mentre i due diplomatici giungevano a Sanaa, il presidente Saleh a Riad veniva ricevuto dal re saudita Abdallah. Nel corso dell'incontro, il primo da quando Saleh è in Arabia Saudita, convalescente dopo l'attentato del giugno scorso, il sovrano si è augurato che gli yemeniti riescano a "superare la crisi" e ha ricordato che il Regno saudita sostiene uno Yemen "unificato, sicuro e stabile".