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Niente grazia per Troy Davis
Morirà domani, appello del Vaticano

Respinta l'ennesima istanza di revisione della condanna a morte del nero rinchiuso dal 1991 nel braccio della morte della Georgia. Il suo caso aveva sollevato molti dubbi legali. Per lui si era mobilitato anche Ratzinger, oggi l'ultima richiesta della Santa Sede: "Non giustiziatelo"

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NEW YORK - L'ammazzeranno domani notte. Lo "giustizieranno" - come si dice qui. Anche se sette su nove dei testimoni che lo accusano hanno ritrattato. Anche se l'arma del delitto non è mai stata trovata. Anche se non c'è un'impronta digitale o uno straccio di Dna. Quelli di Amnesty International adesso urlano al mondo che Troy Davis sarà rispedito al Creatore soltanto perché qui siamo nella Georgia che sembra ancora quella profonda della segregazione. E quando uccidono un poliziotto bianco un colpevole bisogna trovarlo: possibilmente nero.

L'ultima speranza è crollata con il no del Georgia Board of Pardons and Paroles, che malgrado il nome di perdono non vuole sentire parlarne. Per tre volte l'esecuzione era già stata fermata. Sono vent'anni che il nero marcisce nel braccio della morte di Jackson. Sono decine di migliaia le persone mobilitate in tutto il mondo per la sua grazia. Dal papa Benedetto a Jimmy Carter. Da Desmond Tutu a Susan Sarandon a quella Helen Prejan che scrisse proprio "Dead Man Walking", uno dei suoi film più famosi. Amnesty International ha lanciato una vasta campagna internatzionale in suo nome. E oggi, dopo che il Board aveva comunicato la sua decisione, il Vaticano è tornato a lanciare il suo messaggio:  "Facciamo un appello affinché il sistema penitenziario possa, in questo caso, salvare una vita e mirare a una conversione e trasformazione del condannato. Pensiamo che se riusciamo a provocare una conversione e un cambiamento di vita, questo può aiutare un sistema che favorisce la reintegrazione nella società, anziché eliminare una vita", ha scritto il cardinale Peter Turkson, presidente del Pontificio consiglio giustizia e pace, alle autorità americane.


Troy Davis fu condannato nel 1991 per l'uccisione di un poliziotto vicino a un Burger King di Savannah, Georgia, due anni prima. Ma subito emersero una serie di "pressioni" fatte dalla polizia sui testimoni. Il caso si avviluppò in un intreccio di appelli e ricorsi finiti addirittura davanti alla Corte Suprema. Il più alto scranno giudiziario d'America entra raramente nella discussione di sentenze di morte. Ma la condanna del nero sollevava così tanti dubbi legali che i supremi giudici ordinarono un altro processo per permettere ai suoi avvocati di presentare le nuove prove emerse sulla sua innocenza. Dopo un anno di discussione il giudice della Corte Distrettuale rigettò invece la richiesta. Così a Troy non rimase che cercare di ottenere giustizia attraverso la sua scorciatoia: la grazia.

Invece alle sette della sera di domani (l'una di notte di giovedì in Italia) l'iniezione letale farà giustizia di vent'anni di mobilitazione internazionale. Amnesty International, che in tutto il mondo ha distribuito le magliette con la scritta "Siamo tutti Troy Davis", dice che la decisione del comitato di negare la grazia è "inconcepibile" e invita il board a ricredersi. Tecnicamente ci sarebbe ancora lo spazio per un ripensamento e i legali del condannato stanno tentando l'ultima corsa: ma Anne Emanuel della Georgia State University sostiene che ormai giuridicamente non ci sono più spazi.

Dopo vent'anni c'è naturalmente anche un'altra famiglia che non ha avuto giustizia: ed è quella del poliziotto ucciso. La madre di Mark MacPhail si rallegra adesso della decisione del board: "E' quello che volevamo: la giustizia si è finalmente rimessa in moto". Ma la signora ha detto alla Cnn che all'esecuzione non assisterà: basteranno gli altri familiari. Perdonerà mai l'uomo che ora muore per suo figlio? "Chissà. Un giorno, forse".

Anche questo succede nell'America di Obama, dice Amnesty: i neri continuano a pagare per i bianchi. Tranquilli: andrà sempre peggio. Nei sondaggi per la Casa Bianca salgono le quotazioni del repubblicano Rick Perry: il governatore del Texas che durante il suo mandato ha approvato 234 esecuzioni. Gli hanno chiesto: visti gli innumerevoli casi di revisione giudiziaria, si sveglia mai di notte pensando che qualcuno possa essere innocente? Risposta: No.