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Assange, esce in Gran Bretagna
la sua "autobiografia non autorizzata"

Si tratta di un libro ricavato da 50 ore di conversazione: il fondatore del sito che ha divulgato i cablo del dipartimento di Stato aveva dato il suo assenso e aveva ricevuto mezzo milione di sterline di anticipo, poi ha cambiato idea. E la stampa inglese maligna: "Il soffiatore capo non vuole soffiate su di sé"
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LONDRA - Nel mondo dell'editoria esistono due tipi di libri di memorie: le autobiografie autorizzate e le biografie non autorizzate. Nel primo caso l'autore, se non se la scrive da sé, collabora con un ghostwriter e riconosce le memorie come sue; nel secondo il soggetto del libro rifiuta di parlare con chi lo scrive, è dunque contrario alla pubblicazione e non la riconosce come un'autentica versione della propria vita. Non si era mai sentito, invece, di una "autobiografia non autorizzata": attribuita e firmata dal soggetto di cui tratta il libro, ma al tempo stesso da questi disconosciuta. Ci è voluto Julian Assange per confezionare questa sorta di ossimoro editoriale: oggi è uscito infatti nelle librerie di tutta la Gran Bretagna un libro che in copertina porta appunto questa dicitura, Julian Assange, the unauthorized autobiography, l'autobiografia non autorizzata.

Lo pubblica Canongate, uno dei più importanti editori del Regno Unito. E' i…
LONDRA - Nel mondo dell'editoria esistono due tipi di libri di memorie: le autobiografie autorizzate e le biografie non autorizzate. Nel primo caso l'autore, se non se la scrive da sé, collabora con un ghostwriter e riconosce le memorie come sue; nel secondo il soggetto del libro rifiuta di parlare con chi lo scrive, è dunque contrario alla pubblicazione e non la riconosce come un'autentica versione della propria vita. Non si era mai sentito, invece, di una "autobiografia non autorizzata": attribuita e firmata dal soggetto di cui tratta il libro, ma al tempo stesso da questi disconosciuta. Ci è voluto Julian Assange per confezionare questa sorta di ossimoro editoriale: oggi è uscito infatti nelle librerie di tutta la Gran Bretagna un libro che in copertina porta appunto questa dicitura, Julian Assange, the unauthorized autobiography, l'autobiografia non autorizzata.

Lo pubblica Canongate, uno dei più importanti editori del Regno Unito. E' il frutto di 50 ore di conversazione tra il fondatore di Wikileaks e un ghostwriter che doveva trasporre quelle interviste in un libro. Assange ha ricevuto mezzo milione di sterline (600 mila euro) di anticipo per il volume, che doveva essere tradotto in 38 lingue. Ma in luglio, all'ultimo momento, leggendo le bozze, Assange ha detto che non voleva più pubblicarlo: "Tutti i libri di memorie sono una forma di prostituzione". In altre parole, non voleva più "vendersi" in cambio di denaro. Senonché il denaro lo aveva già speso: per pagare gli ingenti conti dei suoi avvocati difensori, nel processo per evitare l'estradizione in Svezia, dove il numero uno di Wikileaks è accusato di stupro, un procedimento giudiziario attualmente in corso alla corte d'appello di Londra e in attesa della sentenza (in primo grado, i giudici hanno concesso l'estradizione, a cui Assange si oppone, sostenenendo di essere innocente e temendo che dalla Svezia potrebbe essere poi estradato negli Usa, per essere perseguito per spionaggio e violazione di segreti di stato a causa delle soffiate di Wikileaks, con il rischio - secondo lui almeno - di ricevere una condanna all'ergastolo o addirittura a morte).

Non essendo più Assange in grado di restituire i soldi all'editore, Canongate ha deciso dunque di pubblicare il libro lo stesso, nell'insolita forma di "autobiografia" sì, ma "non autorizzata" da colui a cui viene attribuita: come se uno scrivesse e firmasse un libro con il proprio nome, ma avvertisse di non essere d'accordo a farlo uscire. Consultati i suoi legali, lo stesso Assange ha rinunciato a cercare di bloccare la pubblicazione del volume con un'ingiunzione al tribunale. Ha però commentato: "La pubblicazione di questo libro non ha nulla a che fare con la libertà di informazione. Ha a che fare con opportunismo, doppiezza e con il fottere la gente per ricavarci dei soldi".

Di diverso parere sono però i giornali inglesi, dal Guardian (su cui è apparso inizialmente il "Cablegate", ovvero le migliaia di documenti riservati del dipartimento di Stato americano ottenuti da Wikileaks - anche se poi il quotidiano londinese ha rotto i rapporti con Assange su questioni etiche) al Financial Times. Il commento pressoché unanime della stampa è che questo sembra un classico caso del proverbio, "chi di spada ferisce, di spada perisce". Assange, l'uomo delle indiscrezioni e delle soffiate sui segreti degli altri - scrivono i media britannici - a questo punto si oppone all'uscita di indiscrezioni e soffiate sul proprio conto. "Il soffiatore capo non vuole le soffiate su di sé", riassume il giornale della City.

Come che sia, quale è in sostanza il motivo per cui Assange ha cambiato idea sulla pubblicazione di un libro a cui in un primo tempo pareva tenere moltissimo? Secondo le indiscrezioni - tanto per rimanere in tema di segreti e soffiate - leggendo le bozze lo hanno preoccupato due aspetti delle memorie. Uno riguarda le sue dichiarazioni sul "Cablegate": ha temuto di esporsi troppo e di fornire materiale al dipartimento della Giustizia americano per incriminarlo, se e quando venisse estradato negli Usa o anche al limite in contumacia. Il secondo motivo di opposizione sono le cose che dice sulle accuse di stupro nei suoi confronti da parte di due ex-attiviste di Wikileaks in Svezia, il motivo del processo di estradizione.

Nel libro, in effetti, il fondatore di Wikileaks dice qualcosa di più di quanto aveva fatto sapere finora sui suoi rapporti con le due donne. Primo: sostiene che una fonte di un non meglio precisato servizio segreto lo aveva avvertito che il governo americano stava preparando una trappola legale per incastrarlo, al fine di bloccare ulteriori rivelazioni del suo sito. Quindi ecco cosa scrive nella autobiografia non autorizzata: "La situazione internazionale mi aveva reso teso e nervoso, e sebbene io avessi effettivamente trascorso del tempo con quelle due donne, non avevo prestato ad esse abbastanza attenzione, non le avevo richiamate al telefono (dopo i nostri incontri), e non fare quella telefonata si è trasformato nell'errore più costoso che io abbia mai fatto. Un altro dei mieri errori è stato aspettarsi che capissero in che frangenti mi trovavo? Non mi sono comportato da bravo fidanzatino, e nemmeno da cortese seduttore, questo è vero. Ma non ho stuprato quelle donne, e non posso immaginare niente che sia successo tra di noi che potesse far loro pensare che l'avevo fatto, a meno che dietro le loro accuse non ci fosse malizia, un piano congiunto per intrappolarmi o un terribile malinteso. Posso anche essere un porco sciovinista, ma non sono un violentatore".

Tuttavia il Guardian nota che nel libro Assange ammette di essersi rifiutato di sottoporsi a un test per l'Aids e malattie veneree, come gli era stato richiesto da una delle due donne, e tace su una della accuse principali, quella di essersi rifiutato di usare un profilattico nel corso del rapporto sessuale, contro la volontà della sua partner. Circostanze che, per la legge svedese, equivalgono a un reato di stupro, seppure "di serie B".