NEW YORK – “Voglio che la gente dica: non ho mai visto nulla di simile”. No, Michael, nessuno ha mai visto nulla di simile. “Voglio che la gente dica: è il più grande entertainer del mondo”. Sì, Michael, sei il più grande entertainer del mondo. “Voglio che la gente dica: è fantastico, mai visto nulla di simile in tutta la mia vita”. No, Michael: mai in tutta la tua vita. Perché lo spettacolo con cui sognavi il ritorno s’è trasformato nell’incubo della tua morte.
La voce di Michael Jackson rivive nell’aula dei tribunale di Los Angeles e nessuno riesce a trattenere le lacrime. Non resiste mamma Katherine che si toglie le lenti da sole per stropicciarsi gli occhi, non resiste LaToya che le tiene la mano, non resiste Janet lì vicino a papà Joe, il capotribù che trasformò quella nidiata di figli talentosi in un inferno di successo. La voce di Michael arriva dall’iPhone del suo dottore e due anni dopo la morte è un atto d’accusa tremendo con cui la procura prova a inchiodare per sempre il medico Conrad Murray.
Perché il divo che farnetica così “al dottore nelle cui mani aveva riposto la propria vita” – come dice il procuratore David Walgren – parla con la voce impastata dalle droghe. Una registrazione fatta appena sei settimane prima della morte. Proprio nei giorni in cui Michael provava lo spettacolo che a luglio avrebbe segnato a Londra il suo grande ritorno. Proprio nei giorni in cui il dottor Murray ordinava quel quantitativo industriale di propofol che Michael chiamava “il mio latte”: quel latte per riuscire a dormire chiudendo gli occhi sugli incubi che lo accompagnavano da una vita. E che l’avrebbe ucciso.
La procura gioca duro: la registrazione svelata per la prima volta è un brivido nella schiena e l’immagine mai mostrata del cadavere di Michael nel letto dell’ospedale è uno shock davanti al quale anche Murray sembra per la prima volta abbassare gli occhi.
LE IMMAGINI E L'AUDIO
L’accusa sta disegnando un mostro: quest’uomo ha tradito la sua missione di medico per dedicarsi al re del pop per 150mila dollari al mese. E malgrado questo l’ha lasciato solo, dando l’allarme in ritardo per restare al telefono con la cameriera, conosciuta da poco, con la quale amoreggiava.
La difesa racconta ovviamente un’altra storia. Dice Ed Chernoff che in realtà Murray stava cercando di far disintossicare Michael. Era stato il medico Arnold Klein a introdurlo a quel propofol con cui tentava di curare l’insonnia e che s’era subito trasformato in una dipendenza.
Dice sempre la difesa che Jacko quella stessa notte tra il 24 e il 25 giugno aveva preso otto bottiglie di un’altra medicina: quel lorazepam “che sarebbero bastate a stendere sei adulti”. E dice anche che fu sempre Michael a iniettarsi quella dose fatale di propofol approfittando dell’assenza del medico che era in bagno: creando quella “tempesta perfetta che lo uccise istantaneamente”.
La linea è duplice. Uno: il re del pop si è ucciso da solo. Due: il suo medico non avrebbe potuto fare nulla per difenderlo perché la morte fu istantanea. Chi avrà la meglio in questo processo in cui il medico rischia la prigione per omicidio colposo e il povero Jacko di passare alla storia come il divo più grande ma anche il più malato?
Siamo appena agli inizi. Lo spettacolo è soltanto incominciato e le sorprese arriveranno nelle prossime udienze. Quando a testimoniare verrà chiamato anche il piccolo Prince: il figlio che accorse nella stanza del papà morente. “Dobbiamo essere fantastici”, ripete adesso la voce drogata di Jacko. “Prenderò quel denaro e... Un milione... Bambini... Sarò l’ospedale più grande del mondo. L’Ospedale per bambini Michael Jackson”. E invece no, Michael: non ci sarà nessun ospedale. Soltanto un milione di lacrime e un processo: comunque vada sarà soltanto orrore e pena.
La voce di Michael Jackson rivive nell’aula dei tribunale di Los Angeles e nessuno riesce a trattenere le lacrime. Non resiste mamma Katherine che si toglie le lenti da sole per stropicciarsi gli occhi, non resiste LaToya che le tiene la mano, non resiste Janet lì vicino a papà Joe, il capotribù che trasformò quella nidiata di figli talentosi in un inferno di successo. La voce di Michael arriva dall’iPhone del suo dottore e due anni dopo la morte è un atto d’accusa tremendo con cui la procura prova a inchiodare per sempre il medico Conrad Murray.
Perché il divo che farnetica così “al dottore nelle cui mani aveva riposto la propria vita” – come dice il procuratore David Walgren – parla con la voce impastata dalle droghe. Una registrazione fatta appena sei settimane prima della morte. Proprio nei giorni in cui Michael provava lo spettacolo che a luglio avrebbe segnato a Londra il suo grande ritorno. Proprio nei giorni in cui il dottor Murray ordinava quel quantitativo industriale di propofol che Michael chiamava “il mio latte”: quel latte per riuscire a dormire chiudendo gli occhi sugli incubi che lo accompagnavano da una vita. E che l’avrebbe ucciso.
La procura gioca duro: la registrazione svelata per la prima volta è un brivido nella schiena e l’immagine mai mostrata del cadavere di Michael nel letto dell’ospedale è uno shock davanti al quale anche Murray sembra per la prima volta abbassare gli occhi.
LE IMMAGINI E L'AUDIO
L’accusa sta disegnando un mostro: quest’uomo ha tradito la sua missione di medico per dedicarsi al re del pop per 150mila dollari al mese. E malgrado questo l’ha lasciato solo, dando l’allarme in ritardo per restare al telefono con la cameriera, conosciuta da poco, con la quale amoreggiava.
La difesa racconta ovviamente un’altra storia. Dice Ed Chernoff che in realtà Murray stava cercando di far disintossicare Michael. Era stato il medico Arnold Klein a introdurlo a quel propofol con cui tentava di curare l’insonnia e che s’era subito trasformato in una dipendenza.
Dice sempre la difesa che Jacko quella stessa notte tra il 24 e il 25 giugno aveva preso otto bottiglie di un’altra medicina: quel lorazepam “che sarebbero bastate a stendere sei adulti”. E dice anche che fu sempre Michael a iniettarsi quella dose fatale di propofol approfittando dell’assenza del medico che era in bagno: creando quella “tempesta perfetta che lo uccise istantaneamente”.
La linea è duplice. Uno: il re del pop si è ucciso da solo. Due: il suo medico non avrebbe potuto fare nulla per difenderlo perché la morte fu istantanea. Chi avrà la meglio in questo processo in cui il medico rischia la prigione per omicidio colposo e il povero Jacko di passare alla storia come il divo più grande ma anche il più malato?
Siamo appena agli inizi. Lo spettacolo è soltanto incominciato e le sorprese arriveranno nelle prossime udienze. Quando a testimoniare verrà chiamato anche il piccolo Prince: il figlio che accorse nella stanza del papà morente. “Dobbiamo essere fantastici”, ripete adesso la voce drogata di Jacko. “Prenderò quel denaro e... Un milione... Bambini... Sarò l’ospedale più grande del mondo. L’Ospedale per bambini Michael Jackson”. E invece no, Michael: non ci sarà nessun ospedale. Soltanto un milione di lacrime e un processo: comunque vada sarà soltanto orrore e pena.