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Fidel Castro attacca Obama
"Il presidente Usa è uno stupido"

Apertura della Casa Bianca nei confronti di Cuba respinta al mittente dal lìder maximo: "Forse l'impero statunitense cadrà prima di noi". A scatenare la polemica la decisione che ha impedito il rientro a Cuba di un agente in libertà sorvegliata dal nostro inviato ANGELO AQUARO
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NEW YORK – A 13 mesi dalle elezioni, Barack Obama è riuscito a farsi un altro nemico: un certo Fidel Castro. Che barba: attaccato da destra il povero presidente è preso a stracci perfino nell’isola che mezzo secolo di comunismo - e di embargo americano - ha ridotto con le pezze. “Uno stupido”: così l’ha definito senza mezzi termine quel genio di Fidel. Che malgrado gli acciacchi e i controacciacchi non ha perso lo smalto beffardo dei bei (per lui s’intende) tempi.

Obama è uno stupido, l’America resta un impero. Così il comunista dei Caraibi ha spedito al mittente le aperture della Casa Bianca. Barack si era detto pronto a cambiare la linea dura verso Cuba quando gli Usa avrebbero “cominciato a vedere la seria intenzione da parte del governo cubano di provvedere alla libertà della sua gente”.

A dire il vero i rapporti tra il gigante e l’isola sono migliorati eccome dai tempi per esempi…
NEW YORK – A 13 mesi dalle elezioni, Barack Obama è riuscito a farsi un altro nemico: un certo Fidel Castro. Che barba: attaccato da destra il povero presidente è preso a stracci perfino nell’isola che mezzo secolo di comunismo - e di embargo americano - ha ridotto con le pezze. “Uno stupido”: così l’ha definito senza mezzi termine quel genio di Fidel. Che malgrado gli acciacchi e i controacciacchi non ha perso lo smalto beffardo dei bei (per lui s’intende) tempi.

Obama è uno stupido, l’America resta un impero. Così il comunista dei Caraibi ha spedito al mittente le aperture della Casa Bianca. Barack si era detto pronto a cambiare la linea dura verso Cuba quando gli Usa avrebbero “cominciato a vedere la seria intenzione da parte del governo cubano di provvedere alla libertà della sua gente”.

A dire il vero i rapporti tra il gigante e l’isola sono migliorati eccome dai tempi per esempio di George W. Bush. L’amministrazione ha reso più morbide le restrizioni su viaggi e dintorni (soprattutto per i cubani da tempo residenti qui) e da gennaio sono stati allentati alcuni vincoli agli scambi - soprattutto culturali. Ma con la Florida ormai cubanizzata elettoralmente in bilico – e l’emergenza di politici di destra e “from Cuba” come Marco Rubio la dice lunga – Barack ha dovuto fare la voce grossa. Beccandosi i rimbrotti di nonno Fidel.

A 85 anni Castro ha così ritrovato il piglio polemico. E ha affondato nel vetriolo le sue terze “riflessioni” in una settimana sulla stampa di regime: dopo tre mesi in cui per la malattia aveva smesso di scrivere. “Ma che bravo! Ma che intelligenza di vedute” ha ironizzato sul presidente Usa. “Peccato che tanta generosità gli abbia impedito di realizzare che 50 anni di embargo e di crimini non sono riusciti ancora a piegare la nostra gente”. Molte cose cambieranno in questo paese – ha aggiunto – “ma grazie ai nostri sforzi: e malgrado gli Usa”. Anzi: “Forse sarà proprio il loro impero a cadere prima”.

A far andare su tutte le furie il lider maximo è stata anche la sentenza con cui gli Usa hanno impedito il rientro a Cuba di un agente in libertà sorvegliata qui. “Anche se era prevedibile”, ammette Fidel preparando la stoccata finale: “Altrimenti l’America avrebbe smesso di essere l’impero che è. E Obama avrebbe smesso di essere stupido”. Proprio così: “Stupido”.

E pensare che ancora tre anni fa Fidel elogiava di Barack proprio “l’intelligenza” e “la serenità”. Castro non aveva avuto dubbi nello schierarsi da subito col presidente della speranza: come segretamente aveva sperato cinquant’anni prima che vincesse John Fitzgerald Kennedy (“Se passasse Richard Nixon la nostra rivoluzione non durerà”). Fiducia malriposta: fu proprio Jfk a tentare l’invasione - anche se il fallimento della Baia dei Porci lo costrinse a piangere davanti a Jacqueline. Tant’è: la storia si ripete e la fiducia, per Castro, si malripone ancora una volta.

Corsi e trascorsi. A “Obama e l’Impero”, il barbudo aveva dedicato ancora un anno fa un lungo esame delle nuove relazioni che Barack aveva aperto con Cuba: augurandosi che il presidente si spingesse fino rimuovere l’isola dagli stati terroristi. Altri tempi. Urge nuova edizione con postfazione: “Stupido, solitario y final”.