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IL CASO

Russia, quelli che le cantano a Putin
sempre più musicisti contro il Cremlino

Si incrina il fronte di artisti che appoggiano il governo. Ultimo caso quello dei Mashina Vremeni, che non parteciperanno al concerto sulla Piazza Rossa. Ma le eccezioni continuano ad aumentare, attirandosi l'ostracismo del potere dal nostro corrispondente NICOLA LOMBARDOZZI

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MOSCA - Sempre la stessa musica alla fine stanca chiunque. Può capitare dunque che anche una delle stelle più brillanti del rock decida di mettersi a parlare di politica e di abbandonare la sua posizione insolitamente vicina al governo. L'annuncio della ennesima candidatura di Putin alle presidenziali, la prospettiva di almeno altri sei anni, forse dodici, con una struttura di potere assolutamente immutabile ha convinto anche Andrej Makarevich, leader di uno dei gruppi più amati dai russi di tutte le età, i Mashina Vremeni (La macchina del tempo).

Nati semi clandestinamente alla fine degli Sessanta, ispirandosi ai più noti gruppi occidentali dell'epoca, i Mashina Vremeni erano sempre rimasti fondamentalmente neutri politicamente con una certa predilezione per i leader al potere. Entusiasti sostenitori di Gorbaciov, che negli anni d'oro della perestrojka portarono perfino sul palco (video), hanno sempre partecipato sulla Piazza Rossa ai concerti di festeggiamento per elezioni di Putin e poi di Medvedev. Ma l'anno prossimo non ci saranno.

"Niente di personale - ha spiegato Makarevich - ma l'idea che sia tutto scontato, che questo Paese non abbia prospettive di cambiamento, mi fa passare la voglia di festeggiare".

Una piccola, significativa, incrinatura nella mappa dei divi della musica locale coccolati e vezzeggiati dal tandem al governo. Con stili e gusti diversi, ovviamente. Putin, fedele al suo personaggio, ama le canzoni patriottiche o quelle militaresche che si canticchiano nei cortile delle caserme dell'ex Kgb. Quando gli capita di cantare in pubblico sceglie i classici degli anni '40 americani, come la mitica Blueberry hill  (video) intonata tra gli applausi a una festa di beneficenza per vip.

Moderno e modernista a tutti i costi invece il Presidente Medvedev, che racconta un'antica passione per i Deep Purple ed è un convinto estimatore di tutte le novità: rock sperimentale, rap, elettropunk, metallari. Basta dare una scorsa ai personaggi che lo hanno allietato in un incontro organizzato tempo fa nel centro di Mosca: c'erano i leader dei complessi più all'avanguardia della musica russa, dai Serga agli Akvarium (video), fino ai Nesciastinij Sluciaj (Infortunio), i P.2, gli Agatha Christie.

Gruppi che hanno un grande seguito tra i giovani e un successo di vendite invidiabile da molte star occidentali. E che nonostante gli atteggiamenti anticonformistici sono tradizionalmente amici del governo o, nel migliore dei casi, "non belligeranti".

"Il rock come ribellione al potere - spiega Vladimir Shakhrin leader dei Ciaif - è un mito giornalistico. La politica nelle canzoni non interessa il pubblico. Noi parliamo d'amore e di vita di ogni giorno".

Qualcuno addirittura usa la musica per prendere in giro l'impegno politico alternativo. Come ha fatto il cantante e attore Sergej Shnurov che ha scritto la canzone "La foresta di Khimki" solo per deridere i movimenti di ecologisti che sfidano il comune di Mosca per difendere il più grande polmone verde della capitale dalle ruspe.

Le eccezioni sono poche e non godono ovviamente di buona fama. Il gruppo pietroburghese dei Ddt (video), buon rock autoctono e discreto successo anche all'estero, avrebbe subito qualche strano boicottaggio e qualche improvvisa cancellazione di concerti da quando il loro leader, Yurij Shevcjuk si è scontrato con Putin in un faccia a faccia che ha fatto epoca. Accadde l'estate scorso quando si presentò a un incontro pubblico con il premier chiedendogli conto e ragione della censura al dissenso e del rispetto dei diritti umani. Putin lo gelò dicendo di non conoscerlo e di non averne mai sentito parlare, liquidando con arroganza le domande. Allora il gruppo Ddt ha un'etichetta politicizzata che avrebbe influito negativamente anche sulle vendite dei dischi.

Come per i gruppuscoli di opposizione sparsi per tutta la Russia, va meglio a quei musicisti che scelgono solo un tema e che si impegnano su una sola questione senza generalizzare. Incredibile il successo della canzone del rapper Noize MC intitolata "Fate largo al carro", tutta incentrata su una delle cose che fa più arrabbiare i cittadini delle grandi metropoli russe: lo strapotere delle auto dei politici e dei grandi miliardari che provocano ingorghi e incidenti, ignorando ogni minima regola del codice stradale.

E non tutti i ribelli sono rock. Nella Russia di Putin succede che anche cantanti melodici tradizionali decidano di mettersi a contestare. Il caso più clamoroso è Alla Pugaciova (video), una specie di Iva Zanicchi di Russia, vissuta sotto tutti i regimi e ospite al festival di Sanremo nel 1987 (video) come esponente della musica sovietica. Da un po' di tempo ha deciso di ribellarsi all'immutabilità dei governi, continua a cantare cuore e amore ma le sue dichiarazioni sono tutte politiche e tutte desiderose di riforme democratiche. Fino a sposare interamente la linea del miliardario Prokhorov appena fatto fuori dalla competizione elettorale.

Incredibilmente la tv di Stato che l'aveva sempre considerata un monumento ha scoperto con dettagliate inchieste giornalistiche una serie di irregolarità nei suoi contratti e qualche amicizia imbarazzante. E le ha ridotto lo spazio.