TRIPOLI - Nuvole basse e tempesta di sabbia sembrano proteggere i cecchini asserragliati nel cuore di Sirte. L'impeto con cui ieri i ribelli libici si sono scagliati sulla città roccaforte dei lealisti è scemato nel corso della mattinata, quando le condizioni del tempo e le tante perdite subìte hanno rallentato un attacco che soltanto 24 ore fa sembrava quello decisivo.
"I soldati sanno che la battaglia finale è sempre la più dura, la più tremenda", ha detto questa mattina nella conferenza stampa congiunta con i ministri della Difesa inglese, Liam Fox, e italiano, Ignazio La Russa, il presidente del Consiglio nazionale transitorio libico Mustafa Abdel Jalil, ribadendo che una volta caduta Sirte verrà proclamata la liberazione della Libia e formato un governo di transizione verso le elezioni. In realtà nelle mani dei lealisti, oltre a Sirte, resta anche Bani Walid e, secondo fonti non confermate, alcune bande di gheddafisti in fuga scatenano scaramucce in diverse parti del Paese. Tuttavia la presa di Sirte è considerata fondamentale dal Cnt, sia perché il suo porto, insieme a quello di Misurata, assicura la ripresa delle più importanti attività economiche, sia perché la città è il simbolo della dittatura di Gheddafi, il luogo che il colonnello aveva glorificato in quanto nato nei suoi pressi. I palazzi sfarzosi e i complessi residenziali dove ora sono asserragliati i cecchini sono stati un tempo le dimore di rappresentanza del regime, dove venivano ricevuti i capi di stato africani e riciclati, nella costruzione e negli allestimenti, i milioni ricavati da concussione e corruzione.
Così come accaduto a Misurata, la presa di Sirte avrà un alto prezzo in termini di vittime civili e distruzione. Nei giorni scorsi l'apertura di un corridoio umanitario ha consentito a gran parte della popolazione di lasciare la città, ma chi ancora riesce a scappare parla di cadaveri abbandonati nelle strade e bombardamenti imponenti che hanno danneggiato quasi ogni settore. I lealisti sono stati confinati in un solo quartiere quando gli elicotteri Nato, due notti fa, sono riusciti a mettere fuori uso le loro armi pesanti, ma ora i fedeli di Gheddafi si sono appostati nelle case più alte, da dove si affidano ai tiri di precisione per respingere i combattenti del Cnt. La battaglia di Sirte, così prima quella di Misurata, ha messo in evidenza una volta di più che i soldati della Libia libera hanno scarsa capacità di organizzarsi e faticano anche contro quel che resta delle truppe scelte di Gheddafi. In più, i lealisti non hanno niente da perdere: i soldi e l'oro che avrebbe lasciato loro Mutassim Gheddafi, scappato nei giorni scorsi all'assedio approfittando del corridoio umanitario, serviranno a poco di fronte alla rabbia dei ribelli.
All'appello fatto ieri dall'inviato per l'Onu in Libia, Ian Martin, perché non ci siano rappresaglie e si rispettino i diritti umani, si sono uniti oggi a Tripoli Jalil, Fox e La Russa. La breve visita del ministro italiano e del suo omologo britannico in Libia è stata un ulteriore segnale, dopo le assicurazioni arrivate nei giorni scorsi dal segretario generale della Nato, Fogh Rasmussen, che l'alleanza atlantica non intende abbandonare la Libia nella delicata fase di transizione dopo la liberazione. A parte i ringraziamenti di circostanza e le attestazioni di fiducia in cui si sono profusi, ministri e presidente non si sono sbilanciati nello specificare se l'impegno della Nato continuerà con forze sul terreno, soprattutto per addestrare le nuove forze armate libiche, una volta proclamata la liberazione. Per quanto riguarda l'Italia, La Russa ha incontrato ieri anche l'omologo del Cnt, Jalal Dhagely, e ribadito questa mattina che "tutti gli accordi commerciali e legali in essere con l'Italia prima della caduta di Gheddafi saranno riconfermati dal nuovo governo". Nel pacchetto, oltre a numerosi accordi di tipo commerciale (l'Italia è sempre stata un partner privilegiato nella Libia di Gheddafi) rientra anche il discusso accordo per il controllo dell'immigrazione che, secondo La Russa, era stato "sospeso" durante la repressione di Gheddafi contro le prime rivolte popolari e che ora "potrà espandersi".
"I soldati sanno che la battaglia finale è sempre la più dura, la più tremenda", ha detto questa mattina nella conferenza stampa congiunta con i ministri della Difesa inglese, Liam Fox, e italiano, Ignazio La Russa, il presidente del Consiglio nazionale transitorio libico Mustafa Abdel Jalil, ribadendo che una volta caduta Sirte verrà proclamata la liberazione della Libia e formato un governo di transizione verso le elezioni. In realtà nelle mani dei lealisti, oltre a Sirte, resta anche Bani Walid e, secondo fonti non confermate, alcune bande di gheddafisti in fuga scatenano scaramucce in diverse parti del Paese. Tuttavia la presa di Sirte è considerata fondamentale dal Cnt, sia perché il suo porto, insieme a quello di Misurata, assicura la ripresa delle più importanti attività economiche, sia perché la città è il simbolo della dittatura di Gheddafi, il luogo che il colonnello aveva glorificato in quanto nato nei suoi pressi. I palazzi sfarzosi e i complessi residenziali dove ora sono asserragliati i cecchini sono stati un tempo le dimore di rappresentanza del regime, dove venivano ricevuti i capi di stato africani e riciclati, nella costruzione e negli allestimenti, i milioni ricavati da concussione e corruzione.
Così come accaduto a Misurata, la presa di Sirte avrà un alto prezzo in termini di vittime civili e distruzione. Nei giorni scorsi l'apertura di un corridoio umanitario ha consentito a gran parte della popolazione di lasciare la città, ma chi ancora riesce a scappare parla di cadaveri abbandonati nelle strade e bombardamenti imponenti che hanno danneggiato quasi ogni settore. I lealisti sono stati confinati in un solo quartiere quando gli elicotteri Nato, due notti fa, sono riusciti a mettere fuori uso le loro armi pesanti, ma ora i fedeli di Gheddafi si sono appostati nelle case più alte, da dove si affidano ai tiri di precisione per respingere i combattenti del Cnt. La battaglia di Sirte, così prima quella di Misurata, ha messo in evidenza una volta di più che i soldati della Libia libera hanno scarsa capacità di organizzarsi e faticano anche contro quel che resta delle truppe scelte di Gheddafi. In più, i lealisti non hanno niente da perdere: i soldi e l'oro che avrebbe lasciato loro Mutassim Gheddafi, scappato nei giorni scorsi all'assedio approfittando del corridoio umanitario, serviranno a poco di fronte alla rabbia dei ribelli.
All'appello fatto ieri dall'inviato per l'Onu in Libia, Ian Martin, perché non ci siano rappresaglie e si rispettino i diritti umani, si sono uniti oggi a Tripoli Jalil, Fox e La Russa. La breve visita del ministro italiano e del suo omologo britannico in Libia è stata un ulteriore segnale, dopo le assicurazioni arrivate nei giorni scorsi dal segretario generale della Nato, Fogh Rasmussen, che l'alleanza atlantica non intende abbandonare la Libia nella delicata fase di transizione dopo la liberazione. A parte i ringraziamenti di circostanza e le attestazioni di fiducia in cui si sono profusi, ministri e presidente non si sono sbilanciati nello specificare se l'impegno della Nato continuerà con forze sul terreno, soprattutto per addestrare le nuove forze armate libiche, una volta proclamata la liberazione. Per quanto riguarda l'Italia, La Russa ha incontrato ieri anche l'omologo del Cnt, Jalal Dhagely, e ribadito questa mattina che "tutti gli accordi commerciali e legali in essere con l'Italia prima della caduta di Gheddafi saranno riconfermati dal nuovo governo". Nel pacchetto, oltre a numerosi accordi di tipo commerciale (l'Italia è sempre stata un partner privilegiato nella Libia di Gheddafi) rientra anche il discusso accordo per il controllo dell'immigrazione che, secondo La Russa, era stato "sospeso" durante la repressione di Gheddafi contro le prime rivolte popolari e che ora "potrà espandersi".