NEW YORK - Torna la paura del terrorismo negli Stati Uniti. Un complotto che avrebbe dovuto portare ad alcuni attentati contro obiettivi israeliani e sauditi, tra cui l'uccisione dell'ambasciatore saudita nella capitale statunitense, è stato sventato dalle autorità Usa. Dietro al piano ci sarebbe l'Iran, che avrebbe cercato contatti logistici con i narcotrafficanti messicani.
Il piano torna a far salire alle stelle la tensione tra Washington e Teheran. Mentre le autorità iraniane negano e parlano di "accuse precostituite", il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, attacca: le accuse verso l'Iran "sono fondate". E i toni si alzano ulteriormente, con il presidente della Commissione parlamentare sulla Sicurezza interna degli Usa, Peter King, che, citato dalla Cnn, afferma: "Sul tavolo ci sono tutte le opzioni, e non si può escludere neppure una risposta militare". King ha anche parlato esplicitamente di un "atto di guerra".
Ashton: "Implicazioni serie". Sulla questione interviene anche il capo della diplomazia Ue Catherine Ashton, mediatrice per il gruppo 5+1 (Usa, Russia, Cina, Gb, Francia e Germania) con l'Iran. Ashton ha dichiarato che il presunto complotto ordito per uccidere l'ambasciatore saudita negli Usa "costituisce una violazione gravissima della legge internazionale con serie implicazioni internazionali"
Clinton e Biden: "Isolare Teheran". "E' il tipo di atto avventato" che "mette a repentaglio l'intero sistema internazionale", dice il segretario di Stato Hillary Clinton, "l'iran deve essere ritenuto responsabile di un atto che rappresenta una violazione palese delle leggi americane e del diritto internazionale e una promozione del terrorismo. Gli amici e i partner degli Stati Uniti e la comunità internazionale collaborino per isolare Teheran". Il vicepresidente Joe Biden aggiunge che l'amministrazione Obama punta a creare una muova campagna mondiale per isolare l'Iran. A questo scopo, osserva, "è di fondamentale importanza unire tutto il mondo, l'opinione pubblica del pianeta. E' il modo più sicuro di ottenere risultati". "Si tratta di un atto atroce di cui gli iraniani devono esere chiamati a rispondere", ha aggiunto.
Il caso. Tutto nasce da un'indagine dell'Fbi e del Dipartimento di giustizia americano, che ha portato ad accusare due uomini di origine iraniana di preparare una serie di attacchi, tra cui anche quelli alle ambasciate israeliana e saudita in Argentina. Obama sarebbe stato messo immediatamente al corrente della situazione in giugno, quando il presunto complotto è stato scoperto, già lo scorso giugno.
La ricostruzione. Gli investigatori sarebbero arrivati a scoprire l'esistenza del piano terroristico dopo aver incastrato Mansoor Ababsiar, cittadino americano di origini iraniane che si era messo in contatto con un investigatore statunitense, credendo fosse un uomo legato ai narcotrafficanti messicani. Erano questi ultimi, infatti, che avrebbero dovuto portare a termine l'attentato contro l'ambasciatore saudita a Washington, dietro il compenso di 1,5 milioni di dollari. A questo fine sarebbero stati già versati al finto narcotrafficante quasi 50.000 dollari a titolo di acconto. Proprio in quel momento sarebbe scattata la trappola dell'Fbi, con l'arresto dell'iraniano che in carcere ha confessato.
La preoccupazione di Washington. Washington non nasconde la preoccupazione per una escalation che potrebbe peggiorare i già tesi rapporti con Teheran. Ma anche per i legami emersi con la criminalità organizzata messicana. Questa volta - sottolinea la Clinton - l'Iran "ha passato il segno", e il complotto creerà "una reazione internazionale che isolerà ancora di più il Paese. Stiamo contattando le varie capitali per spiegare cosa è accaduto e lavorare insieme contro quella che appare sempre più come una minaccia".
L'Iran nega tutto. Uno dei più stretti collaboratori del presidente Ahmadinejad parla di "scenario precostituito per distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica americana dai problemi interni agli Stati Uniti". E a New York, il portavoce della missione dell'Iran presso le Nazioni Unite parla di accuse "totalmente prive di ogni fondamento".
Il piano torna a far salire alle stelle la tensione tra Washington e Teheran. Mentre le autorità iraniane negano e parlano di "accuse precostituite", il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, attacca: le accuse verso l'Iran "sono fondate". E i toni si alzano ulteriormente, con il presidente della Commissione parlamentare sulla Sicurezza interna degli Usa, Peter King, che, citato dalla Cnn, afferma: "Sul tavolo ci sono tutte le opzioni, e non si può escludere neppure una risposta militare". King ha anche parlato esplicitamente di un "atto di guerra".
Ashton: "Implicazioni serie". Sulla questione interviene anche il capo della diplomazia Ue Catherine Ashton, mediatrice per il gruppo 5+1 (Usa, Russia, Cina, Gb, Francia e Germania) con l'Iran. Ashton ha dichiarato che il presunto complotto ordito per uccidere l'ambasciatore saudita negli Usa "costituisce una violazione gravissima della legge internazionale con serie implicazioni internazionali"
Clinton e Biden: "Isolare Teheran". "E' il tipo di atto avventato" che "mette a repentaglio l'intero sistema internazionale", dice il segretario di Stato Hillary Clinton, "l'iran deve essere ritenuto responsabile di un atto che rappresenta una violazione palese delle leggi americane e del diritto internazionale e una promozione del terrorismo. Gli amici e i partner degli Stati Uniti e la comunità internazionale collaborino per isolare Teheran". Il vicepresidente Joe Biden aggiunge che l'amministrazione Obama punta a creare una muova campagna mondiale per isolare l'Iran. A questo scopo, osserva, "è di fondamentale importanza unire tutto il mondo, l'opinione pubblica del pianeta. E' il modo più sicuro di ottenere risultati". "Si tratta di un atto atroce di cui gli iraniani devono esere chiamati a rispondere", ha aggiunto.
Il caso. Tutto nasce da un'indagine dell'Fbi e del Dipartimento di giustizia americano, che ha portato ad accusare due uomini di origine iraniana di preparare una serie di attacchi, tra cui anche quelli alle ambasciate israeliana e saudita in Argentina. Obama sarebbe stato messo immediatamente al corrente della situazione in giugno, quando il presunto complotto è stato scoperto, già lo scorso giugno.
La ricostruzione. Gli investigatori sarebbero arrivati a scoprire l'esistenza del piano terroristico dopo aver incastrato Mansoor Ababsiar, cittadino americano di origini iraniane che si era messo in contatto con un investigatore statunitense, credendo fosse un uomo legato ai narcotrafficanti messicani. Erano questi ultimi, infatti, che avrebbero dovuto portare a termine l'attentato contro l'ambasciatore saudita a Washington, dietro il compenso di 1,5 milioni di dollari. A questo fine sarebbero stati già versati al finto narcotrafficante quasi 50.000 dollari a titolo di acconto. Proprio in quel momento sarebbe scattata la trappola dell'Fbi, con l'arresto dell'iraniano che in carcere ha confessato.
La preoccupazione di Washington. Washington non nasconde la preoccupazione per una escalation che potrebbe peggiorare i già tesi rapporti con Teheran. Ma anche per i legami emersi con la criminalità organizzata messicana. Questa volta - sottolinea la Clinton - l'Iran "ha passato il segno", e il complotto creerà "una reazione internazionale che isolerà ancora di più il Paese. Stiamo contattando le varie capitali per spiegare cosa è accaduto e lavorare insieme contro quella che appare sempre più come una minaccia".
L'Iran nega tutto. Uno dei più stretti collaboratori del presidente Ahmadinejad parla di "scenario precostituito per distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica americana dai problemi interni agli Stati Uniti". E a New York, il portavoce della missione dell'Iran presso le Nazioni Unite parla di accuse "totalmente prive di ogni fondamento".