Esteri

LIBIA

I lealisti resistono, insorti respinti a Sirte
Smentita la cattura del figlio di Gheddafi

Le forze del Cnt ripiegano sotto il fuoco dei fedelissimi del colonnello. Il presidente del Cnt, Abdel Jalil, e fonti militari smentiscono di aver messo le mani sul quintogenito di Gheddafi. L'equivoco forse causato dalla cattura di un altro superlatitante: l'imam Khaled Tantoosh, massima autorità religiosa che non aveva mai smesso di appoggiare Gheddafi. Riaperto il gasdotto "Greenstream": il metano scorre tra Mellitha e Gela

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SIRTE - Le forze fedeli al colonnello Gheddafi, arroccate a Sirte e Bani Walid, uniche roccaforti lealiste in una Libia ormai sotto il controllo delle milizie del Consiglio nazionale transitorio, stanno opponendo una strenua resistenza. Al punto di indurre gli insorti ad arretrare. Esattamente quanto sta accadendo a Sirte, dove le forze del Cnt stanno ripiegando, respinte dal fuoco degli ultimi miliziani fedeli al Rais.

La controffensiva delle forze fedeli a Gheddafi arriva dopo diversi giorni di successi militari degli insorti, penetrati in profondità nel centro della città natale del Colonnello. Gli insorti si sono dovuti ritirare dalle zone vicine ai quartieri nord-occidentali Numero Due e Dollaro, ultimi bastioni dei lealisti in città, arretrando di un paio di chilometri fino all'ex quartier generale della polizia (nei pressi della piazza centrale della città, ndr), che avevano espugnato martedì.

Un portavoce degli insorti, Hamid Neji dei Martiri della Brigata Libia Libera, ha riferito che i comandanti si sono decisi a ordinare di "utilizzare i cannoni contro le forze di Gheddafi". Finora gli attaccanti avevano evitato il ricorso all'artiglieria pesante per non causare vittime tra i civili. Secondo Al Arabiya, il comando del Cnt di Tripoli ha inviato un nuovo rifornimento di armi pesanti ai soldati che combattono a Sirte per respingere la controffensiva dei lealisti.

Intanto, si fa controversa la vicenda della presunta cattura di Mutassim, uno dei figli di Gheddafi, che proprio a Sirte ha combattuto per settimane tra le forze lealiste. Annunciata ufficialmente ieri, scatenando subito festeggiamenti a Tripoli e a Bengasi, la notizia è stata smentita oggi da Mustafa Abdel Jalil, presidente del Consiglio nazionale transitorio libico (Cnt). Parlando con l'inviato a Tripoli di al-Jazeera, il leader del Cnt ha affermato che "non corrisponde al vero la notizia della cattura di Mutassim. Da ieri sera, quando è stata diffusa, sto cercando conferme ma non ne ho trovate".

La cattura di Mutassim, quintogenito di Gheddafi, viene smentita seccamente anche da uno dei comandanti delle milizie del Consiglio Nazionale Transitorio, Wessam bin Hamid, a capo dei Martiri della Brigata Libia Libera. "Non è vero", ha tagliato corto l'ufficiale, aggiungendo che "alcuni prigionieri sostengono che a Sirte si trovi Muammar Gheddafi in persona".

Altre fonti dei ribelli continuano a sostenere che sarebbe stato fatto prigioniero mentre cercava di fuggire da Sirte: un consulente dello stesso Cnt, Abdelkarim Bizama, aveva precisato che la notizia dell'arresto non è stata data prima soltanto "allo scopo di evitare che qualcuno cercasse di liberarlo". Mutassim, secondo queste fonti, si sarebbe tagliato i lunghi capelli per tentare di non farsi riconoscere, sarebbe incolume, anche se esausto, e sarebbe già stato trasferito a Bengasi per essere sottoposto a interrogatorio nell'accampamento militare di Boatneh.

Mutassim sarebbe il primo membro della famiglia Gheddafi a cadere in mani nemiche. Lo stesso Colonnello si dice che si nasconda da qualche parte nel deserto del Fezzan, insieme al secondogenito ed erede designato Saif al-Islam. Il figlio maggiore Mohammed, il quartogenito Hannibal, l'unica figlia Aisha e la moglie Safiya sono riparati due mesi fa in Algeria, insieme a parecchi altri congiunti. Il terzo figlio, al-Saadi, sarebbe scappato in Niger mentre il più giovane, Khamis, dato più volte erroneamente per morto, potrebbe essere rimasto ucciso in combattimento nell'assalto finale dei ribelli a Tripoli, il 23 agosto scorso. Sembrerebbe invece essere stato senz'altro eliminato il sestogenito, Saif al-Arab, la cui abitazione fu bombardata dagli aerei della Nato il 30 aprile: con lui sarebbero periti i due figlioletti.

A complicare la vicenda, generando forse l'equivoco, il fatto che proprio a Sirte gli insorti hanno catturato un altro super-latitante: l'imam Khaled Tantoosh, che sotto il regime era il gran muftì di Libia, la massima autorità religiosa del Paese, che non aveva mai smesso di appoggiare Gheddafi. "Lo abbiamo catturato mercoledì mattina", ha raccontato Abdu Salam, uno dei cinque miliziani che hanno intercettato l'auto di Tantoosh mentre questi stava cercando di lasciare Sirte in incognito per raggiungere la capitale libica. "Aveva completamente cambiato aspetto", ha riferito l'uomo. "Si era rasato del tutto la barba", che era solito solito portare fluente.

Mentre infuria la battaglia per spegnere gli ultimi focolai della resistenza gheddafiana, la Libia pian piano si riapre al mondo. E' tornato in esercizio il gasdotto sottomarino "Greenstream", che collega la Libia alla Sicilia. Alle 9 di stamani il primo metano libico, partito dalla costa africana di Mellitha, è arrivato a Gela. E' stato così rimosso, dopo quasi 8 mesi, il blocco (per motivi di sicurezza) imposto dalla guerra civile contro il regime di Gheddafi.

Scene di entusiasmo si sono registrate sia nella centrale di partenza, sulla costa africana, che è diretta da un tecnico dell'Eni, sia tra il personale della stazione di pompaggio siciliana. A tutti i dipendenti impegnati nel ripristino della fornitura di gas, in entrambi i siti, l'amministratore delegato dell'Eni, Paolo Scaroni, ha inviato una nota di elogio per l'impegno profuso e la professionalità dimostrata.

Lungo i 520 km di metanodotto, che attraversano il Mediterraneo, scorrono attualmente 125 mila metri cubi all'ora di gas, pari a 3 milioni di metri cubi al giorno. La produzione dovrà aumentare gradualmente, fino a raggiungere, nell'arco di tre-quattro settimane, le condizioni di marcia precedenti al conflitto, che erano di 28 milioni di metri cubi al giorno, cioè di 10 miliardi di metri cubi l'anno. Del metano che arriva dalla Libia solo il 20% è utilizzato dall'Italia. Il restante 80% è destinato agli altri paesi europei, specialmente a Francia e Olanda.