TUNISI - La Tunisia va alle urne domani per scegliere i partiti che entreranno nell'Assemblea Costituente. Si aprirà così la seconda fase provvisoria dopo la rivoluzione. L'Assemblea eletta avrà una legittimità democratica: scrutinio proporzionale su liste che prevedono quote alle donne per il 50 % (anche se il 95 % dei capolista sono uomini). L'organismo è sovrano e determinerà poteri e forma di governo (presidenziale o parlamentare); il ruolo della religione nelle istituzioni, e il peso dello stato nell'economia. Fisserà inoltre la data delle prossime elezioni legislative e presidenziali.
Malgrado la rigorosa regolamentazione - della campagna elettorale, dei sondaggi, della pubblicità ai partiti - garantita dalla Commissione elettorale (Isie), nel Paese si percepisce un'atmosfera di vertigine: grande speranza mista al timore che la libertà conquistata dalla breve rivoluzione si possa disperdere in anarchia o, peggio ancora, essere recuperata da personaggi che nulla hanno dato alla rivoluzione ma molto hanno preso dalla corruzione del vecchio regime.
Il tutto sullo sfondo di un sistema mediatico che va completamete riformato. Né il sistema dei social network, che pure hanno avuto un grande peso durante la rivoluzione, arriva a soddisfare e la necessità della libera informazione.
Il fattore determinante per tutti i partiti è la loro relazione con l'identità arabo-musulmana della società tunisina, e le linee di demarcazione con l'islamismo (fino alle derive fondamentaliste). Il partito che viene dato in testa ai consensi, Nahdha (Rinascita) divide i giudizi. Nel meeting di chiusura allo stadio di Ben Arous i suoi dirigenti, servendosi di un comico chiamato per l'occasione, hanno riaffermato la vicinanza al modello turco di Erdogan, smentendo ripetutamente accuse e timori della socità civile circa il ruolo che - in caso di vittoria- il partito intenderà attribuire alla religione all'interno della nuova Costituzione, compreso il ruolo delle donne nella società. Rached Gannouchi, leader del partito, tornato da venti anni di esilio a Londra, ha chiuso il raduno invitando alla preghiera per la vittoria. Molte sono le voci circa i finanziamenti esterni di Nhadha: dai paesi del Golfo, il Qatar e l'Arabia Saudita su tutti. Accanto a questo partito islamista dal programma economico da decifrare (quest'estate il segretario di partito Jebali era al meeting di Comunione e Liberazione), i 118 partiti in campo si possono suddividere in altre tre grandi aree. Dal cosiddetto "centro" del Pdp (partito democratico progressista) all'area che va dal centrosinistra alla sinistra: dal Fdtl, Fronte democratico, di Ben Jafaar fino alla costellazione progressista che ruota attorno al partito post-comunista Ettajdid. Infine, il gruppo che si rifà all'esperienza politica di Bourghiba (Neo Destour), e che comprende formazioni nostalgiche del passato regime.
Molto dipenderà dal consenso che avrà la formazione di ispirazione islamica. Le ipotesi variano da un'Assemblea a larghe intese (con Nahdha evidentemente dentro), alla contrapposizione tra schieramenti e coalizioni. Poiché si deve scrivere la Costituzione di un paese democratico, molti osservatori (un po' meno certi partiti) augurano alla Tunisia la prima ipotesi.
Malgrado la rigorosa regolamentazione - della campagna elettorale, dei sondaggi, della pubblicità ai partiti - garantita dalla Commissione elettorale (Isie), nel Paese si percepisce un'atmosfera di vertigine: grande speranza mista al timore che la libertà conquistata dalla breve rivoluzione si possa disperdere in anarchia o, peggio ancora, essere recuperata da personaggi che nulla hanno dato alla rivoluzione ma molto hanno preso dalla corruzione del vecchio regime.
Il tutto sullo sfondo di un sistema mediatico che va completamete riformato. Né il sistema dei social network, che pure hanno avuto un grande peso durante la rivoluzione, arriva a soddisfare e la necessità della libera informazione.
Il fattore determinante per tutti i partiti è la loro relazione con l'identità arabo-musulmana della società tunisina, e le linee di demarcazione con l'islamismo (fino alle derive fondamentaliste). Il partito che viene dato in testa ai consensi, Nahdha (Rinascita) divide i giudizi. Nel meeting di chiusura allo stadio di Ben Arous i suoi dirigenti, servendosi di un comico chiamato per l'occasione, hanno riaffermato la vicinanza al modello turco di Erdogan, smentendo ripetutamente accuse e timori della socità civile circa il ruolo che - in caso di vittoria- il partito intenderà attribuire alla religione all'interno della nuova Costituzione, compreso il ruolo delle donne nella società. Rached Gannouchi, leader del partito, tornato da venti anni di esilio a Londra, ha chiuso il raduno invitando alla preghiera per la vittoria. Molte sono le voci circa i finanziamenti esterni di Nhadha: dai paesi del Golfo, il Qatar e l'Arabia Saudita su tutti. Accanto a questo partito islamista dal programma economico da decifrare (quest'estate il segretario di partito Jebali era al meeting di Comunione e Liberazione), i 118 partiti in campo si possono suddividere in altre tre grandi aree. Dal cosiddetto "centro" del Pdp (partito democratico progressista) all'area che va dal centrosinistra alla sinistra: dal Fdtl, Fronte democratico, di Ben Jafaar fino alla costellazione progressista che ruota attorno al partito post-comunista Ettajdid. Infine, il gruppo che si rifà all'esperienza politica di Bourghiba (Neo Destour), e che comprende formazioni nostalgiche del passato regime.
Molto dipenderà dal consenso che avrà la formazione di ispirazione islamica. Le ipotesi variano da un'Assemblea a larghe intese (con Nahdha evidentemente dentro), alla contrapposizione tra schieramenti e coalizioni. Poiché si deve scrivere la Costituzione di un paese democratico, molti osservatori (un po' meno certi partiti) augurano alla Tunisia la prima ipotesi.