ANKARA - In un primo tempo la risposta era stata un secco "no". La Turchia, devastata da un terremoto di magnitudo 7,2 che l'ha colpita tre giorni fa causando 461 morti e 1352 feriti, aveva rifiutato gli aiuti internazionali, tra cui quelli di Israele, accettando solo le squadre provenienti da Azerbaigian e Iran. "Il Paese - avevano fatto sapere da Ankara - è perfettamente in grado di gestire la crisi".
Oggi il Paese non ce l'ha più fatta. Nella provincia orientale di Van, epicentro del sisma, sono centinaia le famiglie costrette a passare la notte all'aperto con temperature glaciali. Servono roulotte, container, strutture per accogliere gli sfollati. Il premier Erdogan lo ha ammesso: "Nelle prime 24 ore dal sisma ci sono state delle mancanze ma lo Stato si è mobilitato con tutte le sue istituzioni". E così il capo del governo ha accettato l'offerta della comunità internazionale, compresa quelli di Israele con cui da oltre un anno il clima è fortemente conflittuale. Il retroscena risale al maggio 2010, quando l'esercito israeliano compì un raid contro la Freedom Flotilla, nave carica di attivisti, tra cui diversi turchi, che cercavano di rompere l'assedio israeliano su Gaza.
La risposta del ministro della Difesa israeliano Ehud Barak non si è fatta attendere. I primi aiuti materiali sono già stati inoltrati per via aerea alla Turchia: si tratta di almeno sette edifici prefabbricati. Altre strutture pronte ad accogliere le migliaia di persone rimaste senza casa verranno disposte nei prossimi giorni. Squadre di soccorso israeliane sarebbero già impegnate al fianco di quelle dell'Ihh, la ong turca promotrice della Freedom Flotilla per Gaza, e con quelle inviate da Teheran. ll governo israeliano ha però sottolineato che gli aiuti hanno solo una valenza umanitaria e non intendono essere un modo per forzare una ricucitura nei rapporti con l'ex alleato turco. Le due cose sono "assolutamente separate", ha spiegato il ministro degli Esteri israeliano, Avigdor Lieberman alla radio militare, osservando che "non c'è nessuna commistione tra le relazioni politico-diplomatiche e i disastri naturali".
I soccorsi: donna estratta viva dalle macerie. Intanto i soccorritori non smettono di scavare. Ieri una neonata di due settimane era stata estratta viva e illesa dalle macerie, poche ore dopo il salvataggio di un bambino di 10 anni ha dato un altro segnale di speranza. Questa mattina è stata ritrovata una donna, un'insegnante di inglese di 26 anni. Ferita, Gozde Bahar è stata immediatamente trasportata in ospedale ad Eercis dove ha avuto un arresto cardiaco. Le sue condizioni sarebbero critiche. Per Jessica Sallabank, portavoce della Federazione internazionale della Croce Rossa a Ginevra "le persone intrappolate sotto le macerie sono ancora centinaia, forse migliaia". Il lavoro dei soccorritori continua ma man mano che passano le ore la speranza di trovare persone in vita è sempre più flebile.
Benedetto XVI: "Sostegno all'opera di soccorso in Turchia". "In questo momento il pensiero va alle popolazioni della Turchia duramente colpite dal terremoto, che ha causato gravi perdite di vite umane, numerosi dispersi e ingenti danni". Lo ha detto Benedetto XVI durante la liturgia in Vaticano in preparazione dell'incontro interreligioso di domani ad Assisi. "Vi invito - ha aggiunto - ad unirvi a me nella preghiera per coloro che hanno perso la vita e ad essere spiritualmente vicini a tante persone così duramente provate". "L'Altissimo - ha concluso il Pontefice - dia sostegno a tutti coloro che sono impegnati nell'opera di soccorso".
Oggi il Paese non ce l'ha più fatta. Nella provincia orientale di Van, epicentro del sisma, sono centinaia le famiglie costrette a passare la notte all'aperto con temperature glaciali. Servono roulotte, container, strutture per accogliere gli sfollati. Il premier Erdogan lo ha ammesso: "Nelle prime 24 ore dal sisma ci sono state delle mancanze ma lo Stato si è mobilitato con tutte le sue istituzioni". E così il capo del governo ha accettato l'offerta della comunità internazionale, compresa quelli di Israele con cui da oltre un anno il clima è fortemente conflittuale. Il retroscena risale al maggio 2010, quando l'esercito israeliano compì un raid contro la Freedom Flotilla, nave carica di attivisti, tra cui diversi turchi, che cercavano di rompere l'assedio israeliano su Gaza.
La risposta del ministro della Difesa israeliano Ehud Barak non si è fatta attendere. I primi aiuti materiali sono già stati inoltrati per via aerea alla Turchia: si tratta di almeno sette edifici prefabbricati. Altre strutture pronte ad accogliere le migliaia di persone rimaste senza casa verranno disposte nei prossimi giorni. Squadre di soccorso israeliane sarebbero già impegnate al fianco di quelle dell'Ihh, la ong turca promotrice della Freedom Flotilla per Gaza, e con quelle inviate da Teheran. ll governo israeliano ha però sottolineato che gli aiuti hanno solo una valenza umanitaria e non intendono essere un modo per forzare una ricucitura nei rapporti con l'ex alleato turco. Le due cose sono "assolutamente separate", ha spiegato il ministro degli Esteri israeliano, Avigdor Lieberman alla radio militare, osservando che "non c'è nessuna commistione tra le relazioni politico-diplomatiche e i disastri naturali".
I soccorsi: donna estratta viva dalle macerie. Intanto i soccorritori non smettono di scavare. Ieri una neonata di due settimane era stata estratta viva e illesa dalle macerie, poche ore dopo il salvataggio di un bambino di 10 anni ha dato un altro segnale di speranza. Questa mattina è stata ritrovata una donna, un'insegnante di inglese di 26 anni. Ferita, Gozde Bahar è stata immediatamente trasportata in ospedale ad Eercis dove ha avuto un arresto cardiaco. Le sue condizioni sarebbero critiche. Per Jessica Sallabank, portavoce della Federazione internazionale della Croce Rossa a Ginevra "le persone intrappolate sotto le macerie sono ancora centinaia, forse migliaia". Il lavoro dei soccorritori continua ma man mano che passano le ore la speranza di trovare persone in vita è sempre più flebile.
Benedetto XVI: "Sostegno all'opera di soccorso in Turchia". "In questo momento il pensiero va alle popolazioni della Turchia duramente colpite dal terremoto, che ha causato gravi perdite di vite umane, numerosi dispersi e ingenti danni". Lo ha detto Benedetto XVI durante la liturgia in Vaticano in preparazione dell'incontro interreligioso di domani ad Assisi. "Vi invito - ha aggiunto - ad unirvi a me nella preghiera per coloro che hanno perso la vita e ad essere spiritualmente vicini a tante persone così duramente provate". "L'Altissimo - ha concluso il Pontefice - dia sostegno a tutti coloro che sono impegnati nell'opera di soccorso".