Esteri

IL DISCORSO

Obama dagli italoamericani
"Al G20 decisioni importanti"

Il presidente al Gala della Niaf: "Mai dimenticare il contributo degli immigrati". E fa un accenno alla situazione economica: "Italia nostro grande alleato"
dal nostro inviato ANGELO AQUARO

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NEW YORK -
Nella lista dei suoi sfidanti ancora non c'è ma forse proprio per questo Barack Obama vuole un presidente degli Stati Uniti italiano. La profezia di un pronipote di Cristoforo Colombo seduto sulla poltrona dello Studio Ovale è il momento più esaltante del discorso che il primo presidente nero sfoggia alla cena di gala della National Italian American Foundation: dove arriva - confessa - dopo aver lasciato la festa di Halloween con le sue bambine.

L'uomo che ha riscattato l'incubo della schiavitù e dell'immigrazione rilancia ancora una volta il sogno americano. "L'America oggi non sarebbe quella che è se non ci fosse stato il contributo degli italiani. Ma non è stato facile. Gli italiani non sono sempre stati i benvenuti. E quando pensiamo agli immigrati di oggi, dobbiamo pensare che se noi oggi ci sentiamo a nostro agio nella nostra identitá di americani, non è stato sempre così". E giù a ricordare che tutti hanno avuto un antenato che ha dovuto lottare, "genitori che dicevano: io non parlo inglese ma farò in modo che i miei figli lo parlino, che i mie figli lo possano insegnare. Io faccio un lavoro che mi spezza la schiena ma mio figlio un giorno diventerà senatore, o giudice della Corte Suprema, o Speaker della Camera dei deputati, o ministro del governo, o presidente degli Stati Uniti!".

La sala ovviamente esplode in un applauso. Perché nella notte di Washington ci sono senatori e poltici italiani a bizzeffe, c'è uno dei due giudici della Corte suprema italiani, Samule Alito, c'è la Speaker della Camera Nancy Pelosi, ci sono il ministro della Sicurezza e il ministro della Difesa Janet Napolitano e Leon Panetta, che ha guidato anche la Cia. E sì: davvero manca solo un presidente con le radici in Italy, anche se Barack fa notare che la moglie del suo vice Joe Biden, Jill, è fiera della sua origine Giacoppa, e lui stesso, Obama, ha un cognome "che finisce per vocale"...

Naturalmente l'occasione è tutta conviviale, l'Italia che il presidente viene ad omaggiare, con tanto di apprezzamento per il lavoro dell'ambasciatore Giulio Terzi di Santagata, è l'Italia - come ripete quasi recitando il mantra da cancelleria - che è "uno dei nostri più forti alleati, socio fondatore della Nato". E l'unico accenno ai problemi di questi giorni - gli americani ultimamente hanno sottolineato più volte la preoccupazione per la gestione dell'economia del governo di Silvio Berlusconi - è il rimando al prossimo G20 dove gli Usa si aspettano "una serie di decisioni importanti per l'economia mondiale". In platea Emma Marcegaglia ascolta con attenzione: "Dobbiamo prendere esempio dagli Stati Uniti e premiare sempre il merito". Ma l'unico italiano con cui Obama negli ultimi tre anni ha parlato seriamente di economia, e che la Confindustria della signora l'ha mandata a quel paese, cioè Sergio Marchionne, naturalmente non c'è.

Lasciamo perdere: stasera è festa e anche Barack gioca alla macchietta italiana. "Devo confessare che non ho un antenato italiano: non tutti possiamo avere questa fortuna.... Non sono in grado di cantare come Frankie Avalon. Non sono in grado di cucinare come le vostre nonne: Michelle non me lo permetterebbe". Gli italiani, per il presidente in cerca di rielezione, sono ovviamente un potentato e per questo lui saluta i tanti "amici" - dice in italiano. E da Colombo a Sophia Loren ("La mia favorita!") ripercorre la storia del genio italico - born or immigrated in the Usa: da Enrico Fermi a Joe DiMaggio passando per i due Frank Capra e Sinatra.

Sono 12 minuti di discorso: praticamente un saluto e via. La festa è finita e per l'euro si apre la settimana decisiva. Da oggi siamo di nuovo sotto esame. Perché - malgrado gli antenati e le sue glorie - Obama lo sa bene che l'Italia sui mercati fa paura: più della festa di Halloween che accende la notte della Casa Bianca.