TRIPOLI - Dopo sette mesi di missione, a mezzanotte si chiude formalmente l'operazione militare della Nato in Libia. Una scadenza "decisa all'unanimità", aveva indicato venerdì una fonte diplomatica dell'Alleanza, al termine di una riunione del Consiglio atlantico a Bruxelles allargato ai cinque Paesi non membri che hanno preso parte all'operazione: Qatar, Emirati Arabi, Marocco, Giordania e Svezia.
La no-fly zone e il blocco navale scadranno oggi alle 23.59 ora locale, così come stabilito da una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu la scorsa settimana e il controllo dello spazio aereo libico passerà sotto la responsabilità delle autorità libiche. E mentre "Unified Protector", questo il nome della missione, volge al termine, dal Paese nordafricano, per voce del premier del governo provvisorio Mahmud Jibril, arriva notizia della presenza di armi chimiche dopo la rivelazione, fatta ieri dalla televisione Al Arabiya, del ritrovamento di ordigni nucleari.
Jibril ha rivelato oggi la presenza di armi chimiche in Libia aggiungendo che gli ispettori internazionali arriveranno alla fine della settimana per questo motivo. Lo riferisce il Telegraph nella sua edizione online. Ieri la tv Al Arabiya aveva rivelato che Jibril aveva annunciato la scoperta di armi nucleari nel Paese, ma non ci sono state conferme ufficiali di questa dichiarazione. "Non abbia alcuna informazione esatta di stoccaggio di armi in Libia", ha commentato il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen. Anche l'Agenzia atomica internazionale non è a conoscenza di alcuna scoperta di armi nucleari in Libia. "L'Aiea non è stata informata di nessuna possibile scoperta di nuove armi nucleari in Libia", ha dichiarato la portavoce dell'Agenzia atomica internazionale a Vienna, Gill Tudor.
Rasmussen: "Un successo". "Il nostro compito militare è ormai compiuto", ha detto Rasmussen, dopo che il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha revocato il mandato che autorizzava la comunità internazionale al ricorso alla forza militare in Libia a protezione della popolazione civile. "E' un momento storico, sono il primo segretario generale della Nato che va in visita in Libia, e a mezzanotte metteremo fine alle operazioni per proteggere il popolo libico, chiudendo una delle missioni Nato di maggior successo", ha scritto su twitter Rasmussen, che oggi è andato a Tripoli per una visita non annunciata durante la quale è previsto un incontro con i leader del Consiglio nazionale di transizione. Al centro dei colloqui anche un eventuale ruolo futuro della Nato nel Paese: "A mezzanotte Unified Protector terminerà", ha detto ancora Rasmussen, "ma noi abbiamo chiaramente sostenuto che se la nuova leadership politica in Libia lo richiede, la Nato è pronta ad aiutarli nella trasformazione verso una democrazia".
Era sulla base delle risoluzioni 1970 e 1973 del Consiglio di sicurezza - che avevano imposto dure sanzioni contro il regime del colonnello e autorizzato ogni 'misura' necessaria a proteggere i civili - che l'Alleanza atlantica aveva lanciato la sua operazione "Unified protector".
Nei fatti, l'embargo sulle armi a Gheddafi e i circa 26mila raid aerei della Nato, di cui oltre 9.650 con scopo "offensivo", hanno ampiamente contribuito al cambio di regime in Libia dopo oltre quarant'anni di dittatura, anche se ciò non ha mai rappresentato l'obiettivo ufficiale della missione.
Anche per la Farnesina la missione Nato in Libia è stata "un successo", un esempio di "multilateralismo efficace". Ora riconciliazione e ricostruzione devono avvenire "nel rispetto della sovranità libica", ha detto il portavoce Maurizio Massari.
Human Rights Watch, intanto, lancia l'allarme vendette tra fazioni finora contrapposte con rappresaglie e inevitabili spargimenti di sangue. Lotte intestine e violenze tribali, afferma l'organizzazione umanitaria internazionale, rischiano di trascinare il Paese nel caos e di minare l'autorità dei nuovi leader, se non verranno poste sotto controllo.
Dopo la Nato, ipotesi di un nuovo intervento internazionale. Dalla riunione della scorsa settimana a Doha dei capi di stato maggiore dei Paesi impegnati nella missione in Libia, si sta facendo strada l'ipotesi di un nuovo intervento multinazionale - al di fuori dell'ambito Nato - che possa affiancare le nuove forze di sicurezza libiche in attività che vanno dall'addestramento delle forze di sicurezza libiche al sequestro delle armi, fino al controllo dei confini e all'assistenza per la ricostruzione delle istituzioni locali. Anche l'Italia, secondo quanto riferito dal ministro della Difesa Ignazio La Russa, è pronta a fare la sua parte.
Nuovo premier del governo provvisorio. Intanto, ieri sera Abdul al-Raheem al-Qeeb è stato eletto nuovo premier del governo provvisorio libico al posto del dimissionario Mahmoud Jibril. Al-Keib ha ricoperto finora l'incarico di vice presidente della commissione suprema per la sicurezza a Tripoli. Sostituisce Mahmoud Jibril, che aveva ripetutamente affermato che avrebbe lasciato l'incarico di primo ministro ad interim una volta che la Libia sarebbe stata completamente sotto il controllo delle forze armate del Cnt. Abdul al-Raheem al-Qeeb, ingegnere elettronico, uomo d'affari e studioso, è nato a Tripoli. E' stato eletto al primo round ottenendo 26 voti su 51 tra 5 candidati in lizza. Al-Qeeb formerà nei prossimi giorni un esecutivo provvisorio che guiderà la Libia fino alle elezioni politiche, entro 8 mesi, periodo nel quale sara preparata una Costituzione.
La no-fly zone e il blocco navale scadranno oggi alle 23.59 ora locale, così come stabilito da una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu la scorsa settimana e il controllo dello spazio aereo libico passerà sotto la responsabilità delle autorità libiche. E mentre "Unified Protector", questo il nome della missione, volge al termine, dal Paese nordafricano, per voce del premier del governo provvisorio Mahmud Jibril, arriva notizia della presenza di armi chimiche dopo la rivelazione, fatta ieri dalla televisione Al Arabiya, del ritrovamento di ordigni nucleari.
Jibril ha rivelato oggi la presenza di armi chimiche in Libia aggiungendo che gli ispettori internazionali arriveranno alla fine della settimana per questo motivo. Lo riferisce il Telegraph nella sua edizione online. Ieri la tv Al Arabiya aveva rivelato che Jibril aveva annunciato la scoperta di armi nucleari nel Paese, ma non ci sono state conferme ufficiali di questa dichiarazione. "Non abbia alcuna informazione esatta di stoccaggio di armi in Libia", ha commentato il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen. Anche l'Agenzia atomica internazionale non è a conoscenza di alcuna scoperta di armi nucleari in Libia. "L'Aiea non è stata informata di nessuna possibile scoperta di nuove armi nucleari in Libia", ha dichiarato la portavoce dell'Agenzia atomica internazionale a Vienna, Gill Tudor.
Rasmussen: "Un successo". "Il nostro compito militare è ormai compiuto", ha detto Rasmussen, dopo che il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha revocato il mandato che autorizzava la comunità internazionale al ricorso alla forza militare in Libia a protezione della popolazione civile. "E' un momento storico, sono il primo segretario generale della Nato che va in visita in Libia, e a mezzanotte metteremo fine alle operazioni per proteggere il popolo libico, chiudendo una delle missioni Nato di maggior successo", ha scritto su twitter Rasmussen, che oggi è andato a Tripoli per una visita non annunciata durante la quale è previsto un incontro con i leader del Consiglio nazionale di transizione. Al centro dei colloqui anche un eventuale ruolo futuro della Nato nel Paese: "A mezzanotte Unified Protector terminerà", ha detto ancora Rasmussen, "ma noi abbiamo chiaramente sostenuto che se la nuova leadership politica in Libia lo richiede, la Nato è pronta ad aiutarli nella trasformazione verso una democrazia".
Era sulla base delle risoluzioni 1970 e 1973 del Consiglio di sicurezza - che avevano imposto dure sanzioni contro il regime del colonnello e autorizzato ogni 'misura' necessaria a proteggere i civili - che l'Alleanza atlantica aveva lanciato la sua operazione "Unified protector".
Nei fatti, l'embargo sulle armi a Gheddafi e i circa 26mila raid aerei della Nato, di cui oltre 9.650 con scopo "offensivo", hanno ampiamente contribuito al cambio di regime in Libia dopo oltre quarant'anni di dittatura, anche se ciò non ha mai rappresentato l'obiettivo ufficiale della missione.
Anche per la Farnesina la missione Nato in Libia è stata "un successo", un esempio di "multilateralismo efficace". Ora riconciliazione e ricostruzione devono avvenire "nel rispetto della sovranità libica", ha detto il portavoce Maurizio Massari.
Human Rights Watch, intanto, lancia l'allarme vendette tra fazioni finora contrapposte con rappresaglie e inevitabili spargimenti di sangue. Lotte intestine e violenze tribali, afferma l'organizzazione umanitaria internazionale, rischiano di trascinare il Paese nel caos e di minare l'autorità dei nuovi leader, se non verranno poste sotto controllo.
Dopo la Nato, ipotesi di un nuovo intervento internazionale. Dalla riunione della scorsa settimana a Doha dei capi di stato maggiore dei Paesi impegnati nella missione in Libia, si sta facendo strada l'ipotesi di un nuovo intervento multinazionale - al di fuori dell'ambito Nato - che possa affiancare le nuove forze di sicurezza libiche in attività che vanno dall'addestramento delle forze di sicurezza libiche al sequestro delle armi, fino al controllo dei confini e all'assistenza per la ricostruzione delle istituzioni locali. Anche l'Italia, secondo quanto riferito dal ministro della Difesa Ignazio La Russa, è pronta a fare la sua parte.
Nuovo premier del governo provvisorio. Intanto, ieri sera Abdul al-Raheem al-Qeeb è stato eletto nuovo premier del governo provvisorio libico al posto del dimissionario Mahmoud Jibril. Al-Keib ha ricoperto finora l'incarico di vice presidente della commissione suprema per la sicurezza a Tripoli. Sostituisce Mahmoud Jibril, che aveva ripetutamente affermato che avrebbe lasciato l'incarico di primo ministro ad interim una volta che la Libia sarebbe stata completamente sotto il controllo delle forze armate del Cnt. Abdul al-Raheem al-Qeeb, ingegnere elettronico, uomo d'affari e studioso, è nato a Tripoli. E' stato eletto al primo round ottenendo 26 voti su 51 tra 5 candidati in lizza. Al-Qeeb formerà nei prossimi giorni un esecutivo provvisorio che guiderà la Libia fino alle elezioni politiche, entro 8 mesi, periodo nel quale sara preparata una Costituzione.