PARIGI - Il giorno dopo il rapporto Aiea che accusa l'Iran di stare realizzando ordigni nucleari, Teheran ribadisce la sua posizione: non abbandonerà "mai" il programma atomico, ha detto, citato da Al Arabiya, il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad. Posizione che rischia di accelerare il temuto scontro con Israele. "Il mondo deve impedire che l'Iran costruisca armi nucleari", esorta il primo ministro dello Stato ebraico, Benjamin Netanyahu in una nota. "Il rapporto dell'Aiea - prosegue un comunicato - rafforza la posizione della comunità internazionale e di Israele, che l'Iran sta sviluppando armi nucleari. Il significato di questo rapporto è che la comunità internazionale deve far sì che l'Iran cessi di puntare ad armi nucleari che mettono in pericolo la pace nel mondo e nel Medio Oriente".
La decisione di Teheran ad andare avanti è stata ribadita anche dall'ambasciatore iraniano presso l'Aiea Ali Asghar Soltaniyeh. Citato dall'agenzia di stampa ufficiale Irna, l'ambasciatore ha precisato che il suo paese "non abbandonerà mai i suoi legittimi diritti" in materia di nucleare, ma essendo un "paese responsabile" continuerà a "rispettare gli obblighi derivanti dal Trattato di non proliferazione nucleare", che comprendono la supervisione delle sue attività da parte dell'Aiea. Alle assicurazioni di voler collaborare con l'Agenzia atomica, Soltaniyeh,aggiunge giudizi pesanti su chi ha redatto il rapporto: è un "errore storico", è "sbilanciato, poco professionale e motivato politicamente", ha detto puntando il dito contro il direttore generale dell'agenzia di Vienna, Yukiya Amano, e affermando che questi "pagherà le conseguenze" del suo errore". Per l'ambasciatore, Amano ha violato lo statuto dell'Aiea, pubblicando "false accuse" a uno stato membro in un rapporto pubblico e consegnando documenti relativi all'Iran ai membri permanenti del Consiglio di Sicurezza Onu. Il rapporto, a suo giudizio, "non contiene niente di nuovo" rispetto alle accuse che l'Iran ha già negato negli scorsi anni.
La tensione sul versante diplomatico resta alta. Dopo le "forti preoccupazioni" espresse dall'Alto rappresentante della Ue, Catherine Ashton, l'Unione europea sta consultando gli Stati membri e i partner internazionali sull'ipotesi di sanzioni aggiuntive contro Teheran, ma esclude completamente l'opzione militare, "che solo Israele persegue". Precisazione da mettere in relazione alla posizione della Francia, che pur essendosi sempre detta contraria all'opzione militare definendola "destabilizzante", sollecita ora una riunione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu alla luce del rapporto Aiea. Il ministro degli Esteri Alain Juppè dice che "s'impone" una riunione del Consiglio di Sicurezza e ha invocato "sanzioni dure" nel confronti di Teheran: "Se l'Iran rifiuterà di attenersi alle richieste della comunità internazionale e respingerà tutte le iniziative serie di cooperazione", Parigi "è pronta a adottare, insieme alle nazioni che seguiranno, sanzioni senza precedenti".
Da parte italiana, il ministro degli Esteri, Franco Frattini, sottolinea che "i contenuti del rapporto dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica non possono che alimentare forti preoccupazioni sulla reale natura del programma nucleare iraniano". Apparentemente più conciliante la posizione britannica. "L'Iran deve cambiare rotta - dice il ministro degli Esteri William Hague - Vogliamo una soluzione negoziata e abbiamo teso la mano in segno di riconciliazione più di una volta, siamo pronti ad avere nuovi negoziati, ma solo se l'Iran è pronto a parlare sul serio del suo programma nucleare senza precondizioni".
Dal coro di allarme si dissocia invece la Russia che per bocca del vice ministro degli Esteri ribadisce l'intenzione di non sostenere nuove e più severe sanzioni contro l'Iran.
La decisione di Teheran ad andare avanti è stata ribadita anche dall'ambasciatore iraniano presso l'Aiea Ali Asghar Soltaniyeh. Citato dall'agenzia di stampa ufficiale Irna, l'ambasciatore ha precisato che il suo paese "non abbandonerà mai i suoi legittimi diritti" in materia di nucleare, ma essendo un "paese responsabile" continuerà a "rispettare gli obblighi derivanti dal Trattato di non proliferazione nucleare", che comprendono la supervisione delle sue attività da parte dell'Aiea. Alle assicurazioni di voler collaborare con l'Agenzia atomica, Soltaniyeh,aggiunge giudizi pesanti su chi ha redatto il rapporto: è un "errore storico", è "sbilanciato, poco professionale e motivato politicamente", ha detto puntando il dito contro il direttore generale dell'agenzia di Vienna, Yukiya Amano, e affermando che questi "pagherà le conseguenze" del suo errore". Per l'ambasciatore, Amano ha violato lo statuto dell'Aiea, pubblicando "false accuse" a uno stato membro in un rapporto pubblico e consegnando documenti relativi all'Iran ai membri permanenti del Consiglio di Sicurezza Onu. Il rapporto, a suo giudizio, "non contiene niente di nuovo" rispetto alle accuse che l'Iran ha già negato negli scorsi anni.
La tensione sul versante diplomatico resta alta. Dopo le "forti preoccupazioni" espresse dall'Alto rappresentante della Ue, Catherine Ashton, l'Unione europea sta consultando gli Stati membri e i partner internazionali sull'ipotesi di sanzioni aggiuntive contro Teheran, ma esclude completamente l'opzione militare, "che solo Israele persegue". Precisazione da mettere in relazione alla posizione della Francia, che pur essendosi sempre detta contraria all'opzione militare definendola "destabilizzante", sollecita ora una riunione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu alla luce del rapporto Aiea. Il ministro degli Esteri Alain Juppè dice che "s'impone" una riunione del Consiglio di Sicurezza e ha invocato "sanzioni dure" nel confronti di Teheran: "Se l'Iran rifiuterà di attenersi alle richieste della comunità internazionale e respingerà tutte le iniziative serie di cooperazione", Parigi "è pronta a adottare, insieme alle nazioni che seguiranno, sanzioni senza precedenti".
Da parte italiana, il ministro degli Esteri, Franco Frattini, sottolinea che "i contenuti del rapporto dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica non possono che alimentare forti preoccupazioni sulla reale natura del programma nucleare iraniano". Apparentemente più conciliante la posizione britannica. "L'Iran deve cambiare rotta - dice il ministro degli Esteri William Hague - Vogliamo una soluzione negoziata e abbiamo teso la mano in segno di riconciliazione più di una volta, siamo pronti ad avere nuovi negoziati, ma solo se l'Iran è pronto a parlare sul serio del suo programma nucleare senza precondizioni".
Dal coro di allarme si dissocia invece la Russia che per bocca del vice ministro degli Esteri ribadisce l'intenzione di non sostenere nuove e più severe sanzioni contro l'Iran.