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Khamenei minaccia Stati Uniti e Israele
"Se attaccati reagiremo col pugno di ferro"

La Guida suprema usa toni pesantissimi in un discorso trasmesso dalla tv di Stato. Mosca e Pechino contrarie a nuove sanzioni. Secondo fonti diplomatiche di Londra entro Natale Netanyahu lancerà un'operazione militare
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TEHERAN - Il regime iraniano non pare intenzionato ad allentare la tensione che si è fatta di nuovo altissima intorno al suo programma nucleare. In un discorso tenuto davanti a ufficiali dell'esercito e trasmesso dalla tv di Stato, l'ayatollah Ali Khamenei è tornato a minacciare Stati Uniti e Israele: si guardino bene dall'attaccare la Repubblica islamica perché Teheran saprà rispondere "con il pugno di ferro". "I nostri nemici - ha proseguito la Guida suprema - e in particolare il regime sionista, l'America e i suoi alleati, devono sapere che ogni tipo di attacco e minaccia troverà una ferma risposta. Il nostro popolo, le Guardie rivoluzionarie e l'esercito sapranno rispondere agli attacchi con colpi forti e il pugno di ferro". L'Iran non vuole aggredire nessuno, ha aggiunto Khamenei accenndando anche alla possibilità che gli aggressori siano "distrutti dall'interno".

Ieri, all'indomani della pubblicazione del rap…
TEHERAN - Il regime iraniano non pare intenzionato ad allentare la tensione che si è fatta di nuovo altissima intorno al suo programma nucleare. In un discorso tenuto davanti a ufficiali dell'esercito e trasmesso dalla tv di Stato, l'ayatollah Ali Khamenei è tornato a minacciare Stati Uniti e Israele: si guardino bene dall'attaccare la Repubblica islamica perché Teheran saprà rispondere "con il pugno di ferro". "I nostri nemici - ha proseguito la Guida suprema - e in particolare il regime sionista, l'America e i suoi alleati, devono sapere che ogni tipo di attacco e minaccia troverà una ferma risposta. Il nostro popolo, le Guardie rivoluzionarie e l'esercito sapranno rispondere agli attacchi con colpi forti e il pugno di ferro". L'Iran non vuole aggredire nessuno, ha aggiunto Khamenei accenndando anche alla possibilità che gli aggressori siano "distrutti dall'interno".

Ieri, all'indomani della pubblicazione del rapporto dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) sui programmi nucleari di Teheran, il premier israeliano Benjamin Netanyahu aveva chiesto alla comunità internazionale di "arrestare la corsa iraniana verso un'arma nucleare, minaccia per la pace nel mondo e in Medio Oriente", mentre gli Stati Uniti hanno fatto sapere che consulteranno alleati e partner per "valutare come rafforzare la pressione" sull'Iran.

Nel rapporto, l'Aiea ha espresso "serie inquietudini" sul programma nucleare iraniano e ha citato informazioni "credibili" secondo le quali l'Iran ha lavorato alla messa a punto dell'arma atomica, portando per la prima volta degli elementi che confermerebbero i sospetti occidentali sugli obiettivi militari di Teheran. I Paesi del gruppo dei sei o 5+1 (Germania, Cina, Stati Uniti, Francia, Regno Unito e Russia) incaricati del dossier sul nucleare iraniano hanno reagito in maniera diversa al rapporto.

Washington sta vagliando una possibile "pressione supplementare" sull'Iran, Parigi e Londra sono per nuove e forti sanzioni contro l'Iran. Ma la Russia ha fatto sapere di non sostenere nuove misure restrittive, affermando che non nel documento dell'Aiea non c'è nulla di "fondamentalmente nuovo". Sulla stessa lunghezza d'onda il governo di Pechino: "Le sanzioni non possono risolvere alle radici il problema" del programma nucleare iraniano, ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri cinese ripetendo che "la giusta via" è rappresentata dal "dialogo" e dai "negoziati".

In questa situazione, c'è chi ritiene imminente un attacco israeliano contro l'Iran. "Entro Natale o l'inizio del prossimo anno", sostiene un anonimo alto funzionario del Foreign Office, secondo cui il governo britannico è stato informato della volontà di Netanyahu di colpire i siti nucleari di Teheran "il prima possibile" con il supporto logistico degli americani. "Ci aspettiamo che accada qualcosa entro Natale o all'inizio del nuovo anno", ha detto la fonte, citata dal quotidiano britannico Daily Mail. Fonti del ministero della Difesa britannico hanno escluso un coinvolgimento diretto di Londra nell'operazione.

In un documento allegato al rapporto Aiea si fa riferimento, anche se non esplicitamente, allo scienziato russo Vyacheslav Danilenko, che ha negato di essere tra i padri dell'atomica iraniana. "Secondo l'Aiea, l'uomo ha lavorato presso il centro iraniano di fisica nucleare tra il 1996 e il 2002, insegnando agli iraniani la simulazione al computer di testate nucleari. Il suo nome non c'è nel documento, ma il Washington Post ha scritto in precedenza che si tratta dell'ex scienziato nucleare sovietico Vyacheslav Danilenko", ha scritto  Kommersant. Lo scienziato, che ha oggi 76 anni, ha negato tutto, parlando col quotidiano russo: "Io non sono un fisico nucleare, non sono il fondatore del programma nucleare iraniano", ha affermato rifiutandosi però di fornire ulteriori spiegazioni.