Esteri

LA DIPLOMAZIA

La Lega araba sospende Damasco
Saccheggi e assalti alle ambasciate

L'organizzazione ha preso posizione contro il regime di Assad, chiedendo l'immediata attuazione del piano di pace proposto lo scorso 2 novembre e la fine delle violenze. Previste anche sanzioni economiche e politiche. Ministro Esteri Qatar: "Decisione difficile, ma andava presa: troppi morti". La replica di Damasco: "Illegale". Organizzazioni umanitarie: almeno 4.000 vittime dall'inizio delle manifestazioni. Proteste contro le rappresentanze saudita, francese e turca

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IL CAIRO - La Siria è sempre più isolata: per fare pressione sul regime del presidente Bashar al Assad, impegnato in una sanguinosa repressione delle proteste antigovernative pacifiche, la Lega Araba ha deciso di sospendere Damasco come suo membro a partire dal 16 novembre fino a che il regime non fisserà dei termini per iniziative di pace. La Lega Araba, secondo quanto riferito dal primo ministro del Qatar, ha inoltre intenzione di imporre sanzioni economiche e politiche. L'organizzazione chiederà anche a tutti gli Stati membri di ritirare il proprio ambasciatore a Damasco e al presidente Assad di porre immediatamente fine alle azioni violente del suo esercito contro i civili.

L'annuncio ha provocato anche la reazione di sostenitori di Assad che hanno preso d'assalto rappresentanze diplomatiche di Francia e Turchia a Latikia e hano saccheggiato l'ambasciata saudita a Damasco.

Migliaia di siriani ieri sono scesi in piazza proprio per chiedere la sospensione del Paese dall'organizzazione che riunisce i Paesi arabi. "E' stata una decisione difficile", ha ammesso il ministro degli Esteri del Qatar, Hamad Ben Ghazem, ma "dopo tutti questi morti e detenuti purtroppo dovevamo prenderla", ha affermato. La sospensione è stata votata quasi all'unanimità dall'organizzazione che ha sede al Cairo. L'unico voto contrario è stato quello dello Yemen, mentre Libano e Iraq si sono astenuti.

Secondo il capo della diplomazia di Doha, la sospensione della Siria durerà finchè le autorità di Damasco non metteranno in pratica l'accordo di pace proposto dalla Lega Araba lo scorso 2 novembre. Accusa respinta al mittente da Damasco, che nega ogni responsabilità nel mancato rispetto del piano di pace, denunciando invece le attività di "gruppi terroristi" che usano armi fatte arrivare illegalmente da Paesi vicini e accusando gli Usa di continuare a fomentare le violenze: lo ha affermato il rappresentante permanente siriano presso l'organizzazione, Yousef Ahmad, definendo illegale la sospensione, perché viola "lo statuto e le regole interne della Lega".

L'organizzazione pan-araba nei giorni scorsi aveva minacciato "provvedimenti" contro Damasco se il piace di pace arabo fosse stato disatteso. Il piano prevede la fine delle violenze, il ritiro delle forze di sicurezza dalle città, la liberazione delle persone arrestate da metà marzo, l'avvio del dialogo tra il governo e le opposizioni, l'arrivo in Siria di osservatori della Lega Araba e l'apertura del Paese ai media internazionali.

Intanto, la violenza non dà tregua: in alcuni scontri avvenuti nella provincia siriana di Idlib, nel nord del Paese, oggi sono morte tre persone, un civile e due militari. Negli ultimi due giorni nel Paese si sono contate almeno altre 14 vittime dovute alle repressione delle forze di sicurezza. Lo hanno reso noto le organizzazioni siriane per la difesa dei diritti umani. Secondo il bilancio fornito dall'organizzazione Damascus center for human rights sono almeno 4mila le vittime della repressione siriana dall'inizio delle proteste contro il regime di Assad, e altre 13mila persone sono state arrestate.