DAMASCO - Continua ad aggravarsi il bilancio delle violenze di ieri in Siria, dove si è registrata una delle giornate in assoluto più sanguinose dallo scoppio della rivolta popolare contro il regime del presidente Bashar al-Assad, alla metà di marzo. Secondo l'Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, organizzazione dell'opposizione in esilio con sede nel Regno Unito, nel complesso i morti accertati ammontano ad almeno 69, oltre la metà dei quali erano civili. E cresce la tensione con la Turchia, che minaccia di tagliare le forniture elettriche al Paese.
Intanto le autorità siriane hanno rilasciato 1.180 persone arrestate nelle manifestazioni anti-regime, individui che non sono accusati di omicidio. Lo rende noto l'agenzia ufficiale Sana, ricordando che il 5 novembre scorso, in occasione della festa musulmana del Sacrificio, erano stati rilasciati altri 553 detenuti.
IL VIDEO
A far salire il bilancio hanno largamente contribuito anche gli scontri tra soldati lealisti ed ex commilitoni che hanno disertato per non essere coinvolti nelle persecuzioni a danno della popolazione: 34 i militari governativi caduti nei combattimenti con i presunti disertori, tra cui si sono registrati dodici morti.
Teatro della battaglia è stata la provincia meridionale di Deraa, dove otto mesi fa ebbero inizio le proteste, e specificamente nella zona compresa tra le località di Kherbet Ghazale e Hirak.
All'alba violente esplosioni si sono inoltre sentite a Sanamain e Angel. Quanto ai civili, stando a un altro movimento dissidente, i Comitati Locali di Coordinamento della Rivoluzione, ne sono stati uccisi 28 ancora nella provincia di Deraa, tra cui tre minorenni; tredici nella città-martire di Homs, nel centro del Paese, sei nella provincia settentrionale di Idlib, a ridosso della frontiera con la Turchia, due ad Hama, nell'ovest, e una a Qameshli, nel nord-est.
Disordini e rastrellamenti sono proseguiti per tutta la notte in diverse zone, per poi riprendere ancora in mattinata. A Zabadani, nei pressi di Damasco, nel frattempo sono stati segnalati in arrivo massicci rinforzi per Polizia ed Esercito, e si teme che entro la giornata la città sia oggetto di un'incursione militare.
Dopo gli incidenti alla rappresentanza diplomatica turca a Damasco, non cala la tensione con Ankara. Che oggi ha minacciato di sospendere le forniture elettriche alla Siria se Damasco non "cambierà corso": è questo l'avvertimento del ministro dell'Energia turco, Taner Yildiz. "Per adesso continiuamo a fornire elettricità. Ma se continua questo corso, potremmo rivedere le nostre decisioni", ha spiegato Yildiz. Tagli all'energia e alla fornitura di acqua informalmente erano considerati esclusi dal pacchetto di sanzioni contro la Siria che, da settembre, Ankara sta mettendo a punto di concerto con gli Usa per ottenere un ammorbidimento della repressione contro le proteste popolari anti-regime.
Intanto le autorità siriane hanno rilasciato 1.180 persone arrestate nelle manifestazioni anti-regime, individui che non sono accusati di omicidio. Lo rende noto l'agenzia ufficiale Sana, ricordando che il 5 novembre scorso, in occasione della festa musulmana del Sacrificio, erano stati rilasciati altri 553 detenuti.
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A far salire il bilancio hanno largamente contribuito anche gli scontri tra soldati lealisti ed ex commilitoni che hanno disertato per non essere coinvolti nelle persecuzioni a danno della popolazione: 34 i militari governativi caduti nei combattimenti con i presunti disertori, tra cui si sono registrati dodici morti.
Teatro della battaglia è stata la provincia meridionale di Deraa, dove otto mesi fa ebbero inizio le proteste, e specificamente nella zona compresa tra le località di Kherbet Ghazale e Hirak.
All'alba violente esplosioni si sono inoltre sentite a Sanamain e Angel. Quanto ai civili, stando a un altro movimento dissidente, i Comitati Locali di Coordinamento della Rivoluzione, ne sono stati uccisi 28 ancora nella provincia di Deraa, tra cui tre minorenni; tredici nella città-martire di Homs, nel centro del Paese, sei nella provincia settentrionale di Idlib, a ridosso della frontiera con la Turchia, due ad Hama, nell'ovest, e una a Qameshli, nel nord-est.
Disordini e rastrellamenti sono proseguiti per tutta la notte in diverse zone, per poi riprendere ancora in mattinata. A Zabadani, nei pressi di Damasco, nel frattempo sono stati segnalati in arrivo massicci rinforzi per Polizia ed Esercito, e si teme che entro la giornata la città sia oggetto di un'incursione militare.
Dopo gli incidenti alla rappresentanza diplomatica turca a Damasco, non cala la tensione con Ankara. Che oggi ha minacciato di sospendere le forniture elettriche alla Siria se Damasco non "cambierà corso": è questo l'avvertimento del ministro dell'Energia turco, Taner Yildiz. "Per adesso continiuamo a fornire elettricità. Ma se continua questo corso, potremmo rivedere le nostre decisioni", ha spiegato Yildiz. Tagli all'energia e alla fornitura di acqua informalmente erano considerati esclusi dal pacchetto di sanzioni contro la Siria che, da settembre, Ankara sta mettendo a punto di concerto con gli Usa per ottenere un ammorbidimento della repressione contro le proteste popolari anti-regime.