Esteri

LA REPRESSIONE

Siria, lealisti in piazza per Assad
poi l'assalto alle ambasciate

I fedeli al presidente siriano per strada nel giorno in cui, 41 anni fa, il padre prese il potere con un golpe. Protestano per la decisione della Lega araba di sospendere Damasco in seguito alla repressione (oggi l'organizzazione ha dato a Damasco un ultimatum di tre giorni). Attaccate le rappresentanze di Marocco, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. La Francia ritira il suo ambasciatore. Uccisi 17 civili

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DAMASCO - Un altro giorno di sangue in Siria. Non uno qualsiasi, ma il 41esimo anniversario del golpe che nel 1970 portò al potere Hafez al Assad, padre dell'attuale presidente Bashar. Le forze fedeli al regime sono scese in piazza per esprimere il loro sostegno al raìs e condannare la decisione della Lega Araba di sospendere l'adesione della Siria all'organizzazione inter-araba. Quindi è scattato l'assalto alle ambasciate di Marocco, Qatar ed Emirati Arabi Uniti (Eau) a Damasco. I lealisti hanno poi circondato la residenza dell'ambasciatore marocchino in Siria e, in diverse parti del paese, ucciso almeno 17 civili. Intanto la Francia ha richiamato il suo ambasciatore dal paese dopo l'attacco alle rappresentanze diplomatiche francesi nel Paese e le perduranti proteste contro il regime di Bashar al-Assad. "Ci sono state nuove violenze in Siria, che mi hanno indotto a chiudere i nostri uffici consolari ad Aleppo e a Latakia, i nostri istituti culturali e a richiamare il nostro ambasciatore a Parigi", ha detto il ministro degli esteri Alain Juppé dinanzi al Parlamento. E la giornata si è conclusa con l'ultimatum dato dalla Lega Araba a Damasco: se entro tre giorni non saranno cessate le violenze contro l'opposizione, scatteranno "sanzioni economiche".

Civili, la strage continua. Le notizie che arrivano dagli attivisti sono drammatiche: sul sito del Centro di documentazione delle violazioni in Siria, legato ai Comitati, compaiono le generalità, il luoghi e i dettagli dell'uccisione di sette persone nella regione nord-occidentale di Idlib (due a Kfarruma, altrettante a Kfarnabl, tre a Idlib città), di otto in quella centrale di Homs (cinque a Bayada, due a Homs città, una a Hula), di una a Zabadani a ovest di Damasco e un'altra ad Aqriba, nella regione meridionale di Daraa. Il bilancio totale dei morti accertati in otto mesi di repressione è, secondo i Comitati, di 4.291 uccisi. Di questi, 3.570 sono civili e i restanti appartengono all'esercito regolare, alla polizia e alle forze di sicurezza. Secondo l'ultimo bilancio aggiornato dell'Onu, diffuso dieci giorni fa, più di 3.500 siriani sono stati uccisi dal 15 marzo ad oggi. Il regime, che attribuisce le violenze a terroristi armati dai Paesi confinanti, parla invece di 1.1150 militari uccisi e circa 700 civili morti. Nelle ultime due settimane si sono intensificati gli attacchi di militari che si sono uniti ai manifestanti anti-regime contro le forze lealiste, provocando la morte di decine di soldati e agenti dei servizi di sicurezza.

Le squadre di lealisti in piazza. In migliaia sono scesi in piazza a Damasco e Latakia, principale porto nel nord-ovest, in occasione dell'anniversario del golpe del 1970, per esprimere il loro sostegno al raìs e condannare l'atteggiamento della Lega Araba di sospendere l'adesione della Siria. L'agenzia ufficiale Sana pubblica un video e numerose foto del sit-in nelle piazze di Damasco e Latakia. Oltre alle bandiere siriane, i lealisti hanno sventolato bandiere del movimento sciita libanese Hezbollah, sostenuto dall'Iran. Sempre oggi Turchia e Lega Araba - si legge in un comunicato congiunto al termine del Forum cooperazione turco-araba, svoltosi a Rabat - si sono dette contrarie a "qualsiasi intervento straniero in Siria". Nel testo si fa appello all'adozione di "misure urgenti" per proteggere i civili.

Gli assalti alle ambasciate. Ancora lealisti in azione contro le ambasciate di Marocco, Qatar ed Emirati Arabi Uniti (Eau) a Damasco, riferiscono le tv satellitari panarabe al Jazeera e al Arabiya. Altre squadre hanno circondato la residenza dell'ambasciatore marocchino in Siria. È la seconda volta in pochi giorni che lealisti siriani prendono di mira le sedi diplomatiche dei Paesi arabi che hanno sponsorizzato la decisione della Lega Araba di sospendere l'adesione di Damasco all'organizzazione inter-araba.

Disertori attaccano l'intelligence. Gruppi di militari siriani passati con l'opposizione - il Libero Esercito siriano - hanno attaccato nella notte una base dell'intelligence dell'Aeronautica militare alle porte di Damasco, hanno fatto sapere alcuni attivisti. Si tratta della prima azione contro un'importante installazione militare in otto mesi di rivolta contro il regime di Bashar al-Assad. Hanno assaltato con mitragliatrici e lanciamissili il complesso a nord della capitale, lungo l'autostrada per Aleppo. Ne è seguita una battaglia in cui sono intervenuti anche gli elicotteri del regime che hanno sorvolato l'area. Non si ha un bilancio delle vittime, anche perché la zona è stata subito isolata. Insieme all'intelligence militare, l'intelligence dell'Aeronautica ha il compito di contrastare il dissenso tra le forze armate e ha avuto un ruolo importante nella repressione delle proteste.