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BIRMANIA

Aung San Suu Kyi torna a far politica
il suo partito alle prossime elezioni

Svolta per il premio Nobel per la pace, che si ripresenta sulla scena elettorale a 20 anni dalla sua vittoria del 1990, mai riconosciuta dal regime. La Lega per la democrazia, scioltasi dopo il boicottaggio del voto del 2010, si è registrata formalmente

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RANGOON - La notizia circolava da giorni, ma oggi è arrivata la conferma ufficiale: il principale partito di opposizione in Birmania, la Lega nazionale per la democrazia guidata da Aung San Suu Kyi, ha annunciato la sua partecipazione alle prossime elezioni suppletive, dopo avere deciso di registrarsi ufficialmente. Il partito era stato sciolto nel 2010 dopo il boicottaggio del voto dello scorso novembre - atteso da vent'anni nel paese asiatico - per protestare contro una legge elettorale che obbligava l'espulsione dalle liste di dissidenti che erano agli arresti, tra i quali la stessa Aung San Suu Kyi.

Il cambio di posizione è arrivato dopo l'approvazione presidenziale di nuove modifiche alla legge elettorale che soddisfano, almeno parzialmente, l'opposizione. Non è ancora chiaro quando si terranno le elezioni ma nelle due Camere sono disponibili complessivamente 48 seggi.

"Abbiamo deciso all'unanimità che la Lega nazionale per la democrazia si registrerà, in accordo con la legge. Parteciperemo alle prossime elezioni suppletive", ha reso noto un importante esponente del partito dopo una riunione del comitato centrale.

A poco più di 20 anni dalla sua vittoria elettorale del 1990, mai riconosciuta dal regime che la spedì agli arresti per 15 anni, Aung San Suu Kyi, tornata in libertà lo scorso anno, torna quindi ufficialmente alla politica: il premio Nobel per la pace ha fatto capire nei giorni scorsi che intende candidarsi alle elezioni che potrebbero tenersi all'inizio del prossimo anno.

Lo scorso anno la Lega scelse di boicottare il voto dopo che l'allora giunta militare aveva introdotto una norma che proibiva ai partiti in lizza di avere come membri persone condannate penalmente. Dato che Suu Kyi era all'epoca ancora agli arresti domiciliari per il "reato" di aver ospitato un intruso americano nel maggio 2009, in caso di partecipazione al voto l'Nld sarebbe stato costretto ad espellere il premio Nobel dai suoi ranghi.

A inizio novembre, il governo di Thein Sein ha però eliminato quel provvedimento restrittivo, emendando inoltre un'altra legge che fissava il requisito della "salvaguardia" della Costituzione da parte dei partiti: ora i movimenti politici sono tenuti solamente a "rispettare" la Carta, un giro di parole che dovrebbe consentire una maggiore dialettica e critica politica.

Sabato scorso, un portavoce di Suu Kyi ha definito "probabile" la candidatura della donna alle elezioni suppletive. Negli ultimi mesi, dopo una serie di aperture culminate in un faccia a faccia tra la lady birmana e Thein Sein, Suu Kyi si era detta soddisfatta della disponibilità al "cambiamento" esibita dal nuovo presidente.