Ecco Mariano Rajoy, "il tenace"
ma la ricetta anti-crisi è segreta
Tutti gli ostacoli che il leader del centrodestra dovrà affrontare per evitare la bancarotta nazionale. Il suo vero programma economico non si conosce ancora. Ha promesso di non toccare le pensioni e ha evitato di parlare di tagli al bilancio ma ha detto che rispetterà le richieste della Ue e ridurrà il deficit al 4,4% in relazione col Pil dal nostro inviato OMERO CIAI
MADRID - Non è la prima che Mariano Rajoy, leader del centrodestra spagnolo, si trova con la vittoria in tasca. E' già successo nel 2004 quando il partito popolare era al governo e José Maria Aznar, allora premier, lo scelse tra i suoi vice come successore. Per tutta la campagna elettorale Rajoy primeggiò nei sondaggi ma, a tre giorni dal voto, gli attentati dell'11 marzo a Madrid (191 morti) compiuti da una cellula di Al Qaeda contro l'intervento dell'esercito spagnolo in Iraq al fianco di Bush junior cambiarono tutto lo scenario politico regalando la vittoria ad un giovane dirigente socialista: José Luis Rodriguez Zapatero. Mariano "il tenace" si ripresentò quattro anni dopo, nel 2008, e venne sconfitto di nuovo. Oggi, nonostante i brividi degli ultimi giorni per lo spread, dovrebbe coronare il suo sogno riportando il centro destra al governo.
Nato nel 1955 a Santiago de Compostela, in Galizia, figlio e nipote di avvocat…
MADRID - Non è la prima che Mariano Rajoy, leader del centrodestra spagnolo, si trova con la vittoria in tasca. E' già successo nel 2004 quando il partito popolare era al governo e José Maria Aznar, allora premier, lo scelse tra i suoi vice come successore. Per tutta la campagna elettorale Rajoy primeggiò nei sondaggi ma, a tre giorni dal voto, gli attentati dell'11 marzo a Madrid (191 morti) compiuti da una cellula di Al Qaeda contro l'intervento dell'esercito spagnolo in Iraq al fianco di Bush junior cambiarono tutto lo scenario politico regalando la vittoria ad un giovane dirigente socialista: José Luis Rodriguez Zapatero. Mariano "il tenace" si ripresentò quattro anni dopo, nel 2008, e venne sconfitto di nuovo. Oggi, nonostante i brividi degli ultimi giorni per lo spread, dovrebbe coronare il suo sogno riportando il centro destra al governo.
Nato nel 1955 a Santiago de Compostela, in Galizia, figlio e nipote di avvocati (suo nonno Enrique fu perseguitato durante la dittatura di Franco perché favorevole all'autonomia politica della Galizia dal regno di Spagna), Mariano Rajoy ha iniziato la sua avventura politica nell'ombra di un galiziano come lui, Manuel Fraga Iribarne, l'ex ambasciatore della dittatura a Londra che alla fine degli anni Settanta, con l'avvento della democrazia, fondò il nuovo partito della destra spagnola. Deputato regionale, poi nazionale, Rajoy divenne ministro nel primo governo Aznar (1996), stagione nella quale fece la trottola trasferendosi da un ministero all'altro: prima alla Funzione pubblica, poi alla Cultura, all'Istruzione ed infine agli Interni. Dicastero dove, nel 2002, visse il suo primo e più grave "incidente politico" quando la petroliera "Prestige" si schiantò sulle coste della sua Galizia rovesciando in mare quasi 80mila tonnellate di greggio e lui trascorse giorni a giurare in pubblico che non c'era una "marea nera".
All'epoca era anche vicepresidente del governo e portavoce e poco tempo dopo venne scelto da Aznar come successore perché sembrava il meno brillante e il più manovrabile tra i suoi delfini. Negli ultimi sette anni, nonostante la pressione della Chiesa contro le leggi di Zapatero (aborto e nozze gay), ha cercato di vendere una immagine molto moderata di un partito, quello Popolare, che in Spagna raggruppa tutta la destra, anche quella estrema. La dura crisi economica spagnola e i 5 milioni di disoccupati sono diventate per lui benedizioni cadute dal cielo quando ormai forse non sperava neanche più di arrivare alla Moncloa, la sede del governo. Grigio ma sensato, prevedibile ma serio, Rajoy è diventato nel 2011 la miglior soluzione per la stagione più difficile che attraversa la Spagna dalla fine della dittatura franchista. E, per tutta la campagna, ha cercato di volare più basso possibile per non irritare nessuno. Ha usato sempre parole come "dialogo", "concordia", "cambiamento", "unità", "speranza". Evitando di pronunciare mai "sacrifici" o "tagli". Un'infinita serie di eufemismi e tautologie che, ieri, "Le Monde" ed "El Pais" hanno messo in fila per prenderlo in giro. Nei comizi ha detto: "Il cambiamento vuol dire che bisogna cambiare", "le pensioni si pagano con il denaro", "creare occupazione è cosa buona per chi è disoccupato", "faremo le riforme che impone il senso comune", e perfino "ho dormito poco perché sono andato a letto tardi e mi sono alzato presto".
In Europa Rajoy, che non parla inglese ma "lo sta studiando", è quasi uno sconosciuto. Ma i legami più solidi del partito popolare spagnolo sono con la Cdu di Angela Merkel tanto che a Madrid si parla già di governo "commissariato" da Berlino (e Bruxelles) per tutti i sacrifici che Rajoy dovrà affrontare per evitare la bancarotta nazionale. Il suo vero programma economico è un segreto. Ha promesso di non toccare le pensioni e ha evitato di parlare di tagli al bilancio ma ha detto che rispetterà le richieste della Ue e ridurrà il deficit al 4,4% in relazione col Pil. Oggi, con la crescita intorno allo 0,7%, vuole dire sforbiciate al bilancio dello Stato pari ad oltre 30miliardi di euro, il triplo di ciò che ha già fatto Zapatero. Di certo c'è che se stasera sarà eletto premier, Rajoy farà di tutto per ridurre al minimo i tempi costituzionali del passaggio dei poteri e, probabilmente già domani, indicherà il nome del suo ministro dell'economia nel tentativo di calmare i mercati e di avere almeno qualche settimana di "luna di miele".