ROMA - Ci fu un traditore nella cerchia di Osama Bin Laden che permise agli americani di scoprire il rifugio di Abbottabad. Si tratta di Ayman Al Zawahiri, attuale numero uno di Al Qaeda. Sarebbe stato lui a tendere la trappola inviando per due volte nel nascondiglio pachistano dello sceicco del terrore un individuo notoriamente seguito dalla Cia. Fu Zawahiri a lasciare i sassolini sulla strada per il blitz dei Navy Seal che, il 2 maggio, si concluse con l'uccisione di Osama.
SPECIALE La caduta di Bin Laden
Questa teoria, esposta dalla televisione araba Al Arabiya, ha riaperto il caso sulla morte di Bin Laden e viene spiegata nel documentario "Battaglia per la leadership di Al Qaeda", realizzato dalla stessa emittente. Il filmato sottolinea che ogni volta che Zawahiri è salito nella scala gerarchica dell'organizzazione, "uno dei suoi rivali é stato ucciso. E' accaduto almeno cinque volte". Ma al centro del documentario c'è soprattutto l'analisi dello scontro interno ad Al Quaeda per decidere chi dovesse succedere a Bin Laden: ci vollero oltre 40 giorni prima che la Direzione generale della rete terroristica indicasse nell'egiziano il successore dello sceicco.
Zawahiri, nella visione americana, "è privo di carisma" e il baricentro dell'organizzazione si è poi non a caso spostato nella penisola arabica, terra di origine della famiglia Bin Laden. Non è la prima volta che si punta l'indice contro la "fazione egiziana": la stampa saudita ha scritto che "il corriere che gli americani seguivano era pachistano e lavorava in realtà per Zawahiri. Gli egiziani di Al Qaeda, che guidano di fatto la rete, hanno tentato dall'inizio della malattia di Bin Laden, nel 2004, di prendere il controllo dell'organizzazione". Per il film di Al Arabiya, ora che Zawahiri è arrivato ai vertici di Al Qaeda, la lotta interna non si è fermata, anzi è solo agli inizi.
Sarebbero stati proprio "gli egiziani di Al Qaeda" a convincere Osama Bin Laden a spostarsi dalle zone tribali del Pakistan ad Abbottabad. Dopo il ritorno dall'Iran nel 2010 di uno dei responsabili del network, l'egiziano Saif al-Adl, la 'fazione egiziana' di Al Qaeda "ha messo in piedi un progetto per liquidare Bin Laden". Il corriere che ha fatto scoprire il covo, secondo la stampa statunitense, è Abu Ahmed Al Kuwaiti. In una torrida giornata di luglio del 2010, secondo le versioni 'ufficiali', Ahmed fu visto al volante di una jeep Suzuki bianca. L'auto fu pedinata per oltre un mese, portando finalmente gli agenti Usa al rifugio di Osama. Nei successivi sette mesi la Cia tenne sotto stretta sorveglianza il compound con droni, satelliti e agenti segreti. Fino al blitz di maggio.
La residenza sorge a un chilometro da una delle più prestigiose accademie militari pachistane, dove appena una settimana prima si era recato il capo dell'esercito, Ashfaz Parvez Kayani. E sempre nella cittadella pachistana era stato arrestato a gennaio Umar Patek, ricercato per l'attentato di Bali del 2002 dalle polizie di mezzo mondo e ammanettato in una casa a poche centinaia di metri dal compound. Ad Abbottabad erano già arrivati anni prima i servizi segreti pachistani, che nel compound effettuarono un raid per catturare Abu Faraj al-Libbi, per oltre due anni il corriere "ufficiale" di Bin Laden.
SPECIALE La caduta di Bin Laden
Questa teoria, esposta dalla televisione araba Al Arabiya, ha riaperto il caso sulla morte di Bin Laden e viene spiegata nel documentario "Battaglia per la leadership di Al Qaeda", realizzato dalla stessa emittente. Il filmato sottolinea che ogni volta che Zawahiri è salito nella scala gerarchica dell'organizzazione, "uno dei suoi rivali é stato ucciso. E' accaduto almeno cinque volte". Ma al centro del documentario c'è soprattutto l'analisi dello scontro interno ad Al Quaeda per decidere chi dovesse succedere a Bin Laden: ci vollero oltre 40 giorni prima che la Direzione generale della rete terroristica indicasse nell'egiziano il successore dello sceicco.
Zawahiri, nella visione americana, "è privo di carisma" e il baricentro dell'organizzazione si è poi non a caso spostato nella penisola arabica, terra di origine della famiglia Bin Laden. Non è la prima volta che si punta l'indice contro la "fazione egiziana": la stampa saudita ha scritto che "il corriere che gli americani seguivano era pachistano e lavorava in realtà per Zawahiri. Gli egiziani di Al Qaeda, che guidano di fatto la rete, hanno tentato dall'inizio della malattia di Bin Laden, nel 2004, di prendere il controllo dell'organizzazione". Per il film di Al Arabiya, ora che Zawahiri è arrivato ai vertici di Al Qaeda, la lotta interna non si è fermata, anzi è solo agli inizi.
Sarebbero stati proprio "gli egiziani di Al Qaeda" a convincere Osama Bin Laden a spostarsi dalle zone tribali del Pakistan ad Abbottabad. Dopo il ritorno dall'Iran nel 2010 di uno dei responsabili del network, l'egiziano Saif al-Adl, la 'fazione egiziana' di Al Qaeda "ha messo in piedi un progetto per liquidare Bin Laden". Il corriere che ha fatto scoprire il covo, secondo la stampa statunitense, è Abu Ahmed Al Kuwaiti. In una torrida giornata di luglio del 2010, secondo le versioni 'ufficiali', Ahmed fu visto al volante di una jeep Suzuki bianca. L'auto fu pedinata per oltre un mese, portando finalmente gli agenti Usa al rifugio di Osama. Nei successivi sette mesi la Cia tenne sotto stretta sorveglianza il compound con droni, satelliti e agenti segreti. Fino al blitz di maggio.
La residenza sorge a un chilometro da una delle più prestigiose accademie militari pachistane, dove appena una settimana prima si era recato il capo dell'esercito, Ashfaz Parvez Kayani. E sempre nella cittadella pachistana era stato arrestato a gennaio Umar Patek, ricercato per l'attentato di Bali del 2002 dalle polizie di mezzo mondo e ammanettato in una casa a poche centinaia di metri dal compound. Ad Abbottabad erano già arrivati anni prima i servizi segreti pachistani, che nel compound effettuarono un raid per catturare Abu Faraj al-Libbi, per oltre due anni il corriere "ufficiale" di Bin Laden.