Esteri

Ultim'ora

Lucca, incendio in una palazzina: due morti e tredici feriti

CASO WIKILEAKS

Assange, sì all'appello su estradizione
Ora deciderà la Corte suprema britannica

Il fondatore del sito che nell'ultimo anno ha reso pubblici i documenti riservati del dipartimento di Stato Usa è accusato di abusi sessuali in Svezia. Il commento del giornalista australiano: "Una grande decisione, la battaglia per la giustizia continua"

1 minuti di lettura
LONDRA - Il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, potrà far ricorso alla Corte suprema britannica contro la decisione dell'Alta corte di estradarlo in Svezia, dove è accusato di abusi sessuali. Assange si è presentato questa mattina davanti all'Alta corte di giustizia di Londra, che ha esaminato e approvato la ricevibilità dell'appello formulato contro la sua estradizione verso la Svezia.

Assange ha ora due settimane per presentare una richiesta alla Corte suprema, ha riferito un legale del giornalista australiano. Il dossier sarà esaminato da tre giudici che decideranno sulla "validità del mandato d'arresto europeo" spiccato da un procuratore svedese.
 
"È un caso di scuola", ha detto davanti all'Alta corte Mark Summers, uno dei difensori di Assange. "Il fatto di sapere se un procuratore può chiedere un mandato di arresto europeo è un punto di diritto di interesse generale", ha sottolineato l'avvocato.

"Una grande decisione", ha commentato l'imputato, "in un momento in cui il Parlamento britannico esamina la stessa questione. La battaglia per la giustizia continua".

Il 2 novembre scorso, l'Alta corte di londra ha dato il via libera all'estradizione di Assange in Svezia. Accusato di stupro da due donne svedesi, l'australiano, 40 anni, è stato arrestato nel dicembre scorso a Londra, in virtù di un mandato di cattura europeo spiccato da Stoccolma, prima di essere posto agli arresti domiciliari nella casa di un amico, a due ore dalla capitale britannica. L'arresto avvenne mentre Wikileaks pubblicava migliaia di documenti diplomatici americani riservati. Assange ha sempre negato le accuse, sostenendo che le due donne erano consenzienti.