Esteri

SIRIA

Attivisti anti-Assad: altri 30 morti
Turchia: "Non staremo a guardare"

Il nuovo bollettino della repressione diramato dal coordinamento delle forze che si oppongono al regime di Assad. A cui si rivolge Ahmet Davutoglu, ministro degli Esteri di Ankara: "Non può mettere a repentaglio la sicurezza regionale. E se è sincero, punisca gli assassini", in riferimento all'intervista in cui il presidente siriano ha scaricato la responsabilità delle violenze su apparati fuori del suo controllo

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BEIRUT - Almeno 30 siriani, di cui sei bambini, sono stati uccisi oggi dalle forze fedeli al presidente Bashar al Assad. La metà delle vittime si registra a Homs, epicentro della rivolta e della repressione, letteralmente assediata dai soldati del presidente siriano. Lo riferiscono i Comitati di coordinamento locale degli attivisti.

Il numero dei siriani uccisi in nove mesi di proteste anti-governative supera così quota 5.000. Sul sito del Centro di documentazione delle violazioni in Siria, legato ai Comitati, il bilancio aggiornato e dettagliato delle vittime, con indicazioni del luogo e della data della loro uccisione, è di 5.011 persone uccise, di cui 4099 civili e 910 tra militari e agenti dei servizi di sicurezza. Tra i civili figurano i nomi di 341 tra bambini e adolescenti, e quelli di 117 donne. La repressione è formalmente cominciata il 15 marzo scorso. L'Onu fornisce un bilancio di circa 4.000 vittime in otto mesi di violenze.

Con l'ennesimo bollettino di sangue, si registra anche la nuova presa di posizione della Turchia, che si è rivolta direttamente al presidente siriano attraverso il suo ministro degli Esteri, Ahmet Davutoglu. Il diplomatico di Ankara ha avvertito Bashar al Assad che la Turchia non vuole interferire negli affari interni della Siria, ma non potrà "permettersi il lusso" di restare a guardare se la "sicurezza regionale" verrà messa a rischio.
 
Facendo riferimento all'intervista alla Abc in cui due giorni fa Assad aveva affermato di non aver mai dato ordine di sparare sui civili e aveva scaricato la responsabilità delle uccisioni su apparati dell'esercito fuori dal suo controllo o a "errori individuali", Davutoglu ha esortato il presidente siriano a dimostrare la propria sincerità perseguendo chi uccide i suoi oppositori: "Se Assad è sincero deve punire subito gli assassini".

Alla Abc, nella sua prima intervista a un'emittente statunitense dall'inizio delle proteste, Assad aveva dichiarato: "Non uccidiamo la nostra gente. Nessun governo al mondo uccide il proprio popolo, solo un pazzo lo farebbe". Davutoglu ha giudicato tali affermazioni una sorta di "confessione". "Vuol dire che non riesce a controllare il sistema - ha quindi spiegato il ministro degli Esteri turco -. Se è cosi, è chiaro quello che deve fare. Deve punire gli assassini. Assad deve mettere in prigione gli assassini non quelli che vogliono la riforma".

Intanto, il Consiglio nazionale siriano (Cns), la piattaforma che coordina e rappresenta l'opposizione al regime di Damasco, avverte: le forze della sicurezza siriana stanno preparando l'assalto finale a Homs, con l'obiettivo di compiere un vero e proprio "massacro". Il Cns ha detto di aver "ricevuto prove dai documenti, video e informazioni mandati da attivisti a Homs che il regime sta conducendo un massacro per zittire la Rivoluzione a Homs e in altre città".

Perché è proprio questo l'obiettivo di tanta determinazione: eliminare le forze rivoluzionarie a Homs e allo stesso tempo dare l'esempio alle altre città siriane che hanno aderito alla Rivoluzione contro Bashar al-Assad. Per questo, il Cns ha rivolto un appello alle organizzazioni internazionali e alle organizzazioni dei diritti umani perché siano prese azioni immediate per proteggere i civili.