Virginia tech, identificato il killer
c'era un piano dietro l'omicidio
Ashley Truett Ross, 22 anni, studente di un altro campus, aveva rubato un suv e si era portato un cambio: aveva pianificato tutto, ma ancora non è chiaro se volesse fare una strage come quella del 2007 o l'obiettivo era il poliziotto che ha ucciso. Si è ucciso mentre gli agenti si avvicinavano dal nostro inviato ANGELO AQUARO
NEW YORK - Voleva una strage come quella di quattro anni fa, voleva che il nome Virginia Tech si macchiasse ancora di sangue e terrore. Ashley Truett Ross, 22 anni, giovedì scorso non ha però retto al suo stesso, diabolico piano e si è ucciso subito dopo avere colpito a freddo Deriek W. Crouse, poliziotto di 39 anni, ucciso durante un normale controllo del traffico.
O forse no. Era proprio Deriek la vittima di Ashley, era proprio quel poliziotto che il giovane universitario incesurato aveva scelto per vendicare l'unica punizione che gli era stata mai inflitta: una multa per eccesso di velocità.
Sembra incredibile ma la morte del povero agente, cinque figli, è ancora senza un perché, anche se l'Fbi il giorno dopo ha più di un tassello da aggiungere alla storia che ha fatto rimpiombare il mondo al 17 aprile 2007, quando lo studente coreano Seng Hui Cho fece 32 vittime prima di spedirsi all'inferno con l'ultimo colpo in canna.
L'unica cosa…
O forse no. Era proprio Deriek la vittima di Ashley, era proprio quel poliziotto che il giovane universitario incesurato aveva scelto per vendicare l'unica punizione che gli era stata mai inflitta: una multa per eccesso di velocità.
Sembra incredibile ma la morte del povero agente, cinque figli, è ancora senza un perché, anche se l'Fbi il giorno dopo ha più di un tassello da aggiungere alla storia che ha fatto rimpiombare il mondo al 17 aprile 2007, quando lo studente coreano Seng Hui Cho fece 32 vittime prima di spedirsi all'inferno con l'ultimo colpo in canna.
L'unica cosa…
NEW YORK - Voleva una strage come quella di quattro anni fa, voleva che il nome Virginia Tech si macchiasse ancora di sangue e terrore. Ashley Truett Ross, 22 anni, giovedì scorso non ha però retto al suo stesso, diabolico piano e si è ucciso subito dopo avere colpito a freddo Deriek W. Crouse, poliziotto di 39 anni, ucciso durante un normale controllo del traffico.
O forse no. Era proprio Deriek la vittima di Ashley, era proprio quel poliziotto che il giovane universitario incesurato aveva scelto per vendicare l'unica punizione che gli era stata mai inflitta: una multa per eccesso di velocità.
Sembra incredibile ma la morte del povero agente, cinque figli, è ancora senza un perché, anche se l'Fbi il giorno dopo ha più di un tassello da aggiungere alla storia che ha fatto rimpiombare il mondo al 17 aprile 2007, quando lo studente coreano Seng Hui Cho fece 32 vittime prima di spedirsi all'inferno con l'ultimo colpo in canna.
L'unica cosa certa è che Ashley voleva uccidere.
Alle 11.25 di giovedi mattina il ragazzo che arriva dal nulla punta la pistola al proprietario di un suv Mercedes bianco per farsi consegnare le chiavi. Siamo a Redford, a pochi chilometri dal campus, dove il ragazzo risiede e studia management e business all'università locale. L'auto sfreccia in direzione del Virginia Tech e si ferma nel parcheggio Coliseum dove il poliziotto Crouse sta facendo i controlli di routine. Il ragazzo punta al poliziotto e spara.
Poi lascia l'auto e fugge verso un altro parcheggio, si cambia d'abito, butta il suo pullover e il suo cappello in uno zaino che aveva con sé e che verrà trovato lì vicino: tutto premeditato. Uno sceriffo della contea di Montgomery, dove il campo ha sede, vede un sospetto avventurarsi nel parcheggio. Ma la polizia non fa in tempo ad avvicinarsi: all'arrivo degli agenti Ashley si è già sparato.
La notizia che si tratti di uno studente, anche se di un altro campus, riporta lo sconforto tra i ragazzi che fino alla fine avevano sperato che potesse trattarsi soltanto, si fa per dire, di un incidente. E invece rieccoci. Quel nome, Ashley Ross, e quella precisazione in questo caso inquietante, studente universitario, si diffonde proprio mentre una veglia per il poliziotto ucciso riunisce il popolo del Virginia Tech.
L'indignazione si scarica su Twitter. I ragazzi del Collegiate Times, il giornale dell'ateneo che ha praticamente seguito la tragedia in diretta, sul sito e su Twitter, invitano chiunque abbia informazioni sull'assassino a mettersi in contatto. Che cosa può averlo spinto fin lì? Quale spirito maligno s'è impossessato di questo ragazzo di cui, a sorpresa, non risulta nemmeno un account su Twitter, un profilo su Facebook, nulla di nulla?
"L'intera comunità della Redford University porge le sue profonde condoglianze a tutte le persone coinvolte in questa tragedia - dice un comunicato dell'ateneo del killer - e si mette a completa disposizione delle forze dell'ordine che conducono l'indagine".
E certo: proprio come nel caso di quello studente coreano che tutti sapevano psichicamente instabile. E' sempre dopo - dopo un massacro, dopo un omicidio - che si prova a fare chiarezza. Non prima: in questo paese dove anche un teenager può comprarsi una pistola come se fosse una caramella. E portare l'inferno in terra senza un perché.
O forse no. Era proprio Deriek la vittima di Ashley, era proprio quel poliziotto che il giovane universitario incesurato aveva scelto per vendicare l'unica punizione che gli era stata mai inflitta: una multa per eccesso di velocità.
Sembra incredibile ma la morte del povero agente, cinque figli, è ancora senza un perché, anche se l'Fbi il giorno dopo ha più di un tassello da aggiungere alla storia che ha fatto rimpiombare il mondo al 17 aprile 2007, quando lo studente coreano Seng Hui Cho fece 32 vittime prima di spedirsi all'inferno con l'ultimo colpo in canna.
L'unica cosa certa è che Ashley voleva uccidere.
Alle 11.25 di giovedi mattina il ragazzo che arriva dal nulla punta la pistola al proprietario di un suv Mercedes bianco per farsi consegnare le chiavi. Siamo a Redford, a pochi chilometri dal campus, dove il ragazzo risiede e studia management e business all'università locale. L'auto sfreccia in direzione del Virginia Tech e si ferma nel parcheggio Coliseum dove il poliziotto Crouse sta facendo i controlli di routine. Il ragazzo punta al poliziotto e spara.
Poi lascia l'auto e fugge verso un altro parcheggio, si cambia d'abito, butta il suo pullover e il suo cappello in uno zaino che aveva con sé e che verrà trovato lì vicino: tutto premeditato. Uno sceriffo della contea di Montgomery, dove il campo ha sede, vede un sospetto avventurarsi nel parcheggio. Ma la polizia non fa in tempo ad avvicinarsi: all'arrivo degli agenti Ashley si è già sparato.
La notizia che si tratti di uno studente, anche se di un altro campus, riporta lo sconforto tra i ragazzi che fino alla fine avevano sperato che potesse trattarsi soltanto, si fa per dire, di un incidente. E invece rieccoci. Quel nome, Ashley Ross, e quella precisazione in questo caso inquietante, studente universitario, si diffonde proprio mentre una veglia per il poliziotto ucciso riunisce il popolo del Virginia Tech.
L'indignazione si scarica su Twitter. I ragazzi del Collegiate Times, il giornale dell'ateneo che ha praticamente seguito la tragedia in diretta, sul sito e su Twitter, invitano chiunque abbia informazioni sull'assassino a mettersi in contatto. Che cosa può averlo spinto fin lì? Quale spirito maligno s'è impossessato di questo ragazzo di cui, a sorpresa, non risulta nemmeno un account su Twitter, un profilo su Facebook, nulla di nulla?
"L'intera comunità della Redford University porge le sue profonde condoglianze a tutte le persone coinvolte in questa tragedia - dice un comunicato dell'ateneo del killer - e si mette a completa disposizione delle forze dell'ordine che conducono l'indagine".
E certo: proprio come nel caso di quello studente coreano che tutti sapevano psichicamente instabile. E' sempre dopo - dopo un massacro, dopo un omicidio - che si prova a fare chiarezza. Non prima: in questo paese dove anche un teenager può comprarsi una pistola come se fosse una caramella. E portare l'inferno in terra senza un perché.