Esteri

SOMALIA

La guerra si combatte anche su Twitter
scambi al vetriolo tra le milizie

Da una settimana botta e risposta sul web. Da una parte il portavoce della Kenya Defence Force, che appoggia i soldati burundesi e ugandesi della missione dell'Unione africana. Dall'altra l'ufficio stampa dei radicali salafiti Al Shabaab

2 minuti di lettura
C'è un'altra guerra, oltre quella sul terreno, che si combatte in Somalia. Corre sul filo della Rete, una guerra a colpi di tweet. Il Paese del Corno d'Africa ha sempre stupito per la capacità della popolazione di sopportare 22 anni di conflitti, mattanze, carestie, carenze di cibo e di medicine. Ma di avere anche la forza di portare avanti un commercio internazionale che lo rende uno dei Paesi più ambiti dal grande business: niente dazi, niente tasse, libero scambio privo di controlli. Internet e la telefonia cellulare la fanno da padrone. Sono le due uniche cose che funzionano regolarmente e anche a basso costo.

Adesso si scopre che la guerra tra le milizie degli Al Shabaab e i soldati burundesi e ugandesi dell'Amisom, la missione dell'Unione africana, sostenuti dalle forze del Kenya, si svolge anche sul web. Con scambi di messaggi, tra i comandanti, sulle tattiche usate, il numero dei morti contati da una parte e dall'altra, commenti politici, accuse sui principi e gli ideali che l'uno e l'altro fronte sostengono di portare avanti. Le battute volano su Twitter, quindi si limitano ai classici 140 caratteri. 

Ha iniziato Emmanuel Chirchir (@MajorEChirchir), portavoce della Kenya Defence Force (KDF). Con imperturbabile sciovinismo ha avvertito gli Al Shabaab: "Siate certi che tutte le truppe del Kenya sono di ottimo umore e la missione è alla portata". Non ha ricevuto risposta, ma ha insistito. Poi, ricordando la scelta di bombardare ogni gruppo di asini, usati dai miliziani legati ad Al Qaeda per i rifornimenti, ha lanciato l'ennesimo tweet rivolto alla popolazione: "Sappiate che la vendita di ogni singolo asino rischia di minare i nostri sforzi".

L'attesa non è durata a lungo. Gli Al Shabaab hanno raccolto la provocazione e una volta trovata la connessione al web hanno risposto per le rime. @HSMPress che sta per ufficio stampa Harakat Al Shabaab Mujahideen Al, il nome completo dei salafiti radicali somali, ha lanciato un primo tweet in arabo. Tradizionale: "Nel nome di Allah il misericordioso e compassionevole". Seguito subito dopo da altri messaggi in inglese: "Qualunque sia il tuo nome, sappi che il tempo qui è finito". Il portavoce Chirchir ha replicato prontamente sfoderando la sua ironia: "Il vostro inglese è incomprensibile. A chi vi riferite?". L'internauta degli Al Shabaab ha replicato: "Tempo scaduto per voi".

Il dialogo va avanti da una settimana con toni sempre più aspri. Chirchir fa leva sulla provocazione: "Negare alla donne di portare il reggiseno. E' questa la vostra vita?". La replica, immediata: "E voi, vi riducete a bombardare gli asini?". Ancora Chirchir: "La vita ha di meglio da offrire che uccidere le donne a colpi di pietra". Nuova risposta: "Vi mandiamo le foto dei soldati burundesi uccisi". Ancora Chirchir: "Tagliare mani e piedi è il volere di Dio?".

Nessuna risposta. "Credo che abbiano accusato il colpo della mia offensiva", spiega orgoglioso il maggiore Emmanuel Chirchir. "Oppure hanno solo problemi di copertura. Quando si spostano la trovano e iniziano a chattare". La forza della comunicazione e della propaganda. Le guerre oggi si combattono così. Le armi ma soprattutto la Rete. Twitter, in particolare. Più comodo, più veloce. Basta un cellulare.