GIAKARTA - Erano oltre 380 gli immigrati accalcati su un barcone di legno spezzato dalle onde al largo delle coste indonesiane, mentre tentava di raggiungere l'isola australiana di Natale. Sul numero dei dispersi le cifre fornite dalle varie autorità non danno certezze: 217 quelli dichiarati formalmente tali, ma potrebbero essere decine di più, visto che sui superstiti le fonti forniscono al massimo la cifra di 76.
Il naufragio è avvenuto la notte scorsa durante una tempesta a circa 90 chilometri al largo di Prigi Beach sulla costa di Giava. I migranti, provenienti in gran parte da Iran, Iraq e Afghanistan e partiti col sogno di chiedere asilo all'Australia, erano accalcati su una barca che avrebbe potuto accoglierne al massimo un centinaio. I superstiti, tra cui una donna e diversi bambini tra gli 8 e i 10 anni, sono stati trovati aggrappati ai rottami della barca e a sei giubbotti di salvataggio, dopo una permanenza di acqua di circa cinque ore.
Chi ce l'ha fatta ha raccontato che le onde hanno colpito la fiancata della barca, che si è spezzata a metà e si è rovesciata. "I pescatori della zona - ha detto Kelik Enggar Purwanto, il coordinatore dei servizi di emergenza sul posto - hanno riferito che c'erano fortissime correnti e onde alte anche cinque metri".
"Le condizioni meteorologiche estreme hanno ridotto la visibilità rendendo le operazioni di salvataggio molto difficili - ha aggiunto Brian Gautama, un altro dei soccorritori all'agenzia indonesiana Antara. Alcuni hanno raccontato che la meta del viaggio era l'isola di Natale, un piccolo territorio australiano nell'Oceano indiano, a circa 2.600 chilometri dalle coste settentrionali dell'Australia e 300 dalle quelle indonesiane.
In Australia il ministro dell'interno Jason Clare ha parlato di "terribile tragedia", ma le associazione di aiuto ai migranti hanno definito le sue dichiarazioni "ipocrite". "Se il governo e l'opposizione avessero veramente a cuore la sorte dei richiedenti asilo, metterebbero in campo in Australia politiche di accoglienza di cui il paese ha bisogno da molto tempo", ha dichiarato Ian Rintoul, coordinatore della Coalizione di azione per i rifugiati.
Il naufragio è avvenuto la notte scorsa durante una tempesta a circa 90 chilometri al largo di Prigi Beach sulla costa di Giava. I migranti, provenienti in gran parte da Iran, Iraq e Afghanistan e partiti col sogno di chiedere asilo all'Australia, erano accalcati su una barca che avrebbe potuto accoglierne al massimo un centinaio. I superstiti, tra cui una donna e diversi bambini tra gli 8 e i 10 anni, sono stati trovati aggrappati ai rottami della barca e a sei giubbotti di salvataggio, dopo una permanenza di acqua di circa cinque ore.
Chi ce l'ha fatta ha raccontato che le onde hanno colpito la fiancata della barca, che si è spezzata a metà e si è rovesciata. "I pescatori della zona - ha detto Kelik Enggar Purwanto, il coordinatore dei servizi di emergenza sul posto - hanno riferito che c'erano fortissime correnti e onde alte anche cinque metri".
"Le condizioni meteorologiche estreme hanno ridotto la visibilità rendendo le operazioni di salvataggio molto difficili - ha aggiunto Brian Gautama, un altro dei soccorritori all'agenzia indonesiana Antara. Alcuni hanno raccontato che la meta del viaggio era l'isola di Natale, un piccolo territorio australiano nell'Oceano indiano, a circa 2.600 chilometri dalle coste settentrionali dell'Australia e 300 dalle quelle indonesiane.
In Australia il ministro dell'interno Jason Clare ha parlato di "terribile tragedia", ma le associazione di aiuto ai migranti hanno definito le sue dichiarazioni "ipocrite". "Se il governo e l'opposizione avessero veramente a cuore la sorte dei richiedenti asilo, metterebbero in campo in Australia politiche di accoglienza di cui il paese ha bisogno da molto tempo", ha dichiarato Ian Rintoul, coordinatore della Coalizione di azione per i rifugiati.