Esteri

SIRIA

Damasco, ancora una giornata di sangue
Assad accusa Al Qaeda: "E' opera loro"

Altre 23 persone uccise secondo gli attivisti, dopo gli attentati di ieri. Il consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite esprime però solidarietà al popolo e alle vittime, e non al governo. Nulla di fatto invece sulla risoluzione di condanna poer le violenze contro gli oppositori. False rivendicazioni dei Fratelli musulmani, che smentiscono sul web

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DAMASCO - In Siria è una vigilia di Natale macchiata dal sangue di altri 23 civili uccisi, secondo quanto riportano gli attivisti, dalle forze fedeli al presidente Bashar al Assad, mentre si attende stasera l'arrivo a Damasco del capo degli osservatori della Lega Araba. Dal Cairo, il segretario dell'organizzazione panaraba, Nabil al-Arabi, ha condannato gli attentati di ieri contro le forze di sicurezza siriane che ha fatto, secondo la versione ufficiale, 44 morti a Damasco.
Ma le vittime sono ancora senza nome. I media governativi, che oggi hanno dato ampio spazio alla notizia dei funerali di Stato delle vittime, celebrati in pompa magna nella Grande Moschea degli Omayyadi, a più di 24 ore dagli attacchi non hanno fornito le generalità di nessuno degli uccisi.
In tale contesto s'inserisce il tentativo odierno di addossare la responsabilità degli attentati ai Fratelli musulmani, movimento sunnita tradizionalmente ostile al regime degli al Assad, illegale dal 1980 e la cui appartenenza è stata punita per decenni con la pena di morte.
Un ingegnere informatico di Aleppo, Emile Nasrallah, cristiano e vicino al regime secondo i suoi post sul profilo Facebook, aveva creato il 30 novembre scorso un sito Internet speculare di quello dei Fratelli musulmani in Siria, per pubblicarvi oggi un comunicato - falso - in cui il movimento sunnita rivendicava il duplice attentato. Ma sul suo vero sito Internet, la Fratellanza musulmana aveva ieri subito condannato gli attacchi, ribadendo il principio di condurre la rivoluzione in Siria con metodi pacifici. Gli attivisti dei Comitati di coordinamento hanno intanto diramato stasera il bilancio giornaliero della repressione, 23 uccisi registrati a Homs, Idlib, Daraa e nei sobborghi di Damasco.

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L'Onu al lavoro. I quindici membri del Consiglio di sicurezza dell'Onu hanno condannato  gli attentati di Damasco, senza però riuscire a raggiungere un accordo su un progetto di risoluzione presentato dalla Russia e criticato da parte dell'Occidente. Il Consiglio "condanna nella maniera più forte gli attacchi" di ieri, che hanno causato almeno 44 morti ieri nella capitale siriana, attribuiti dalle autorità della Siria a due attentatori suicida di Al Qaeda. Accuse che gli oppositori del presidente Assad rovesciano invece sul regime.  I membri del Consiglio di sicurezza hanno presentato "le loro condoglianze più sincere per le vittime di queste azioni odiose ai loro familiari e al popolo siriano". Generalmente, il Consiglio presenta le condoglianze al governo del paese colpito da attacchi di questo genere e pertanto la diversa formulazione usata in questa circostanza pare avere una forte valenza politica.
Sul fronte diplomatico, i quindici membri del Consiglio di sicurezza sono ancora al lavoro su un progetto di risoluzione presentato dalla Russia, che condanna le violenze commesse "da tutte le parti in causa, compreso l'uso sproporzionato della forza da parte delle autorità siriane". Il testo è giudicato troppo timido da diverse potenze occidentali, che chiedono un maggior sostegno alle posizioni della Lega Araba contro la Siria, il rilascio dei prigionieri politici e la necessità di assicurare alla giustizia chi ha commesso violazioni dei diritti dell'uomo.

L'Iran condanna.
Condanna per gli attentati di Damasco anche da parte del governo iraniano. In una nota, citata dall'agenzia d'informazione 'Irna', il ministero degli Esteri di Teheran ha sottolineato che gli attentati rappresentano una minaccia per la stabilità dell'intero Medioriente. "Senza dubbio - si legge nella nota - l'instabilità e le minacce alla sicurezza nazionale della Siria, che è quello che i nemici intendono provocare, rappresentano non solo una minaccia per i siriani, ma anche per tutte le altre Nazioni della regione".