Salta vertice Merkel-Monti-Sarkozy
Monti: "Germania faccia di più per l'Italia"
<em><em><em><em class="author">di ANDREA TARQUINI</em></em></em></em>
L'annullamento del summit di venerdì è un duro colpo per il premier italiano, che era stato associato al tandem franco-tedesco. Ma anche il segno che gli equilibri nell'Unione sono ancora più compromossi dopo il downgrade dell'agenzia americana. Il presidente del Consiglio a Berlino: "Dovete aiutarci di più"
BERLINO - Un brutto colpo per l'unità politica dell'eurozona e dei suoi grandi, pochi giorni dopo il declassamento di Francia, Italia, Austria e altri paesi dell'area della moneta comune da parte dell'agenzia di rating Standard&Poor: slitta a febbraio il vertice a tre Merkel-Monti-Sarkozy che era previsto per questo venerdì 20 a Roma. Lo ha annunciato il presidente francese, a Madrid, dopo il suo incontro con il nuovo premier conservatore spagnolo, Mariano Rajoy. Il summit trilaterale si terrà presumibilmente a fine febbraio, quindi non prima del vertice europeo sulla crisi dell'euro e del debito sovrano anticipato alla fine di questo mese, bensì dopo.
L'annuncio di Sarkozy è venuto dopo le 17 ora locale tedesca e italiana, al termine d'una giornata di tensioni e incertezze causate da voci insistenti sul rinvio del vertice. Fonti francesi avevano cominciato a dire che il capo della Quinta Repubblica aveva chiesto lo slittamento del summit, invoca…
L'annuncio di Sarkozy è venuto dopo le 17 ora locale tedesca e italiana, al termine d'una giornata di tensioni e incertezze causate da voci insistenti sul rinvio del vertice. Fonti francesi avevano cominciato a dire che il capo della Quinta Repubblica aveva chiesto lo slittamento del summit, invoca…
BERLINO - Un brutto colpo per l'unità politica dell'eurozona e dei suoi grandi, pochi giorni dopo il declassamento di Francia, Italia, Austria e altri paesi dell'area della moneta comune da parte dell'agenzia di rating Standard&Poor: slitta a febbraio il vertice a tre Merkel-Monti-Sarkozy che era previsto per questo venerdì 20 a Roma. Lo ha annunciato il presidente francese, a Madrid, dopo il suo incontro con il nuovo premier conservatore spagnolo, Mariano Rajoy. Il summit trilaterale si terrà presumibilmente a fine febbraio, quindi non prima del vertice europeo sulla crisi dell'euro e del debito sovrano anticipato alla fine di questo mese, bensì dopo.
L'annuncio di Sarkozy è venuto dopo le 17 ora locale tedesca e italiana, al termine d'una giornata di tensioni e incertezze causate da voci insistenti sul rinvio del vertice. Fonti francesi avevano cominciato a dire che il capo della Quinta Repubblica aveva chiesto lo slittamento del summit, invocando urgenti e importanti ragioni di politica interna. Il portavoce di Angela Merkel, Steffen Seibert, aveva a sua volta affermato dapprima, in conferenza stampa, che il vertice con la data del 20 gennaio era ancora nell'agenda di lavoro della Cancelliera; poi, interpellato dall'agenzia di stampa tedesca Dpa, che non poteva escludere un suo rinvio, e che "spetta all'Italia decidere". Infine, dopo un'altalena di dubbi e boatos, è arrivata la dichiarazione ufficiale di Sarkozy che annunciava il rinvio. Dichiarazione eccolta con imbarazzo dal governo tedesco: "Non la commenteremo finché non la commenterà Monti, cioè il leader del paese ospitante e invitante", ci hanno detto poco fa i portavoce di Berlino.
Per Mario Monti, lo slittamento del vertice significa anche la rinuncia immeritata a un successo diplomatico: Roma avrebbe ospitato un summit tra le due potenze-guida dell'Europa, Germania e Francia, ma con l'Italia non solo ospitante bensì anche a pari dignità al loro fianco. Sarebbe stato un nuovo appoggio implicito ma formale di Berlino e Parigi alla manovra di risanamento, dopo i ripetuti elogi di Angela Merkel (anche nell'intervista alla radio pubblica tedesca Deutschlandfunk, riportata stamane lunedì da Repubblica) e dopo lo shock del downgrading da parte di Standard&Poor. Le cause reali del rinvio del summit non sono ancora chiare. Certo, dopo che la stessa Francia, solida economia globale e potenza mondiale di rango grazie all'arsenale nucleare, ha incassato lo schiaffo e il trauma del declassamento, tutto è di fatto cambiato in peggio nell'atmosfera in Europa. Parigi ha perso davanti ai mercati la pari dignità con la Germania, a circa cento giorni dalla prova (difficilissima per Sarkozy) delle elezioni presidenziali.
Al vertice, il presidente francese si sarebbe trovato a fianco di Monti nel sostenere una linea più decisamente favorevole a interventi per la crescita economica, rispetto alla linea del rigore tedesco. Confermata oggi dal governo federale che qui ha continuato a escludere ogni aumento di dotazione del Fondo salvastati europeo Fesf. Ma l'avrebbe rappresentata come presidente indebolito. Il tandem francotedesco non è più coppia tra due partner a pari forza, e tutta l'Europa risente del problema francese, forse più di quanto non risenta dei problemi dell'Italia considerata da anni paese con serie difficoltà di bilancio, e almeno rilanciata nel prestigio dallo sforzo di Monti. In Germania si odono voci allarmiste: secondo Asgar Belke, economista dell'istituto di analisi economica DIW, le tensioni successive al declassamento di tanti paesi potrebbero anche far esplodere l'eurozona. E in dichiarazioni pubblicate domenica dal settimanale Der Spiegel, per la prima volta un vip del mondo economico tedesco - il numero uno del colosso industriale multicomparto Linde, Wolfgang Reitzle - ha invitato a non considerare una fine dell'euro come un tabù: la Germania sopravviverebbe al colpo, egli ha sottolineato.
Monti al Financial Times. Il premier Mario Monti ha chiesto alla Germania e ad altri paesi creditori di fare di più per aiutare l'Italia a ridurre i costi di finanziamento. Monti - in un'intervista al Financial Times - ha avvertito che ci potrebbe essere forte reazione negativa fra gli elettori dei paesi periferici dell'area euro se questo non sarà fatto. Un concetto espresso dal presidente del Consiglio anche in un'intervista rilasciata a un giornale tedesco prima della sua ultima visita a Berlino.
L'annuncio di Sarkozy è venuto dopo le 17 ora locale tedesca e italiana, al termine d'una giornata di tensioni e incertezze causate da voci insistenti sul rinvio del vertice. Fonti francesi avevano cominciato a dire che il capo della Quinta Repubblica aveva chiesto lo slittamento del summit, invocando urgenti e importanti ragioni di politica interna. Il portavoce di Angela Merkel, Steffen Seibert, aveva a sua volta affermato dapprima, in conferenza stampa, che il vertice con la data del 20 gennaio era ancora nell'agenda di lavoro della Cancelliera; poi, interpellato dall'agenzia di stampa tedesca Dpa, che non poteva escludere un suo rinvio, e che "spetta all'Italia decidere". Infine, dopo un'altalena di dubbi e boatos, è arrivata la dichiarazione ufficiale di Sarkozy che annunciava il rinvio. Dichiarazione eccolta con imbarazzo dal governo tedesco: "Non la commenteremo finché non la commenterà Monti, cioè il leader del paese ospitante e invitante", ci hanno detto poco fa i portavoce di Berlino.
Per Mario Monti, lo slittamento del vertice significa anche la rinuncia immeritata a un successo diplomatico: Roma avrebbe ospitato un summit tra le due potenze-guida dell'Europa, Germania e Francia, ma con l'Italia non solo ospitante bensì anche a pari dignità al loro fianco. Sarebbe stato un nuovo appoggio implicito ma formale di Berlino e Parigi alla manovra di risanamento, dopo i ripetuti elogi di Angela Merkel (anche nell'intervista alla radio pubblica tedesca Deutschlandfunk, riportata stamane lunedì da Repubblica) e dopo lo shock del downgrading da parte di Standard&Poor. Le cause reali del rinvio del summit non sono ancora chiare. Certo, dopo che la stessa Francia, solida economia globale e potenza mondiale di rango grazie all'arsenale nucleare, ha incassato lo schiaffo e il trauma del declassamento, tutto è di fatto cambiato in peggio nell'atmosfera in Europa. Parigi ha perso davanti ai mercati la pari dignità con la Germania, a circa cento giorni dalla prova (difficilissima per Sarkozy) delle elezioni presidenziali.
Al vertice, il presidente francese si sarebbe trovato a fianco di Monti nel sostenere una linea più decisamente favorevole a interventi per la crescita economica, rispetto alla linea del rigore tedesco. Confermata oggi dal governo federale che qui ha continuato a escludere ogni aumento di dotazione del Fondo salvastati europeo Fesf. Ma l'avrebbe rappresentata come presidente indebolito. Il tandem francotedesco non è più coppia tra due partner a pari forza, e tutta l'Europa risente del problema francese, forse più di quanto non risenta dei problemi dell'Italia considerata da anni paese con serie difficoltà di bilancio, e almeno rilanciata nel prestigio dallo sforzo di Monti. In Germania si odono voci allarmiste: secondo Asgar Belke, economista dell'istituto di analisi economica DIW, le tensioni successive al declassamento di tanti paesi potrebbero anche far esplodere l'eurozona. E in dichiarazioni pubblicate domenica dal settimanale Der Spiegel, per la prima volta un vip del mondo economico tedesco - il numero uno del colosso industriale multicomparto Linde, Wolfgang Reitzle - ha invitato a non considerare una fine dell'euro come un tabù: la Germania sopravviverebbe al colpo, egli ha sottolineato.
Monti al Financial Times. Il premier Mario Monti ha chiesto alla Germania e ad altri paesi creditori di fare di più per aiutare l'Italia a ridurre i costi di finanziamento. Monti - in un'intervista al Financial Times - ha avvertito che ci potrebbe essere forte reazione negativa fra gli elettori dei paesi periferici dell'area euro se questo non sarà fatto. Un concetto espresso dal presidente del Consiglio anche in un'intervista rilasciata a un giornale tedesco prima della sua ultima visita a Berlino.