Esteri

IL CASO

Due italiani rapiti in India
Gruppo maoista rivendica sequestro

La Farnesina conferma il sequestro avvenuto nello stato dell'Orissa. I due, una guida turistica e un medico missionario,  sarebbero stati prelevati da esponenti del movimento Basadhara, mentre scattavano delle foto in una zona in cui era vietato. I rapitori chiedono la liberazione di prigionieri politici e un riscatto entro stasera
 

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NUOVA DELHI - La Farnesina conferma il rapimento dei due italiani in India. Fin da ieri sera l'unità di crisi è stata in contatto con il console generale a Calcutta, Joel Melchiori, che ha operato in collaborazione con la polizia locale per aver conferma del rapimento. Avvisate le famiglie, il ministero ha confermato più tardi anche l'identità dei due rapiti. Sono la guida turistica Paolo Bosusco, piemontese di Condove, e un medico missionario Claudio Colangelo, di Rocca di Papa, località a pochi chilometri da Roma. Il rapimento è stato rivendicato dal gruppo maoista di Orissa.  La stampa indiana riferisce che i due stavano facendo fotografie in aree tribali "interne", un'azione vietata dalle autorità dello Stato. Il sequestro è stato confermato anche dal capo della polizia dello stato indiano dell'Orissa, Manmohan Praharaj.

Il sequestro dei due italiani è stato organizzato un gruppo maoista dell'Orissa, stato federato dell'India orientale. Il rapimento è avvenuto nella zona di Kandhamal e i due turisti sono stati portati via da esponenti del gruppo Basadhara.


LA MAPPA

L'AUDIOMESSAGGIO DEI MAOISTI: "Trattano la gente locale come scimmie"

Le richieste dei rapitori. In un'audio-rivendicazione i rapitori hanno avanzato 13 richieste al governo centrale. Tra queste c'è il rilascio di prigionieri politici e il blocco dell'operazione Green hunt, lanciata nel novembre del 2009 dal governo indiano contro i ribelli maoisti Naxaliti. "Abbiamo imprigionato due turisti italiani - si dice nel messaggio - . Abbiamo fissato una scadenza per domenica sera per fermare tutte le operazione contro i Naxal e andare avanti con il dialogo sulle nostre richieste in 13 punti. Se il governo non lo farà, sarà l'unico responsabile di ciò che accadrà ai turisti". Dopo qualche ora è arrivata la risposta del governo dell'Orissa. Il capo del governo, Naveen Patnaik, ha lanciato un appello ai rapitori in cui si dice aperto a negoziati e colloqui a condizione che i due italiani rapiti siano rilasciati immediatamente incolumi.

E' la prima volta, secondo i media locali, che i maoisti dell'Orissa sequestrano stranieri. Ci potrebbe essere uno scontro in seno al partito comunista indiano dei maoisti dietro al rapimento dei due italiani. Dietro la guerriglia, secondo alcuni analisti, ci sarebbero i finanziamenti e le armi di Pechino. Non esiste invece alcun collegamento, al momento, con il caso dei due marò trattenuti in Kerala. Ci potrebbe essere uno scontro in seno al partito comunista indiano dei maoisti dietro al rapimento dei due italiani.

VIDEO L'appello del premier di Orissa ai rapitori

Le fotografie. Il sito della tv indiana Ndtv riferisce che poco prima del rapimento, i due italiani stavano facendo foto di donne locali che si stavano bagnando in un fiume. La vicenda potrebbe anche inserirsi in un'altra controversia che oppone il governo locale ai tour operator che negli ultimi tempi stanno tentando di organizzare "pacchetti" turistici per andare a vedere le tribù più remote di queste aree. Funzionari della polizia di Kandhamal hanno riferito di essere stati avvicinati da turisti stranieri attraverso una ong locale per poter ottenere l'autorizzazione ad entrare nelle aree interne, ma gli era stato impedito. La legislazione locale è diventata rigida in materia di protezione della privacy dei gruppi tribali dopo che da circa un mese i tour operator hanno cominciato ad attirare turisti stranieri con la promessa di "safari umani" nella Bonda Valley del distretto di Malkangiri.

Chi sono i due rapiti. Bosusco, nato a Condove (Torino), da novembre a giugno gestisce nella città di Puri un'agenzia di viaggi, l'Orissa Adventurous Trekking, specializzata in escursioni nell'interno per conoscere le tribù primitive della regione. E' molto conosciuto nella zona. A lui si è rivolto Colangelo, un medico missionario di 61 anni di Rocca di Papa, in provincia di Roma. Colangelo si era rivolto a Bosusco per il viaggio proprio per la sua passione per la cultura delle tribù primitive.
I due erano partiti il 12 marzo da Puri per un trekking di cinque giorni.

Il sequestro. Non è ancora chiaro il momento in cui i due italiani sono stati sequestrati. Secondo la polizia del distretto di Kandahamal, dove è avvenuto il sequestro, i due italiani sono stati rapiti il 14 marzo, nell'area di Surada, insieme a due indiani, un autista e un cuoco, rilasciati immediatamente. Secondo altre fonti, invece, il rapimento è avvenuto ieri. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo sul rapimento per "finalità di terrorismo"; titolare del fascicolo è il sostituto procuratore Erminio Amelio.

La regione. L'Orissa è una delle province più povere dell'India, dove sono attivi circa 20.000 guerriglieri maoisti, che rappresentano oggi una delle principali sfide per la sicurezza interna. Occupano un 'corridoio rosso' che s'estende dallo Stato meridionale dell'Andhra Pradesh, attraversa il Chattisgarh, fino al West Bengala e al Nepal. Secondo stime del governo, i ribelli comunisti sono presenti in un terzo dei 600 distretti indiani, in prevalenza campagne e foreste popolate da comunità tribali. Nel 2009, l'anno più sanguinoso, hanno lanciato oltre mille attacchi contro obiettivi governativi, uccidendo almeno 600 persone.

I ribelli Naxal. Noti come 'naxaliti' dall'insurrezione del 1967 a Naxalbari, nel Bengala Occidentale, rappresentano un movimento con diverse sfaccettature. L'ideologia marxista comunista a cui si ispirano continua a sedurre le masse agricole e le comunità tribali rimaste escluse dal boom economico. Ma i sanguinosi attentati, le estorsioni e i rapimenti per finanziarsi li hanno confinati dietro un muro di ostilità dell'opinione pubblica. In loro favore si sono tuttavia levate voci di intellettuali di sinistra come la scrittrice pacifista Arundhati Roy, che si è detta pronta a mediare in un eventuale negoziato di pace coi ribelli.