Esteri

LA SCHEDA

"Ghandiani" e sanguinari
i maoisti in terra indiana

Alla scoperta degli eredi dei naxaliti che per primi introdussero la "guerra armata di popolo" nel Bengala Occidentale più di 40 anni fa. Quanti sono, come combattono, dove si nascondono, come fanno proseilitismo. E quali strade praticare per la liberazione dei due italiani rapiti di RAIMONDO BULTRINI

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BANGKOK  -  "Gandhiani col fucile", così li ha definiti la scrittrice indiana Arundhati Roy. Le forze di sicurezza e il governo indiano presentano invece i maoisti come demoni ideologicamente indottrinati, che sfruttano l'ignoranza delle popolazioni indigene e li convincono a consegnare i loro figli fin dalla età di 13, 14 anni per trasformarli in spietati guerriglieri dell'Esercito del Popolo, dopo un anno di training militare e lavaggio del cervello.

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Ma chi sono veramente gli eredi dei celebri naxaliti che per primi introdussero la "guerra armata di popolo" nel Bengala Occidentale più di 40 anni fa? La versione moderna del Partito comunista (maoista) dell'India, o CPI (M) nasce il 21 settembre del 2004 dopo la decisione di due gruppi radicalmente divisi tra filo sovietici leninisti e filo-cinesi maoisti di combattere assieme contro lo Stato, come fecero i ribelli nel piccolo villaggio di Naxalbari nel 1967. Il loro primo capo, Muppala Lakshman Rao, è ancora al vertice dell'intera organizzazione, ramificata ormai in quasi metà degli Stati dell'India, anche se ultimamente comincia ad avvertire i colpi della repressione. Lui, un ex insegnante e Fuoricasta dalit, è tra i pochi sopravvissuti del Comitato centrale originario, decimati dagli "incontri" con le forze di sicurezza, dagli arresti e dalle rese in cambio di soldi.

I maoisti adottano una tattica di guerriglia capillare militare e ideologica, divisa però a stretti compartimenti. Le basi di reclutamento e di azione sono nei vasti territori di foreste (ben dieci milioni di ettari) a cavallo tra almeno 12 dei 28 Stati dell'India, tra i quali l'Orissa, dov'è avvenuto il rapimento degli italiani, il Chattisgharh, il Bihar, il Jharkhand, Maharastra e Bengala occidentale, i più poveri. La loro presenza spesso sostituisce quella dello Stato, con tribunali, scuole e comitati del popolo, e per contrastarla sono state lanciate operazioni di truppe speciali su larga scala come Green Hunt, avviata nel 2009, oltre a una costosa campagna "acquisti" tra i quadri comunisti più malleabili e stanchi di guerra.

Le divisioni maoiste sono formate da Comitati di zona che controllano con plotoni di guerriglieri fasce limitate di territorio. Cinque o sei villaggi sono raccolti sotto un Comitato di sezione, e diversi comitati di sezione formano un Comitato di area, corrispondente a una divisione. L'ala più politica si incarica di fare proselitismo e raccogliere informazioni sulle attività delle imprese che lavorano sul territorio di tribali e dalit, di reclutare nuovi quadri per sostituire quelli arrestati o uccisi, e in genere di trasformare in guerriglia il malcontento tra le popolazioni lasciate fuori dalla "globalizzazione", uno dei nuovi e potenti nemici ideologici dei maoisti. L'Orissa ha infatti il tasso ufficiale più alto di cittadini "sotto la soglia della povertà", il 47 per cento.

Il gruppo che ha ideato ed eseguito il rapimento dei due italiani appartiene al Comitato speciale di Zona del confine Andhra-Orissa, della divisione Vansadhara. Il capo si chiama Sabyasachi Panda, ha 42 anni e appartiene a un'alta casta di bramini da sempre in politica. Suo padre era leader di un Partito locale e la scelta ribelle del figlio ha creato scompiglio in famiglia e nell'organizzazione. In dieci anni di clandestinità, Sabyasachi è salito di gradino in gradino ai vertici del gruppo, ma viene considerato un quadro "moderato", in contrasto con gli eccessi sanguinari di altri leader maoisti che programmano attacchi anche indiscriminati, compresi quelli contro autobus e treni o contro i villaggi di eventuali "traditori".

L'intelligence Indiana calcola tra i 300 e i 500 il numero dei quadri maoisti armati in Orissa, aggregati a uno dei sette Comitati di divisione coordinati da Sabyasachi. Ma la sua leadership, secondo le stesse fonti, è oggi in discussione, e diversi suoi ex assistenti, compreso un capo divisione, si sono consegnati proprio nelle settimane scorse alla polizia a causa dell'accresciuto dominio dell'"ala dura" dei maoisti dell'Andra Pradesh, considerati molto più spietati e "irrispettosi perfino delle nostre donne soldato", come ha dichiarato uno dei transfughi facendo nomi e cognomi. Sabyasachi, a dar fede agli ex commilitoni, agirebbe dunque come una bestia ferita, in una posizione di apparente debolezza. Uno dei segnali è che per liberare gli italiani chiede uno scambio di prigionieri tra i quali sua moglie Subhashree, arrestata a gennaio.