Esteri

INDIA

Italiani rapiti dai maoisti nell'Orissa
sulla liberazione nessuna conferma

Le voci diffusesi nella notte non hanno trovato alcun riscontro. Le trattative per il rilascio di Colangelo e Bosusco sono interrotte. La situazione complicata dal sequestro di un parlamentare messo in atto da un altro gruppo di guerriglieri

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BHUBANESWAR (Orissa) - Con il sole ormai alto, se Claudio Colangelo e Paolo Bosusco fossero stati davvero liberati sarebbero già al sicuro, e purtroppo non è successo. I rumors fortissimi rimbalzati ieri notte con formula dubitativa su tutte le televisioni locali e nazionali indiane si sono lentamente dissolti, e anche se non esiste ancora nessuna smentita ufficiale proveniente dai maoisti o dalle istitutuzioni, e non si è quindi ancora spenta del tutto la fiammella della speranza, la liberazione dei due ostaggi italiani nell'Orissa è tornata a essere quasi solo un auspicio.

Si ricomincia dunque dal pantano politico che ruota intorno alla guest house di Stato della capitale Bhubaneswar, dove ieri i colloqui si sono ufficialmente interrotti per le continue violenze che provengono quasi quotidianamente dalle diverse fazioni dei sanguinari ribelli maoisti naxaliti. Prima, giovedì, l'assassinio di un poliziotto trascinato nella foresta e freddato con fucilate alla testa: poi, nella notte di venerdì, il rapimento di un parlamentare messo in atto da più di cento maoisti mentre rincasava con guardia del corpo e autista, a centinaia di chilometri da Bhubaneswar ma sempre in Orissa. Condizioni impraticabili per andare avanti a trattare, mentre il cessate il fuoco dichiarato dagli stessi maoisti si rivela quotidianamente carta straccia.

In realtà non è il gruppo di maoisti che controlla l'Orissa, quello capeggiato da Sabyasachi Panda, ad aver minato i negoziati che lo stesso Panda aveva chiesto e promosso: si tratta di un altro gruppo di maoisti che sconfina in Orissa in modo deliberato, con la chiara volontà di far saltare le trattative con il governo. Panda ieri ha condannato il nuovo rapimento, ma non è bastato a fermare i mediatori della sua parte che hanno temporaneamente rinunciato all'incarico condannando le violenze e chiedendo la liberazione immediata di tutti e tre gli ostaggi.

Il chief minister dell'Orissa, Naveen Patnaik, ha invitato ieri sera i maoisti a nominare nuovi mediatori per completare immediatamente il lavoro, che entrambe le parti avevano definito soddisfacente e che fino a venerdì sera si stava avviando a una conclusione già scritta, con poche concessioni da parte del governo e la liberazione dei due italiani. Lo scenario di fondo in realtà non è cambiato: Panda e i suoi uomini non vedono l'ora di arrivare a una soluzione di questa vicenda che rischia di non fruttare nulla sul piano politico e di costare moltissimo sul piano dell'immagine, già appannata, e dei rapporti con gli altri gruppi maoisti che operano nell'oriente indiano e fino al Nepal.

Per Paolo e Claudio, dunque, potrebbe essere vicinissima la liberazione annunciata con troppa precipitazione ieri sera, ma dare qualcosa per scontato nell'India machiavellica della politica rischia di provocare più delusioni che risultati. La mossa, ora, tocca a Panda e ai leader dell'altro gruppo che ha rapito il parlamentare. Governo e negoziatori attendono una reazione del leader maoista dell'Orissa e un nuovo pacchetto di richieste da parte degli altri rapitori, per decidere se e come riapire i negoziati. La strada da percorrere, a questo punto, rischia di diventare molto più lunga.