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Hollande con Ségolène sul palco
per i socialisti lo show dell'unità

Il candidato del Partito socialista francese all'Eliseo, in comizio a Rennes con l'ex compagna di vita, presenta le priorità del suo programma. E per una volta dimentica l'abituale compostezza per parlare al cuore dei francesi, accettando il corpo a corpo con Sarkozy  di BERNARDO VALLI
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RENNES - Separati in famiglia ma uniti (riconciliati) nel partito, Ségolène Royal e François Hollande si sono incrociati, più che ritrovati, in un comizio che non doveva, per loro precisa volontà, essere sentimentale, o peggio ancora romantico. Doveva essere soltanto politico. E in effetti lo è stato, poiché non c'è stato un abbraccio pubblico, neppure una stretta di mano. Ma un incontro gelido. Ségolène e François hanno alzato le braccia, uno accanto all'altro, come due politici senza alcun passato comune.

 Qualche secondo. Poi lei, che aveva già parlato con passione, se ne è andata. Si è eclissata. Come se fosse stata congedata. Non era stato facile concordare la sceneggiatura. Lui era riluttante ad apparire insieme sulla ribalta. Non voleva dare accenti intimi a un comizio politico. E cosi è stato. I milioni di francesi davanti ai televisori, come i diecimila che gremivano i…
RENNES - Separati in famiglia ma uniti (riconciliati) nel partito, Ségolène Royal e François Hollande si sono incrociati, più che ritrovati, in un comizio che non doveva, per loro precisa volontà, essere sentimentale, o peggio ancora romantico. Doveva essere soltanto politico. E in effetti lo è stato, poiché non c'è stato un abbraccio pubblico, neppure una stretta di mano. Ma un incontro gelido. Ségolène e François hanno alzato le braccia, uno accanto all'altro, come due politici senza alcun passato comune.

 Qualche secondo. Poi lei, che aveva già parlato con passione, se ne è andata. Si è eclissata. Come se fosse stata congedata. Non era stato facile concordare la sceneggiatura. Lui era riluttante ad apparire insieme sulla ribalta. Non voleva dare accenti intimi a un comizio politico. E cosi è stato. I milioni di francesi davanti ai televisori, come i diecimila che gremivano il Palazzo delle esposizioni di Rennes, hanno capito che si trattava di una calcolata riconciliazione politica. Forse si aspettavano qualcosa di più. Un po' di calore.

La storia di due personaggi politici prometteva qualcosa di più. Entrambi candidati alla presidenza della Quinta Repubblica a distanza di una legislatura; lei la prima donna in quel ruolo; con venticinque anni di vita in comune, durante i quali hanno avuto quattro figli. Un romanzo politico-sentimentale.

Entrambi discepoli di Mitterrand. Lui seguace di Jacques Delors, E un maestro da imitare: Pierre Mendès France, uomo raro, rarissmo nella storia d'Europa. Un politico refrattario alla minima concessione populista. I francesi amano i romanzi. Ségolène e François non abitano più da tempo la stessa casa, ma dopo una lunga ed aspra tenzone, che li ha profondamente separati, hanno promesso di condividere la stessa tribuna. Però la rapida sceneggiata ha deluso. Sospettandolo, il figlio Thomas, che cinque anni fa partecipò alla campagna della madre e adesso è impegnato in quella del padre, ha preferito non venire a Rennes.

L'avvenimento era insolito per una campagna elettorale. Gli elementi da soap-opera non devono tuttavia trarre in inganno. Il romanzo c'era, c'è, ma è appunto politico. Soltanto politico. I comizi che Royal e Hollande hanno tenuto, separati ma dalla stessa ribalta, in questa città bretone hanno rappresentato una tappa significativa a diciotto giorni dal primo voto della presidenziali.

Dovevano dimostrare, con immagini incisive, l'unità del partito socialista, cinque anni fa tutt'altro che esemplare. La campagna elettorale è entrata nella dirittura d'arrivo e i due principali candidati, François Hollande e Nicolas Sarkozy, stando ai sondaggi, sono ormai fianco a fianco. A volte uno prevale sull'altro, e viceversa. Almeno per quanto riguarda il primo turno del 22 aprile.

François Hollande ha perso il vantaggio attribuitogli a lungo in quel voto iniziale, pur restando in testa nel secondo voto, al ballottaggio del 6 maggio, vale a dire nel confronto decisivo a due. Quello che conta. Quindi egli è ancora il favorito. Ma con il fiato dell'avversario sul collo. L'incertezza prevale nei due campi, nonostante le dichiarazioni spavalde, che ritmano le rispettive campagna elettorali.

Il comizio-spettacolo di Rennes può avere aperto una breccia tra gli elettori più sensibili e incerti. Ségolène Royal ha iniettato passione alla campagna troppo tiepida, troppo normale di François Hollande, discepolo di Mendès-France, quindi troppo educato di fronte al ciclone Sarkozy.

François Hollande è arrivato al comizio tenendo sotto braccio la nuova compagna, la giornalista Valérie Trierweiler, e penso che Ségolène Royal abbia fatto altrettanto con il suo nuovo compagno. Entrambi "si sono rifatti una vita". Nell'immaginario collettivo rappresentavano una coppia fallita, dopo una lunga unione, ed erano in qualche modo il riflesso di una sinistra divisa e rissosa. Rivederli insieme a Rennes, sia pure per qualche secondo, a pochi giorni dal principale appuntamento politico ha assunto un significato preciso.

Nel 2007, Ségolène Royal, candidata della sinistra, fu sconfitta da Nicolas Sarkozy (che ottenne il 53,6 per cento dei voti) anche per lo scarso zelo dei dirigenti del suo partito nell'appoggiarla. Quella campagna elettorale non è stata certo una pagina limpida nella storia della sinistra. La scarsa fiducia nelle capacità della candidata era anche dovuta a una forte dose di maschilismo. "E chi curerà i figli?" si chiese con perfidia l'ex primo ministro Laurent Fabius. E un altro notabile socialista: "Chi starà in cucina?" La separazione della coppia Royal-Hollande è avvenuta in quel periodo. Come se dipendesse dalle rivalità socialiste intestine.

La rottura sarà avvenuta anche per altri motivi; senz'altro fu decisiva la vita privata; ma si ebbe l'impressione che la sconfitta elettorale avesse segnato anche il divorzio tra Ségolène e François. I quali, non essendosi mai sposati, non avevano bisogno di un atto legale per riacquistare la libertà.

L'interpretazione è in parte arbitraria, ma penso che molti, seguendo il comizio di Rennes, di persona o alla televisione, l'abbiano istintivamente condivisa. Il romanzo appunto è ancora amato in Francia, e i registi della campagna elettorale, tentando di presentare François e Ségolène sulla stessa tribuna, ne hanno tenuto conto.

Non a caso, sul fronte opposto, Nicolas Sarkozy si fa accompagnare da Carla Bruni, la terza moglie, che gli ha appena dato una figlia, e che prima di diventare una fedele sostenitrice politica del marito, leader della destra, era un personaggio parigino della cosiddetta "sinistra caviale". E' una convertita, sia pure per dovere coniugale, Ségolène Royal ha assolto il suo ruolo con generosità. Ma era chiaro che non agiva sotto una spinta sentimentale in favore dell'ex compagno.

L'ha detto apertamente: "La dimensione affettiva non deve interferire". La sua persona, ancora popolare tra i socialisti, può pesare. Un suo eventuale appoggio a Jean-Luc Mélenchon, candidato del Fronte di Sinistra, in cui sono raccolti comunisti e trotzkisti, e tutti coloro che a sinistra considerano socialdemocratica, e quindi inefficace, la linea di Hollande, sgretolerebbe i consensi raccolti dal suo ex compagno.

Ségolène Royal non proferisce minacce del genere. Ma la promessa di assegnarle la presidenza dell'Assemblea Nazionale (la Camera dei deputati), nel caso di una vittoria socialista, avrebbe dato maggior consistenza alla sua solidarietà con Hollande.

Ségoléne, vestita di blu e di bianco, sprizzante femminilità e volontà, ha espresso con decisione l'unità del partito di cui usufruisce adesso il padre dei suoi quattro figli. Un'unità che a lei, cinque anni fa, fu negata.
Dopo il suo discorso, François Hollande è come decollato. Si è discostato dall'abituale compostezza, con la quale aveva conquistato i cervelli ma non del tutto i cuori dei francesi.

A Rennes ha accettato il corpo a corpo con Nicolas Sarkozy. Il quale ha tratto un vantaggio elettorale dalla strage di Tolosa, dove un giovane franco-algerino ha ucciso a sangue freddo dei bambini ebrei, dopo avere ucciso dei paracadutisti magrebini. Il presidente-candidato ha reagito con efficacia a quella tragedia, e ha occupato nella sua veste di capo dello Stato la televisione in quei giorni carichi di passione. E ha continuato ad alimentare le indagini negli ambienti islamisti, moltiplicando arresti ai quali non sono insensibili gli elettori del Front National, che lui, Sarkozy, spera di recuperare. E infatti ha guadagnato terreno nei sondaggi.

François Hollande ha infine risposto a quell'offensiva che lo metteva con le spalle al muro, che rendeva pallido il suo discorso agli orecchi dei francesi "ossessionati dall'Islam", presente nel paese con sei milioni di immigrati. Il candidato della sinistra ha elencato le prime trentacinque misure che adotterà nel primo anno di presidenza, partendo dai primi giorni.

Diminuirà del 30 per cento il suo stipendio e quello dei ministri. Bloccherà il prezzo dei carburanti per tre mesi. Porterà al 75 per cento l'imposta per i redditi superiori a un milione di euro all'anno. I redditi da capitale saranno tassati come i redditi del lavoro. La pensione a sessant'anni sarà riconosciuta a coloro che hanno iniziato la vita lavorativa a 18 anni e hanno pagato contributi per 41 anni. Aumenterà del venticinque per cento i sussidi scolastici alle famiglie meno abbienti. Ségolène Royal era già scomparsa quando quella pioggia di promesse pioveva sui diecimila francesi raccolti nel Palazzo delle esposizioni di Rennes e sui milioni davanti ai televisori.