WASHINGTON - Cadono le prime teste nel Secret Service Usa per lo scandalo delle prostitute in Colombia: un agente è stato licenziato, un altro ha presentato le dimissioni e un terzo ha accettato di andare in pensione. Lo ha reso noto lo stesso corpo federale di elite incaricato della protezione del presidente degli Stati Uniti, precisando che gli altri otto agenti coinvolti nella vicenda restano al momento sospesi, mentre prosegue l'indagine, in cui, secondo la stessa fonte, oltre agli interrogatori e le testimonianze, viene utilizzata anche la macchina della verità.
Secondo quanto è emerso finora, mentre erano a Cartagena, in Colombia, in missione per preparare l'arrivo del presidente Barack Obama per il Vertice delle Americhe, gli undici agenti si sono portati la scorsa settimana in hotel venti o ventuno prostitute. Come ha rivelato la senatrice Susan Collins dopo aver avuto un resoconto da Mark Sullivan, direttore dello stesso Secret Service, "ci sono 11 agenti coinvolti. Venti, o ventuno donne straniere sono state portate nell'hotel ma presumibilmente per le altre c'erano dei marine". In questo quadro, la senatrice Collins, e non solo, ha sollevato domande come: "Chi erano queste donne? possono far parte di gruppi ostili agli Stati Uniti?, possono aver collocato microspie (nelle stanze degli agenti o su di loro)? sabotato le (loro) armi? o in qualche modo messo a rischio la sicurezza del presidente del nostro Paese?". Il presidente Obama, al di là dell'irritazione per il fatto che sulla stampa lo scandalo ha in pratica offuscato gli aspetti politici del vertice, ha ribadito la sua fiducia in Mark Sullivan, e ha fatto sapere di aver apprezzato la rapidità con cui ha reagito, sospendendo e rimandando immediatamente a casa gli agenti coinvolti.
Secondo quanto hanno riferito fonti di stampa citando vari testimoni, gli agenti avrebbero reclutato le prostitute in un bordello chiamato 'Pley Club', dove dopo aver abbondantemente bevuto alcolici si sarebbero anche vantati affermando cose come: "Lavoriamo per Obama", e ancora, "siamo qui per proteggerlo". I guai sarebbero cominciati quando una prostituta, non pagata, ha iniziato ad urlare per strada, attirando l'attenzione della polizia. Reclamava un compenso equivalente a 47 dollari.
Secondo quanto è emerso finora, mentre erano a Cartagena, in Colombia, in missione per preparare l'arrivo del presidente Barack Obama per il Vertice delle Americhe, gli undici agenti si sono portati la scorsa settimana in hotel venti o ventuno prostitute. Come ha rivelato la senatrice Susan Collins dopo aver avuto un resoconto da Mark Sullivan, direttore dello stesso Secret Service, "ci sono 11 agenti coinvolti. Venti, o ventuno donne straniere sono state portate nell'hotel ma presumibilmente per le altre c'erano dei marine". In questo quadro, la senatrice Collins, e non solo, ha sollevato domande come: "Chi erano queste donne? possono far parte di gruppi ostili agli Stati Uniti?, possono aver collocato microspie (nelle stanze degli agenti o su di loro)? sabotato le (loro) armi? o in qualche modo messo a rischio la sicurezza del presidente del nostro Paese?". Il presidente Obama, al di là dell'irritazione per il fatto che sulla stampa lo scandalo ha in pratica offuscato gli aspetti politici del vertice, ha ribadito la sua fiducia in Mark Sullivan, e ha fatto sapere di aver apprezzato la rapidità con cui ha reagito, sospendendo e rimandando immediatamente a casa gli agenti coinvolti.
Secondo quanto hanno riferito fonti di stampa citando vari testimoni, gli agenti avrebbero reclutato le prostitute in un bordello chiamato 'Pley Club', dove dopo aver abbondantemente bevuto alcolici si sarebbero anche vantati affermando cose come: "Lavoriamo per Obama", e ancora, "siamo qui per proteggerlo". I guai sarebbero cominciati quando una prostituta, non pagata, ha iniziato ad urlare per strada, attirando l'attenzione della polizia. Reclamava un compenso equivalente a 47 dollari.