Lo spettro del tracollo finanziario sul voto
Sarkozy a Nizza, feudo dell'estrema destra
Sulla vigilia delle presidenziali pesano le voci di downgrade della Francia, gli operatori attendono mosse speculative dopo il secondo turno e la possibile vittoria di Hollandedal nostro inviato ANAIS GINORI
PARIGI - Lo spettro di un Grande Crac, la paura di un tracollo della Borsa in caso di una vittoria socialista. E' l'ultima minaccia che si aggira per la campagna elettorale francese che si è chiusa stasera con il comizio finale di Nicolas Sarkozy a Nizza. Il presidente-candidato, che secondo alcuni sondaggi pubblicati oggi è in calo o in parità rispetto al rivale François Hollande, è andato nel feudo dell'estrema destra a caccia di voti. Intanto, però, molti osservatori scrutano l'andamento dei mercati finanziari che sono tornati a essere nervosi alla vigilia del primo turno delle presidenziali. Ieri il Cac40, l'indice della piazza parigina, ha chiuso in ribasso del 2% anche a causa delle voci di un possibile downgrade del debito pubblico da parte di Moody's. E oggi l'indice parigino ha guadagnato lo 0,46%, meno di altre piazze del Vecchio continente. Nonostante l'agenzia di rating abbia già smentito un'imminente decisione al riguardo, …
PARIGI - Lo spettro di un Grande Crac, la paura di un tracollo della Borsa in caso di una vittoria socialista. E' l'ultima minaccia che si aggira per la campagna elettorale francese che si è chiusa stasera con il comizio finale di Nicolas Sarkozy a Nizza. Il presidente-candidato, che secondo alcuni sondaggi pubblicati oggi è in calo o in parità rispetto al rivale François Hollande, è andato nel feudo dell'estrema destra a caccia di voti. Intanto, però, molti osservatori scrutano l'andamento dei mercati finanziari che sono tornati a essere nervosi alla vigilia del primo turno delle presidenziali. Ieri il Cac40, l'indice della piazza parigina, ha chiuso in ribasso del 2% anche a causa delle voci di un possibile downgrade del debito pubblico da parte di Moody's. E oggi l'indice parigino ha guadagnato lo 0,46%, meno di altre piazze del Vecchio continente. Nonostante l'agenzia di rating abbia già smentito un'imminente decisione al riguardo, molti operatori scommettono su un attacco sui mercati finanziari contro il Paese dopo il 6 maggio, quando il leader della gauche François Hollande potrebbe varcare la porta dell'Eliseo.
Esiste un famoso precedente: 10 maggio 1981, giorno dell'elezione di François Mitterrand. Nella settimana successiva alla vittoria del Ps, la Borsa di Parigi crollò del 17,1%. I segnali di preoccupazione ci sono. Lo spread tra i titoli di Stato francesi e tedeschi ha ricominciato ad aumentare. La Borsa di Francoforte ha lanciato un prodotto derivato sui futures del debito francese, un ulteriore segnale della sfiducia che circola fra i trader. "La sinistra fa paura ai mercati?" titola stamattina il quotidiano Libération, che tende a minimizzare la minaccia. L'ultima asta dei titoli pubblici è andata bene, sottolinea il giornale, con un tasso d'interesse anche leggermente inferiore a quello di un anno fa (3% contro 3,71%). Secondo alcuni economisti intervistati da Libération i timori dei mercati sarebbero dovuti soprattutto all'incertezza che precede il probabile cambio di maggioranza nella seconda economia europea, non esprimerebbero un vero o proprio tifo per un candidato piuttosto che l'altro.
Ma è vero che gli slogan contro la Finanza e i Mercati, trattati come entità astratte e ostili, hanno occupato gran parte dei comizi di questa campagna presidenziale. Ci sono ben tre candidati di sinistra che si sono presentati alle presidenziali. Il più popolare, Jean-Luc Mélenchon, leader del Front de la Gauche, è riuscito a guadagnare consensi nei sondaggi con un programma che prevede di tassare al 100% i redditi annuali oltre i 360mila euro e nazionalizzare le banche. La leader dei Verdi, Eva Joly, propone di abolire i paradisi fiscali ed è favorevole all'aumento della pressione fiscale. Ma anche il riformista Hollande ha annunciato misure simboliche, come un'aliquota al 75% sui redditi annuali oltre un milione di euro. Nel suo discorso di apertura della campagna, il candidato socialista ha dichiarato che il suo "vero nemico" è la Finanza. In un dibattito televisivo ha detto chiaramente di non amare i ricchi.
Su questo punto, Sarkozy deve stare sulla difensiva. Il presidente uscente è accusato di aver agevolato le grandi fortune con l'approvazione dello "scudo fiscale", tetto massimo alla tassazione. Soffre anche di un problema di immagine. Molti elettori ancora gli rimproverano di aver festeggiato la sua vittoria nel 2007 nell'albergo cinque stelle Fouquet's in compagnia del gotha economico francese, e poi di essere partito sullo yacht di trenta metri del finanziere Vincent Bolloré. "Le Président des riches", il presidente dei ricchi, è un'etichetta che non è più riuscito a scrollarsi di dosso. Secondo il settimanale Le Point esiste in Francia un "odio per i ricchi" (titolo della copertina di questa settimana) che si tramanda dalla Rivoluzione francese e spinge alla ricerca di nuovi Robespierre. Al di là dei riferimenti storici, è vero che la crisi economica, in Francia come altrove, ha acuito le disugaglianze, aumentando il patrimonio di quell'1% dei privilegiati al vertice della piramide sociale.
Esiste un famoso precedente: 10 maggio 1981, giorno dell'elezione di François Mitterrand. Nella settimana successiva alla vittoria del Ps, la Borsa di Parigi crollò del 17,1%. I segnali di preoccupazione ci sono. Lo spread tra i titoli di Stato francesi e tedeschi ha ricominciato ad aumentare. La Borsa di Francoforte ha lanciato un prodotto derivato sui futures del debito francese, un ulteriore segnale della sfiducia che circola fra i trader. "La sinistra fa paura ai mercati?" titola stamattina il quotidiano Libération, che tende a minimizzare la minaccia. L'ultima asta dei titoli pubblici è andata bene, sottolinea il giornale, con un tasso d'interesse anche leggermente inferiore a quello di un anno fa (3% contro 3,71%). Secondo alcuni economisti intervistati da Libération i timori dei mercati sarebbero dovuti soprattutto all'incertezza che precede il probabile cambio di maggioranza nella seconda economia europea, non esprimerebbero un vero o proprio tifo per un candidato piuttosto che l'altro.
Ma è vero che gli slogan contro la Finanza e i Mercati, trattati come entità astratte e ostili, hanno occupato gran parte dei comizi di questa campagna presidenziale. Ci sono ben tre candidati di sinistra che si sono presentati alle presidenziali. Il più popolare, Jean-Luc Mélenchon, leader del Front de la Gauche, è riuscito a guadagnare consensi nei sondaggi con un programma che prevede di tassare al 100% i redditi annuali oltre i 360mila euro e nazionalizzare le banche. La leader dei Verdi, Eva Joly, propone di abolire i paradisi fiscali ed è favorevole all'aumento della pressione fiscale. Ma anche il riformista Hollande ha annunciato misure simboliche, come un'aliquota al 75% sui redditi annuali oltre un milione di euro. Nel suo discorso di apertura della campagna, il candidato socialista ha dichiarato che il suo "vero nemico" è la Finanza. In un dibattito televisivo ha detto chiaramente di non amare i ricchi.
Su questo punto, Sarkozy deve stare sulla difensiva. Il presidente uscente è accusato di aver agevolato le grandi fortune con l'approvazione dello "scudo fiscale", tetto massimo alla tassazione. Soffre anche di un problema di immagine. Molti elettori ancora gli rimproverano di aver festeggiato la sua vittoria nel 2007 nell'albergo cinque stelle Fouquet's in compagnia del gotha economico francese, e poi di essere partito sullo yacht di trenta metri del finanziere Vincent Bolloré. "Le Président des riches", il presidente dei ricchi, è un'etichetta che non è più riuscito a scrollarsi di dosso. Secondo il settimanale Le Point esiste in Francia un "odio per i ricchi" (titolo della copertina di questa settimana) che si tramanda dalla Rivoluzione francese e spinge alla ricerca di nuovi Robespierre. Al di là dei riferimenti storici, è vero che la crisi economica, in Francia come altrove, ha acuito le disugaglianze, aumentando il patrimonio di quell'1% dei privilegiati al vertice della piramide sociale.