LONDRA - Julian Assange, fondatore di Wikileaks, potrà essere estradato in Svezia per le accuse di violenza sessuale. La Corte suprema britannica ha respinto l'appello presentato dai legali dell'ex hacker. Un verdetto raggiunto con una maggioranza di cinque a due: i giudici erano sette in totale. "Non abbiamo analizzato i fatti ma solo i dubbi di natura legale sollevati dal caso", ha detto il presidente della Corte Lord Nicholas Phillips.
I legali di Assange hanno però ottenuto, in maniera inaspettata, due settimane di tempo per presentare un nuovo ricorso sulla base di un cavillo legale. Il verdetto dei giudici si è infatti basato in parte sulla definizione data alla parola "autorità giudiziaria" nella Convenzione di Vienna. "Questo aspetto non è mai stato discusso durante il processo", ha spiegato Gareth Pierce, avvocato di Assange.
LA SENTENZA
Colpito da un mandato d'arresto europeo spiccato da Stoccolma dopo la denuncia di due donne che lo hanno accusato di violenza sessuale durante il suo soggiorno in Svezia, Assange venne fermato a Londra nel dicembre del 2010. L'arresto avvenne mentre Wikileaks stava pubblicando migliaia di documenti diplomatici americani riservati, che hanno messo in serio imbarazzo diverse cancellerie internazionali.
Assange ha sempre negato le accuse di violenza, sostenendo che le due donne erano consenzienti e definendo la richiesta di estradizione avanzata dalla Svezia politicamente motivata. Il reato contestatogli è di aver avuto rapporti sessuali non protetti, seppur consenzienti, con due donne, Anna Ardin (militante femminista, segretaria dell'associazione "Brotherhood movement") e Sofia Wilen, e di aver successivamente rifiutato di sottoporsi a un controllo medico sulle malattie sessualmente trasmissibili, condotta considerata criminosa dalla legge svedese.
Tribunali di prima istanza hanno già approvato l'estradizione due volte. La Corte suprema ha ora dato altre due settimane di tempo per presentare il nuovo ricorso. Solo dopo sarà possibile valutare l'eventualità di rivolgersi alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo, che sarebbe l'ultima possibilità per Assange di evitare il carcere in Svezia. Se la Corte di Strasburgo dovesse accettarlo, la procedura di estradizione sarebbe sospesa.
I legali di Assange hanno però ottenuto, in maniera inaspettata, due settimane di tempo per presentare un nuovo ricorso sulla base di un cavillo legale. Il verdetto dei giudici si è infatti basato in parte sulla definizione data alla parola "autorità giudiziaria" nella Convenzione di Vienna. "Questo aspetto non è mai stato discusso durante il processo", ha spiegato Gareth Pierce, avvocato di Assange.
LA SENTENZA
Colpito da un mandato d'arresto europeo spiccato da Stoccolma dopo la denuncia di due donne che lo hanno accusato di violenza sessuale durante il suo soggiorno in Svezia, Assange venne fermato a Londra nel dicembre del 2010. L'arresto avvenne mentre Wikileaks stava pubblicando migliaia di documenti diplomatici americani riservati, che hanno messo in serio imbarazzo diverse cancellerie internazionali.
Assange ha sempre negato le accuse di violenza, sostenendo che le due donne erano consenzienti e definendo la richiesta di estradizione avanzata dalla Svezia politicamente motivata. Il reato contestatogli è di aver avuto rapporti sessuali non protetti, seppur consenzienti, con due donne, Anna Ardin (militante femminista, segretaria dell'associazione "Brotherhood movement") e Sofia Wilen, e di aver successivamente rifiutato di sottoporsi a un controllo medico sulle malattie sessualmente trasmissibili, condotta considerata criminosa dalla legge svedese.
Tribunali di prima istanza hanno già approvato l'estradizione due volte. La Corte suprema ha ora dato altre due settimane di tempo per presentare il nuovo ricorso. Solo dopo sarà possibile valutare l'eventualità di rivolgersi alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo, che sarebbe l'ultima possibilità per Assange di evitare il carcere in Svezia. Se la Corte di Strasburgo dovesse accettarlo, la procedura di estradizione sarebbe sospesa.