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Nuovi indagati, la Santa Sede smentisce
"Essere ascoltati non significa sospettati"

Il portavoce padre Lombardi. "Gravissimo gettare simili sospetti su persone degne di rispetto". Repubblica conferma: "Notizie controllate con più fonti, interne al Vaticano"
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CITTA' DEL VATICANO -
Il Vaticano smentisce le ultime rivelazioni sullo scandalo del "corvo" pubblicate stamane da Repubblica in un articolo in cui si dava conto dell'iscrizione di altre tre persone nel registro degli indagati. "Ho ripetuto molte volte che il fatto di essere sentiti da una commissione nel corso delle sue indagini non significa in alcun modo essere sospettati", ha voluto precisare il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi. "Era ovvio - aggiunge - che le tre persone indicate nell'articolo possano essere state ascoltate, ma ciò non dice nulla sul loro essere sospettate di corresponsabilità e complicità".

Entrando poi nel dettaglio della ricostruzione di Repubblica, Lombardi spiega: "La frase del cardinale Herranz sulle 'sorprese' dell'inchiesta aveva - come egli stesso mi spiegò - il significato opposto a quello che gli è stato attribuito, cioè le 'sorprese' alla fine sarebbe…

CITTA' DEL VATICANO -
Il Vaticano smentisce le ultime rivelazioni sullo scandalo del "corvo" pubblicate stamane da Repubblica in un articolo in cui si dava conto dell'iscrizione di altre tre persone nel registro degli indagati. "Ho ripetuto molte volte che il fatto di essere sentiti da una commissione nel corso delle sue indagini non significa in alcun modo essere sospettati", ha voluto precisare il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi. "Era ovvio - aggiunge - che le tre persone indicate nell'articolo possano essere state ascoltate, ma ciò non dice nulla sul loro essere sospettate di corresponsabilità e complicità".

Entrando poi nel dettaglio della ricostruzione di Repubblica, Lombardi spiega: "La frase del cardinale Herranz sulle 'sorprese' dell'inchiesta aveva - come egli stesso mi spiegò - il significato opposto a quello che gli è stato attribuito, cioè le 'sorprese' alla fine sarebbero state quelle di molti giornalisti che si erano immaginati spiegazioni infondate. Ciò vale anche per questo articolo".  

"La mia prudenza nel parlare delle indagini e delle persone - dice ancora Lombardi - è sempre stata motivata dalla stessa ragione: il rispetto del segreto sulle indagini e della comunicazione dei risultati da parte delle legittime istanze nel tempo e nel modo debito, opponendomi ad indiscrezioni parziali e incontrollate i cui risultati deleteri sono sempre evidenti". "Certamente - prosegue - non ha alcun senso mettere in collegamento la mia prudenza con quanto affermato oggi in questo articolo, di cui il minimo che possa dire è che ritengo gravissimo gettare simili sospetti su persone degne di rispetto, che hanno svolto con impegno molti anni di servizio totalmente dedicato alla persona del Santo Padre".

"Quanto a un loro 'allontanamento' dai loro incarichi - precisa Lombardi - il cardinale Sardi ha terminato il suo compito in Segreteria di Stato quando aveva ormai compiuto i 75 anni, la signora Stampa continua a lavorare in Segreteria di Stato, e Sua Eccellenza Clemens è Segretario del Pontificio Consiglio dei Laici da diversi anni ed è falso che abbia ricevuto dal Papa una lettera come quella descritta nell'articolo di Die Welt (lettera a cui Repubblica fa riferimento solo indirettamente)".

Quella di aver ripreso alcune informazioni dalla stampa tedesca è l'altra accusa rivolta dalla Santa Sede al nostro giornale. "L'articolo - sostiene ancora la nota di padre Lombardi - ricopia (in diverse espressioni anche letteralmente e non solo nella citazione finale) un articolo firmato da Paul Badde, apparso su Die Welt online una settimana fa (15 luglio), senza aggiungere praticamente nulla se non alcuni argomenti non pertinenti e interpretati in modo infondato".

In risposta alla nota, l'autore del reportage, Marco Ansaldo, afferma: "Ho scritto l'articolo dopo aver consultato numerosi fonti interne al Vaticano, dopo giorni di accurata inchiesta. Confermo che i tre sospettati sono stati ascoltati dalle due commissioni d'inchiesta: quella cardinalizia e quella che si occupa dell'indagine penale".

Sulla vicenda è intervenuta poi in un secondo momento anche la Segreteria di Stato vaticana, esprimendo "riprovazione per tali pubblicazioni non fondate".