MOSCA - Maria Aljokhina, la cantante delle Pussy Riot detenuta in un campo di lavoro alle pendici dei monti Urali, ha paura. Un gruppo di compagne di cella l'ha aggredita e minacciata. Maria ha fatto l'unica cosa consentita dal pesante regolamento carcerario. E' scappata in cortile e si è rannicchiata al gelo sotto all'asta della bandiera. L' ha atteso per qualche ora fino a quando le guardie del campo l'hanno scoperta e interrogata. Ha raccontato di essere al centro di una classica vicenda di nonnismo carcerario da parte di alcune detenute per reati comuni che non accettano di buon grado l'arrivo della “celebrità” condannata a due anni per aver cantato in cattedrale una canzoncina anti Putin. E' cominciata con piccoli dispetti, qualche insulto, un paio di spintoni e si stava trasformando in qualcosa di peggio.
La direzione dell'istituto di rieducazione numero 28 del villaggio di Berezniki ha reagito burocraticamente applicando il protocollo previsto in questi casi. La vittima delle violenze, Maria, è stata rinchiusa per motivi precauzionali nella cella di rigore destinata abitualmente alle punizioni. Una stanza di un paio di metri quadri senza wc e senza luce elettrica dove si può solo stare seduti sul pavimento e si ricevono i pasti una volta al giorno attraverso una grata. Quando la situazione verrà giudicata meno pericolosa, potrà muoversi all'interno del campo ma senza più partecipare al lavoro di cucitura delle altre detenute e sempre sotto scorta di guardie armate. Il tutto rende ovviamente più precaria la situazione di Maria e allontana la già remota possibilità di ricevere l'autorizzazione per incontrare in carcere il figlio di cinque anni che non vede dal giorno dell'arresto ai primi di marzo.
A consolare Maria in queste ore c'è comunque la speranza che per lei e per la più nota Nadia Tolokonnikova, detenuta in un carcere della Mordovia, possa presto cambiare qualcosa. Dopo mesi di pressioni e di velate minacce le due ragazze hanno infatti deciso di abbandonare i propri avvocati, militanti anti Putin particolarmente invisi al governo, affidandosi ad una giovane avvocato ritenuta dai giudici, “meno aggressiva”.
Hanno cioè fatto la stessa scelta della loro compagna che, dopo il passo indietro, aveva ottenuto la libertà vigilata.
La dimostrazione di sottomissione pretesa dal governo, ha ferito l'orgoglio delle ragazze ma potrebbe presto aprire le porte a un trasferimento in carceri meno duri, a una riduzione delle pena, o addirittura a una grazia che chiuderebbe un capitolo sempre più imbarazzante per l'immagine del Cremlino.
La direzione dell'istituto di rieducazione numero 28 del villaggio di Berezniki ha reagito burocraticamente applicando il protocollo previsto in questi casi. La vittima delle violenze, Maria, è stata rinchiusa per motivi precauzionali nella cella di rigore destinata abitualmente alle punizioni. Una stanza di un paio di metri quadri senza wc e senza luce elettrica dove si può solo stare seduti sul pavimento e si ricevono i pasti una volta al giorno attraverso una grata. Quando la situazione verrà giudicata meno pericolosa, potrà muoversi all'interno del campo ma senza più partecipare al lavoro di cucitura delle altre detenute e sempre sotto scorta di guardie armate. Il tutto rende ovviamente più precaria la situazione di Maria e allontana la già remota possibilità di ricevere l'autorizzazione per incontrare in carcere il figlio di cinque anni che non vede dal giorno dell'arresto ai primi di marzo.
A consolare Maria in queste ore c'è comunque la speranza che per lei e per la più nota Nadia Tolokonnikova, detenuta in un carcere della Mordovia, possa presto cambiare qualcosa. Dopo mesi di pressioni e di velate minacce le due ragazze hanno infatti deciso di abbandonare i propri avvocati, militanti anti Putin particolarmente invisi al governo, affidandosi ad una giovane avvocato ritenuta dai giudici, “meno aggressiva”.
Hanno cioè fatto la stessa scelta della loro compagna che, dopo il passo indietro, aveva ottenuto la libertà vigilata.
La dimostrazione di sottomissione pretesa dal governo, ha ferito l'orgoglio delle ragazze ma potrebbe presto aprire le porte a un trasferimento in carceri meno duri, a una riduzione delle pena, o addirittura a una grazia che chiuderebbe un capitolo sempre più imbarazzante per l'immagine del Cremlino.