KOCHI (India) - L'alta corte del Kerala ha rinviato a domani la sua decisione in merito alla richiesta di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò italiani detenuti in India, per una "licenza" di due settimane che permetterebbe loro di trascorrere le festività natalizie in Italia. Intanto il governo indiano ha fatto sapere tramite un suo portavoce che non si oppone alla concessione del permesso.
Il dibattimento è durato circa un'ora. La difesa era rappresentata dall'avvocato keralese P.Vijaya Bhanu e dal team di legali dello studio Titus di New Delhi guidati da Suhail Dutt. Il giudice P.Bhavadasan ha disposto l'aggiornamento della seduta a domani dopo aver ascoltato le ragioni dell'avvocato Bhanu e del legale dello stato del Kerala Asaf Ali. In particolare, Bhanu ha illustrato il testo della richiesta mirante a ottenere una licenza di due settimane per trascorrere il Natale in patria sottolineando come sia basata su precise garanzie da parte della Repubblica Italiana. Intervenendo a sua volta, l'avvocato Ali si è opposto fermamente alla concessione del permesso evocando l'ipotesi che i marò possano non tornare con gravi conseguenze soprattutto politiche per le autorità indiane.
A questo punto il giudice ha chiesto all'Italia di confermare al massimo livello del governo italiano l'autorità dell'ambasciatore d'Italia Giacomo Sanfelice e del console generale di Mumbai Giampaolo Cutillo a rappresentare le garanzie per il ritorno dei due imputati in India alla fine della licenza. Il dibattimento riprenderà domani alle 13.45 ora locale (le 9.15 in Italia).
Il rinvio "non è inaspettato ma nella prassi di qualunque attività processuale. E' naturale" che il giudice si prenda un giorno in più visto che si tratta di "un caso delicato", ha commentato il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, che nei giorni scorsi ha fatto visita a Latorre e Girone. "Abbiamo sempre rispettato tutte le regole e se ci chiederanno garanzie, continueremo a rispettare le regole", ha assicurato il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, dicendosi "fiducioso".
Accusati di aver ucciso due pescatori scambiati per pirati somali il 15 febbraio scorso, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono da allora in stato di detenzione. Dal 30 maggio sono agli arresti domiciliari in un hotel di Fort Kochi, con obbligo di firma quotidiano in un commissariato. I due fucilieri del Battaglione San Marco, che hanno dovuto consegnare i loro passaporti alle autorità indiane, hanno presentato la loro istanza la scorsa settimana: la richiesta di un rientro temporaneo in Italia.
Dalla comunità dei pescatori della città portuale di Kollam si levano voci contrarie alla possibilità che Girone e Latorre lascino l'India. "Hanno ucciso nostri fratelli, non dovrebbero avere il permesso di andare a casa, ma aspettare il verdetto finale della Corte", ha dichiarato un pescatore locale ai media indiani. Sulla questione di fondo, ovvero la giurisdizione del caso, deve ancora pronunciarsi la Corte Suprema indiana, che però nei giorni scorsi ha rinviato di tre mesi la sentenza.
Il dibattimento è durato circa un'ora. La difesa era rappresentata dall'avvocato keralese P.Vijaya Bhanu e dal team di legali dello studio Titus di New Delhi guidati da Suhail Dutt. Il giudice P.Bhavadasan ha disposto l'aggiornamento della seduta a domani dopo aver ascoltato le ragioni dell'avvocato Bhanu e del legale dello stato del Kerala Asaf Ali. In particolare, Bhanu ha illustrato il testo della richiesta mirante a ottenere una licenza di due settimane per trascorrere il Natale in patria sottolineando come sia basata su precise garanzie da parte della Repubblica Italiana. Intervenendo a sua volta, l'avvocato Ali si è opposto fermamente alla concessione del permesso evocando l'ipotesi che i marò possano non tornare con gravi conseguenze soprattutto politiche per le autorità indiane.
A questo punto il giudice ha chiesto all'Italia di confermare al massimo livello del governo italiano l'autorità dell'ambasciatore d'Italia Giacomo Sanfelice e del console generale di Mumbai Giampaolo Cutillo a rappresentare le garanzie per il ritorno dei due imputati in India alla fine della licenza. Il dibattimento riprenderà domani alle 13.45 ora locale (le 9.15 in Italia).
Il rinvio "non è inaspettato ma nella prassi di qualunque attività processuale. E' naturale" che il giudice si prenda un giorno in più visto che si tratta di "un caso delicato", ha commentato il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, che nei giorni scorsi ha fatto visita a Latorre e Girone. "Abbiamo sempre rispettato tutte le regole e se ci chiederanno garanzie, continueremo a rispettare le regole", ha assicurato il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, dicendosi "fiducioso".
Accusati di aver ucciso due pescatori scambiati per pirati somali il 15 febbraio scorso, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono da allora in stato di detenzione. Dal 30 maggio sono agli arresti domiciliari in un hotel di Fort Kochi, con obbligo di firma quotidiano in un commissariato. I due fucilieri del Battaglione San Marco, che hanno dovuto consegnare i loro passaporti alle autorità indiane, hanno presentato la loro istanza la scorsa settimana: la richiesta di un rientro temporaneo in Italia.
Dalla comunità dei pescatori della città portuale di Kollam si levano voci contrarie alla possibilità che Girone e Latorre lascino l'India. "Hanno ucciso nostri fratelli, non dovrebbero avere il permesso di andare a casa, ma aspettare il verdetto finale della Corte", ha dichiarato un pescatore locale ai media indiani. Sulla questione di fondo, ovvero la giurisdizione del caso, deve ancora pronunciarsi la Corte Suprema indiana, che però nei giorni scorsi ha rinviato di tre mesi la sentenza.