PARIGI - È l'uomo del rigore, il guardiano dell'ortodossia finanziaria, dei tagli alla spesa e dell'aumento delle tasse, il responsabile politico cui spetta guidare la lotta contro l'evasione fiscale. Ma da ieri il ministro del Bilancio, Jérôme Cahuzac, è anche il primo responsabile governativo dell'era Hollande oggetto di un'inchiesta che riguarda proprio il suo ambito di competenza: la frode fiscale. Attaccato dal sito Mediapart, secondo il quale Cahuzac ha posseduto un conto in Svizzera fino al 2010, il ministro è al centro di un'indagine preliminare aperta dalla procura parigina per "occultamento di frode fiscale". Una mossa che può liberarlo dalle accuse o precipitarlo nella polvere.
Il governo ha sostenuto compatto Cahuzac e l'opposizione lo ha trattato con molto rispetto. Ma l'apertura di un'inchiesta, sia pur senza avviso di garanzia, è politicamente difficile da gestire per l'esecutivo. In primo luogo, perché il presidente e il primo ministro, molto impopolari, hanno fatto dell'integrità una delle loro bandiere. E anche perché nel pieno delle polemiche sull'esilio fiscale dei ricchi, alimentate dal caso di Gérard Depardieu, vedere l'onestà del ministro del Bilancio messa in discussione rischia di accrescere la diffidenza dell'opinione pubblica verso il governo.
Le accuse lanciate da Mediapart riguardano il passato. Prima di entrare in politica, Cahuzac era un medico rinomato, proprietario di una clinica specializzata nei trapianti di capelli e consulente per l'industria farmaceutica. A quell'epoca, dicono gli accusatori, avrebbe aperto un conto in una filiale svizzera dell'Ubs, illegale poiché non dichiarato. Cahuzac lo avrebbe chiuso nel 2010, trasferendo i fondi a Singapore. L'unico elemento accusatorio è una registrazione anonima, fornita da un rivale politico locale di Cahuzac. Si sente un uomo che dice: "Mi scoccia avere un conto all'Ubs, non è la banca più nascosta. Non c'è più niente laggiù, vero? Il solo modo per chiuderlo è andarci?". La registrazione risale alla fine del 2000 e la voce sarebbe quella di Cahuzac. Lui nega: "Non ho mai avuto un conto all'estero". Per dimostrarlo, il ministro ha querelato Mediapart per diffamazione. E poiché la querela non consente a un giudice di indagare in merito ai fatti, la procura ha deciso di intervenire.
Una decisione accolta "con soddisfazione" dall'interessato. Il primo ministro Jean-Marc Ayrault ne ha preso atto, mentre l'entourage di Hollande ha fatto sapere che la scelta della procura non rimette in discussione la fiducia nel ministro. La gestione della vicenda, tuttavia, si annuncia delicata. Ed è difficile tenere sulla graticola giudiziaria uno degli uomini chiave del governo, uno dei pochi ad aver finora dimostrato di essere all'altezza della sue responsabilità.
Il governo ha sostenuto compatto Cahuzac e l'opposizione lo ha trattato con molto rispetto. Ma l'apertura di un'inchiesta, sia pur senza avviso di garanzia, è politicamente difficile da gestire per l'esecutivo. In primo luogo, perché il presidente e il primo ministro, molto impopolari, hanno fatto dell'integrità una delle loro bandiere. E anche perché nel pieno delle polemiche sull'esilio fiscale dei ricchi, alimentate dal caso di Gérard Depardieu, vedere l'onestà del ministro del Bilancio messa in discussione rischia di accrescere la diffidenza dell'opinione pubblica verso il governo.
Le accuse lanciate da Mediapart riguardano il passato. Prima di entrare in politica, Cahuzac era un medico rinomato, proprietario di una clinica specializzata nei trapianti di capelli e consulente per l'industria farmaceutica. A quell'epoca, dicono gli accusatori, avrebbe aperto un conto in una filiale svizzera dell'Ubs, illegale poiché non dichiarato. Cahuzac lo avrebbe chiuso nel 2010, trasferendo i fondi a Singapore. L'unico elemento accusatorio è una registrazione anonima, fornita da un rivale politico locale di Cahuzac. Si sente un uomo che dice: "Mi scoccia avere un conto all'Ubs, non è la banca più nascosta. Non c'è più niente laggiù, vero? Il solo modo per chiuderlo è andarci?". La registrazione risale alla fine del 2000 e la voce sarebbe quella di Cahuzac. Lui nega: "Non ho mai avuto un conto all'estero". Per dimostrarlo, il ministro ha querelato Mediapart per diffamazione. E poiché la querela non consente a un giudice di indagare in merito ai fatti, la procura ha deciso di intervenire.
Una decisione accolta "con soddisfazione" dall'interessato. Il primo ministro Jean-Marc Ayrault ne ha preso atto, mentre l'entourage di Hollande ha fatto sapere che la scelta della procura non rimette in discussione la fiducia nel ministro. La gestione della vicenda, tuttavia, si annuncia delicata. Ed è difficile tenere sulla graticola giudiziaria uno degli uomini chiave del governo, uno dei pochi ad aver finora dimostrato di essere all'altezza della sue responsabilità.