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Il "corazon" latinoamericano in piazza:
"Una festa per tutta la Chiesa

Fin dalla notte si è radunata una grande folla davanti alla Basilica di San Pietro. Bandiere di tutto il mondo e di tante associazioni, giovani, anziani venuti anche da oltreoceano, scout e tantissimi frati francescani
di ANDREA GUALTIERI

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CITTA' DEL VATICANO  -  Lely è senza voce ma parla senza fermarsi. Deve raccontare. Bergoglio era il suo vescovo e lei andava a Messa da lui tutte le domeniche, a Buenos Aires. "Alle 12 prendevo la metropolitana da Bergrano". Mercoledì, quando in televisione ha sentito pronunciare il suo nome dopo l'annuncio l'annuncio dell'habemus papam ha pianto: "Mi batteva forte el corazon". Poi ha chiamato suo figlio che ha 43 anni e gli ha chiesto di mettersi su internet a prenotare un volo. "Ho fatto in tempo ad arrivare per l'Angelus e ora sono qui per la sua prima Messa", dice commossa, precisando che lei, nonostante i 77 anni non è stanca del viaggio di 14 ore. Poco più a destra c'è Eva, argentina anche lei. Il suo, di viaggio, è durato 24 ore, tra scali e ritardi. Il tempo di sbarcare, lasciare i bagagli e stanotte alle 3.34 si è messa in coda per essere tra le prime ad entrare in una piazza San Pietro che quando il sole iniziava a sorgere era già un lago dai mille immissari. Un ragazzo di Piacenza racconta di essere stato in attesa ai varchi da mezzanotte, ma prima di lui ci sono stati Maria Grazia, Antonio e Milena: loro sono arrivati da Acerra ieri sera e alle 20 erano già in via della Conciliazione insieme ad un'altra cinquantina di persone, avamposto delle schiere di fedeli di tutto il mondo. "Però otto anni fa per la prima messa di Benedetto XVI la sera prima c'era più gente, forse era ancora l'effetto di Wojtyla", commenta Antonio.

E' stata una notte di canti e balli, di preghiera, di riposo arrangiato tra sacchi a pelo e cartoni, quella che ha preceduto l'inizio del ministero petrino di papa Francesco. Persino di studio. Don Wagner, sacerdote brasiliano, ha ottenuto la prima fila davanti alle transenne che  spazi per i fedeli e si diverte a raccontare l'esperienza di don Francisco che gli sta al fianco: "Tra la gente accampata e quella che faceva baldoria lui ha preso il libro e si è messo a ripetere le lezioni di greco" dice. Francisco ride. Lui è messicano ed è contento di avere un prete latinoamericano: "Ma sarei stato qui comunque, questa è una festa per tutta la Chiesa".

E tutta la Chiesa infatti è rappresentata in piazza San Pietro. I primi striscioni ad apparire sono quelli di Comunione e Liberazione e di Sant'Egidio, poi fanno capolino gli altri: Nomadelfia, l'Università salesiana, l'Unitalsi, i neocatecumenali, Rinnovamento nello Spirito. Maria Voce, la leader dei focolarini che ha raccolto l'eredità di Chiara Lubich, arrivando in Vaticano ha commentato: "Siamo entusiasti. E' un Papa con una grande sobrietà di linguaggio ma anche con un'apertura al dialogo, con le altre chiese ma anche con le altre religioni". Un atteggiamento, questo, che ha raggiunto le frequenze emotive del loro carisma. Ma l'entusiasmo per la figura del nuovo pontefice è comune anche tra i fedeli e i religiosi. I francescani, in particolare, stamattina brulicavano. Quattordici di loro, arrivati dalla Verna, dove il santo di Assisi ricevette le stimmate, erano attorno all'altare per prepararsi a servire la Messa, come richiesto direttamente dal Papa. Volontari della Gifra e dell'Ordine secolare erano invece con la pettorina a presidiare i percorsi dei fedeli, insieme a tantissimi scout.
Quando la jeep bianca scoperta  -  la stessa utilizzata otto anni fa da papa Ratzinger  -  ha iniziato il suo giro della piazza, autorità civili ed ecclesiastiche stavano ancora prendendo posto sul sagrato e confabulando tra loro. Le grida hanno richiamato la loro attenzione attorno alle 8.45: il gran giorno di papa Francesco era iniziato.