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Caso marò, prove di dialogo Italia-India
"Due grandi democrazie, facciamo chiarezza"

Centinaia di interventi su Repubblica.it e su The Hindu, per discutere insieme dopo l'incidente che ha creato tensioni fra due Paesi da sempre in ottimi rapporti. Uno scambio acceso e vivace nel segno della volontà di spiegare le proprie ragioni, condividere informazioni, sciogliere dubbi di ALESSIA MANFREDI
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IL DIALOGO Italia-India sul caso dei marò è partito forte e chiaro: al forum lanciato da Repubblica e The Hindu per discutere insieme, dopo le tensioni provocate dall'incidente che ha gettato un'ombra pesante fra due paesi da sempre in ottimi rapporti, sono velocemente arrivati centinaia di messaggi sul nostro sito su quello del principale quotidiano indiano partner dell'iniziativa. Uno scambio acceso, vivace. E, al netto di qualche intemperanza, nel segno della volontà di spiegare le proprie ragioni e condividere informazioni sulla vicenda che vede coinvolti i due fucilieri di Marina Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, accusati di aver ucciso in Kerala due pescatori indiani. Un'occasione per sollevare anche dubbi sugli aspetti meno chiari del caso: dove è avvenuto esattamente l'incidente? Di chi è la giurisdizione? Quali trattati internazionali regolano casi simili? E sono stati rispettati?

Uno dei temi più evidenti a leggere i commenti …

IL DIALOGO Italia-India sul caso dei marò è partito forte e chiaro: al forum lanciato da Repubblica e The Hindu per discutere insieme, dopo le tensioni provocate dall'incidente che ha gettato un'ombra pesante fra due paesi da sempre in ottimi rapporti, sono velocemente arrivati centinaia di messaggi sul nostro sito su quello del principale quotidiano indiano partner dell'iniziativa. Uno scambio acceso, vivace. E, al netto di qualche intemperanza, nel segno della volontà di spiegare le proprie ragioni e condividere informazioni sulla vicenda che vede coinvolti i due fucilieri di Marina Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, accusati di aver ucciso in Kerala due pescatori indiani. Un'occasione per sollevare anche dubbi sugli aspetti meno chiari del caso: dove è avvenuto esattamente l'incidente? Di chi è la giurisdizione? Quali trattati internazionali regolano casi simili? E sono stati rispettati?

Uno dei temi più evidenti a leggere i commenti dei lettori è proprio la mancanza di informazioni limpide. Per questo sono in molti, da entrambe le parti, ad apprezzare l'idea di uno spazio di discussione aperto. Dall'India si interrogano su quali siano le impressioni dei lettori italiani sul caso che ha suscitato dure polemiche. E ci si augura, anche da noi, che si possa partire da qui per fare chiarezza, nel rispetto reciproco per due grandi culture e democrazie, che, come rilevano alcuni, sono molto simili. Sia per vizi che per virtù.

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I lettori italiani
Negli interventi dei lettori italiani - non mancano commenti in inglese per cercare un confronto diretto - sono diverse le posizioni: Andrea Urso e molti altri accusano l'India di aver violato gli accordi internazionali attirando la nave italiana Enrica Lexie in porto con l'inganno per poter rivendicare la giurisdizione del caso. C'è preoccupazione per la possibile applicazione della pena di morte a due cittadini italiani e si chiedono garanzie: Woodgio, che scrive in inglese, ricorda che la pena capitale è "un abominio e minacciare di usarla è segno di barbarie e disprezzo della vita umana". Qualcuno esprime sfiducia nelle corti indiane.

Diverse voci, come quella di Michelina73, rilevano errori da entrambe le parti: l'Italia che ha promesso di rimandare i marò e poi ha cercato di forzare la mano; l'India con la mancanza di garanzie sull'esclusione della pena di morte. "La parola data deve essere mantenuta. Non rispettandola, l'Italia ha fatto una figura penosa e creato un precedente per cui nessuno si fiderà più di noi", scrive PaoloBadeschi1. "Pacta sunt servanda"! Ma il diritto internazionale solo noi lo dobbiamo rispettare?, lamenta Giuseppe De Giacometti.

Molte le critiche al governo italiano per come ha gestito l'emergenza: "cosa altro deve succedere perché il ministro Terzi dia le dimissioni?, si chiede Extremaratio, mentre Mario Rossi propone di mandare in India due ministri in cambio dei marò. C'è poi chi mette sotto accusa il ping-pong diplomatico fra due paesi impegnati in una prova di forza. Chi cita il fattore Sonia Gandhi, poco amata in India, e possibile motivo dell'inasprimento dei toni, come Mastena. E chi chiede scusa al popolo indiano per la morte dei due pescatori. "Certo è che in questa vicenda la diplomazia è sempre stata al centro dell'attenzione, mentre la morte dei due pescatori è passata da subito in secondo piano", dice Marengo56.

Diversi, infine, gli appelli al buon senso per non permettere che un incidente rovini i rapporti fra due paesi amici, improntati al reciproco rispetto, con forti affinità culturali ed importanti interessi economici.

Gli interventi indiani
A migliaia di chilometri di distanza, c'è irritazione per la mancata parola degli italiani, che prima hanno promesso di rimandare i due marò in India, poi hanno fatto marcia indietro, per poi infine capitolare. E soddisfazione per il riconoscimento, seppure in corner, delle richieste indiane: Simon è contento che l'Italia abbia optato per una soluzione pacifica e che la Corte Suprema indiana abbia tenuto il punto e si congratula con entrambe.

Ma c'è anche vicinanza al popolo italiano: "Sono indiano e voglio farvi le mie scuse per i commenti poco sensibili che ho letto sui media", scrive Pritvhi. "Siamo vostri amici, vi apprezziamo, una cosa è il popolo un'altra i politici", dicono altre voci.

Qualcuno ammette che i tempi del processo indiano sono troppo lunghi e che la minaccia di trattenere l'ambasciatore italiano sia stato un errore. "L'India avrebbe potuto ritirare il suo ambasciatore da Roma piuttosto che invalidare l'immunità diplomatica, cosa che ha fatto alzare più di un sopracciglio a livello internazionale", argomenta BcManyan.

Per Chet, però, gli italiani se la stanno prendendo troppo e dovrebbero essere "meno nervosi". "Sono trattati bene e per casi come questi ci vogliono anche 20 anni, quindi è stato mostrato loro riguardo", gli fa eco Dutt. Al tempo stesso c'è chi sottolinea che "aspettarsi di essere mandati a casa dopo aver ucciso due innocenti è ridicolo", come Sabari. E chi, come Kvanjam, rileva polemico: "la pena capitale è sbagliata se la applica il sistema giudiziario indiano, non però quando la infliggono i marines italiani a due presunti pirati indiani. Strana logica europea".

"Da indiano mi irrita il pregiudizio secondo cui le nostre corti sono ignoranti o addirittura 'sentimentali', non in grado di riconoscere circostanze oggettive. Che cosa rende i tribunali italiani così sacri e immuni da strumentalizzazioni?" si chiede Vaibhav.

In molti parlano di due grandi democrazie, sicuri che alla fine i due paesi coopereranno. E c'è chi sottolinea che è stato un incidente, che le famiglie delle vittime hanno ricevuto una compensazione e che non si dovrebbe montare il caso. "Ora che l'Italia ha risposto in modo positivo, l'India dovrebbe essere altrettanto magnanima e permettere all'Italia di affrontare il caso sul proprio suolo", scrive Dr.Rajaram. Perché "cercare vendetta non riporterà in vita i morti o darà sollievo alle famiglie delle vittime".